Ha affascinato tutti Jean Nouvel, presentando una delle sue ultime opere, il Padiglione B della Fiera alla platea del Salone Nautico di Genova.
Con una lezione di estetica applicata all'architettura, ha spiegato come il suo obiettivo, nel progetto del Padiglione, fosse inserire l’edificio nel tessuto urbano e sociale della complessa realtà genovese. Nel suo discorso che ha tenuto inchiodata e attenta per 10 minuti una platea da "vernissage", ovvero eterogenea al limite della Babele, è emersa la filosofia della sua progettazione, il perché di quel blu intenso, ispirato al continuum con il prospiciente mare. E, in effetti, la struttura vista dal largo, risulta davvero in totale sintonia con il mare e le barche ormeggiate davanti.
E sempre in armonia con l’ambiente, sono le sue architetture, sparse ormai per tutto il mondo, fra le quali, solo per citarne alcune, a Parigi il Museo di Quai Branly, la Fondation Cartier, l’Institute du Monde Arabe; a Barcellona la Torre Agbar che gli ha valso il Pritzker; in Italia il recupero del centro storico di Colle Val d’Elsa realizzato con l’artista Daniel Buren, lavoro cui tiene molto: «Perché qui non siamo solo nel centro d’Italia ma anche nel centro del mondo».
Nouvel, pilastro dell’architettura contemporanea, da sempre combatte contro la “globalizzazione dell’architettura” in cui sia San Paolo del Brasile da Dubai, Shanghai da Milano si progetta con gli stessi principi senza tener conto delle singole realtà, del tessuto sociale, della storia e della cultura che fanno di una città, quella città, e non un’altra.
“Basta con gli architetti che paracadutano i loro progetti senza neanche sapere dove vanno a finire. La modernità dell’architettura, oggi, sta nel legame con il contesto. Quando si costruiscono edifici generici, da piazzare ovunque, non specifici per un ambito urbano, si fanno cose senza valore”.