Peculiare del Brutalismo è l’intento di mettere in vista tutti i componenti materiali dell’architettura. In primo piano i materiali costruttivi – con particolare predilezione per il cemento armato e il ferro - ma anche l’impiantistica. Di questa corrente i massimi esponenti sono stati Kenzo Tange, James Stirling e, nel contesto italiano, Vittoriano Viganò. Quell’idea di “onestà costruttiva” propugnata dal Movimento Moderno qui diventa stile e programma espressivo.
Nella trasversalità che caratterizza il design contemporaneo non poteva mancare l’interesse per la materia nel suo impiego più audace e provocatorio.
Se nell’architettura si esalta la crudezza espressiva del cemento armato, nel design, in fondo, ogni soluzione costruttiva è associata alla sua dimostrazione “brutale”, ma talvolta l’uso del materiale è parossistico. Legno, acciaio, vetro, tessuto, plastica e altro sono parte iper-visibile del prodotto. Nel caso dell’interior, anche quando è il materiale edilizio a fare da protagonista, quel gusto trova possibilità di attuazione ancora maggiori.
Nel design più si è brut più si è glamour. Il climax materico diventa un gioco irrinunciabile. Ma nel design il gioco può essere ancora più sottile e ampio. Sono le stesse ispirazioni a poter essere “brutalizzate”, come accade nel caso dei prodotti ad alto contenuto tecnologico: qui è la complessità a essere portata in evidenza ed esasperata dal punto di vista segnico.