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Alla Corte di Luigi Vanvitelli

Fino al 6 luglio, mostra della Reggia di Caserta in omaggio all'insigne architetto, nonché pittore ed ingegnere, tra i protagonisti del Settecento

Fatti e persone - 07/04/2009

Il genio artistico di Luigi Vanvitelli rivive alla Reggia di Caserta, dove lo scorso 4 aprile è stata inaugurata, presso il monumento vanvitelliano, la mostra "Alla corte di Vanvitelli - I Borbone e le Arti alla Reggia di Caserta", che resterà allestita fino al 6 luglio prossimo. La cornice più appropriata per illustrare la vita e le opere del celebre architetto è proprio il suo ultimo capolavoro: la splendida Reggia di Caserta, vera e propria "corte d'Arte" alla quale sono riunite le espressioni più alte e significative dell'ispirazione vanvitelliana, legate tra loro dalla cifra inconfondibile del loro creatore.

Appassionato ammiratore delle opere michelangiolesche, Luigi Vanvitelli, nato Lodewijk van Wittel e poi italianizzato in Vanvitelli (Napoli 1700 - Caserta 1773), rappresentò la figura tramite che, alla fine del Barocco, si affacciò alla nuova temperie neoclassicistica. Pittore, ingegnere e architetto italiano, fu uno dei protagonisti dell'architettura del Settecento. Figlio del pittore olandese Gaspard van Wittel, nel 1701 fu portato dalla famiglia a Roma, dove ricevette un'educazione molto eclettica, che spaziava dal campo artistico e letterario a quello scientifico e umanistico. Si narra che a soli sei anni abbia cominciato a dipingere dal vero. Esordì come pittore con la Pala dei santi Cecilia e Valeriano (1725 ca., Santa Cecilia in Trastevere, Roma).
L'influenza di Filippo Juvara e l'interesse per l'arte del Rinascimento nutrirono e guidarono la sua successiva attività da architetto. Impegnato nella fabbrica di San Pietro in Vaticano dal 1726, fu quindi chiamato nelle Marche da Clemente XII per partecipare alla costruzione delle fabbriche pontificie, e a Napoli da Carlo III Borbone per edificare la reggia di Caserta, iniziata nel 1751.
Durante la lunga permanenza a Napoli, Vanvitelli eseguì numerosi disegni di architetture e decori, che testimoniano un notevole estro inventivo (Palazzo Reale, Caserta; Museo di San Martino, Napoli). La sensibilità verso le più lievi mutazioni delle varie correnti artistiche era stata educata dal suo percorso formativo, che lo aveva visto figlio d'arte e pittore in erba lui stesso prima di dedicarsi all'architettura, forma espressiva prediletta.

La mostra, a cura di Nicola Spinosa, riflette i bagliori dorati del grande fasto borbonico, negli ultimi anni di radioso splendore prima del declino seguito alla salita di Carlo III al trono spagnolo ed il suo conseguente abbandono dell'Italia meridionale.

Il percorso espositivo, allestito nei fastosi Appartamenti Storici, si compone di oltre sessanta dipinti e, in aggiunta alle opere eseguite dal Vanvitelli, annovera anche le magnifiche vedute del Joli (La partenza di Carlo III per la Spagna) e le sorprendenti illustrazioni del Vesuvio in eruzione realizzate da Giacomo Bonavia e Jacques Volaire. Alla vita di corte e agli scenari bucolici (perfettamente coerenti con la temperie culturale dell'Arcadia, cui prese parte lo stesso Vanvitelli) raffigurati nelle opere pittoriche, fa da contrappunto una sezione dedicata alle coeve sculture (in particolar modo quelle di Giuseppe Sanmartino). Anche l'arredo e la decorazione degli interni sono esposti con particolare attenzione: fu infatti Vanvitelli a dare un nuovo impulso a questo settore proprio con il progetto della Reggia (il cui punto di riferimento era quella favolosa Versailles che aveva fatto di Parigi la capitale europea del buon gusto e della raffinatezza).

Nella mostra, curata da Nicola Spinosa nell'ambito delle proposte culturali del "Viaggio nelle Emozioni" ideato dall'Assessorato al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania, un'ampia sezione è dedicata all'architettura, con una scelta di disegni realizzati da Vanvitelli stesso e da altri architetti operanti a corte. Completa il percorso, infine, un nucleo di oggetti, statuine e affreschi provenienti dagli scavi vesuviani.

Infine, un piccolo spazio espositivo è dedicato ad "Antichità di Ercolano Esposte", la straordinaria opera archeologica frutto del lavoro dell'Accademia Ercolanese che, tramite il resoconto dettagliato delle antichità classiche rinvenute nel periodo, contribuì in maniera fondamentale alla formazione della nuova temperie artistica neoclassica.

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