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Il 'Carapace': la prima architettura di Arnaldo Pomodoro

Un'enorme testuggine di rame ospita la nuova cantina di vini della famiglia Lunelli

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Pubblicato sul Canale varie il 30 marzo 2012

Si attende ormai che i lavori siano ultimati e che la prima opera architettonica dello scultore Arnaldo Pomodoro sia pronta per l'inaugurazione. Il "Carapace", per la sua forma a testuggine, è la nuova cantina in terra umbra della famiglia Lunelli, autrice delle bollicine Ferrari nella regione del Trentino. I Lunelli si sono rivolti nel 2006 al maestro Pomodoro, il quale ha accolto l'invito, eccitato dall'esperienza unica di creare una delle sue opere in dimensioni forse mai immaginate prima. Per farlo è stato necessario il sostegno di Giorgio e Luca Pedrotti, interpreti architettonici delle intuizioni del maestro. Ora i lavori procedono e la dead line è il prossimo giugno, quando la cantina si aprirà per presentare una nuova etichetta.

Il "Carapace" si trova nella Tenuta Castelbuono, che si estende su 30 ettari di viti, tra i comuni di Bevagna e Montefalco, un paesaggio tipicamente umbro, ma che a Pomodoro ricordava il "suo Montefeltro", dove è nato, raffigurato in tanti quadri di Piero della Francesca. L'intento del Maestro Pomodoro era non rompere la dolcezza delle colline su cui si adagiano i vigneti, creando un edificio in armonia con l'ambiente e le sue forme. Di qui l'idea della tartaruga, emblema della stabilità, dei ritmi lenti della campagna e della longevità: "un carapace che simboleggia unione tra terra e cielo". L'edificio è in realtà una gigantesca scultura, con una cupola ricoperta di rame, solcata da crepe come quelle che si formano nella terra e con un dardo rosso che conficcandosi nel terreno pare sottolineare che quell'opera è legata al suo terreno. All'interno, come afferma il suo stesso autore, si ha l'impressione "di camminare, parlare e bere" in una sua opera. La pianta ellittica della cupola misura 35 x 28 metri, l'asse maggiore che la divide definisce l'orientamento e dodici appoggi a terra segnano la struttura interna. Il dardo di base triangolare, invece, è alto 18 metri.  

Per realizzare l'elemento più complesso e emblematico dell'edificio, il carapace, gli architetti Pedrotti si sono basati su nuove tecnologie e soluzioni decorative e strutturali e su un sistema di archi a tre cerniere in travi reticolari di legno lamellare. Per mezzo della scansione digitale di un modello in scala 1:20 realizzato da Pomodoro è stata sviluppata la struttura, adattando ad esso i dodici semi archi degli appoggi a terra della cupola e il costolone centrale del diametro di 35 metri. La forma concepita dal Maestro è stata poi adattata alle normative sismiche, per garantirne la flessibilità. Per questo motivo, si è ricorso al legno, il materiale che meli si prestava alle modifiche in corso d'opera, soluzione perfetta alle esigenze antisismiche e capace di sopportare le dilatazioni differenziali legate alle dimensioni dell'opera e alle diverse tecnologie e materiali utilizzate.

Dall'interno della cupola, una vista a 360 gradi sul paesaggio circostante è garantita da serramenti appositamente progettati sistemati tra le chiusure dei pilastri. Il manto di copertura, invece, è l'elemento più innovativo: per poter tradurre strutturalmente quello che per Pomodoro dovesse rappresentare le fratture della terra, materia primordiale da cui nasce l'opera, sono state usate lastre di rame realizzate su matrici create dallo scultore, sotto le quali sono stati sistemati più strati di un sistema di tetto ventilato. 

Il pavimento, sia interno sia esterno, è in porfido trentino con speciali pezzature "a spacco", selezionate personalmente dall'artista e dagli architetti fra singole lastre appena cavate con una colorazione a ruggine, rara tonalità che assume il porfido. La volta della cupola raggiunge i 10 metri di altezza, con elementi scultorie agitanti dal soffitto, creando quell'atmosfera suggestiva voluta da Pomodoro ispirata dalla sala d'armi del Museo Poldi Pezzoli di Milano.

Le forme iconiche del linguaggio dell'artista frastagliano la volta, intonacate su reti nervate e stirate, fissate a una leggera struttura composta da tubi di alluminio stampato. Una miscela al 90% di rame è stata usata per l'intera finitura dell'intonaco, fissato a mano con speciali strumenti che hanno riprodotto le texture tipiche di Pomodoro.

Per quanto riguarda l'illuminazione, il Maestro si è rivolto alla sua collaboratrice milanese Barbara Balestreri. Al centro del "carapace" vi è un grande arredo-scultura in pannelli sagomati curvi in laminato rosso, all'interno dei quali vi è tutto l'occorrente per il lavoro: un banco per accogliere clienti e fornitori, una cucina per le degustazioni, cassetti, ripiani e spazi per lo stoccaggio delle bottiglie. 

I vini vengono affinati invece in un luogo accessibile per mezzo di una scala a spirale in calcestruzzo armato, realizzata con un sistema di casserature in legno fatte a mano.

L'esterno è stato curato dal paesaggista Ermanno Casasco, il quale ha realizzato un terreno artificiale movimentato da piccole colline piantate con essenze locali, che assumono diverse tonalità seguendo l'alternarsi delle stagioni.

C.C. 


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