A Shigeru Ban il Pritzker Prize 2014 | Architetto.info

A Shigeru Ban il Pritzker Prize 2014

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Dopo Toyo Ito, è un altro architetto giapponese il vincitore del Pritzker Prize 2014, il prestigioso premio assegnato dalla Hyatt Foundation e considerato da molti il “Nobel” dell’architettura.

È Shigeru Ban, l’architetto 56 enne noto per la sua capacità di alternare eleganti progetti per clienti privati a iniziative di grande spessore umanitario, in particolare i rifugi per le vittime di disastri. Un percorso inscindibile, quello dell’architetto nato a Tokyo, da una incessante e innovativa ricerca sui materiali, nel segno del riciclo, della facilità di allestimento, del ‘low cost’ e della sostenibilità, termine questo che nell’opera di Shigeru Ban assume un valore tutto relativo, visto che l’architetto ha sempre lavorato con materiali poveri e riutilizzati, già molti anni prima che le tematiche ‘ecologiche’ diventassero d’uso comune. 

“Ricevere questo premio è un grande onore, ma devo stare attento” ha commentato ricevendo il premio. “Devo continuare ad ascoltare le persone per cui lavoro, sia nelle mie commissioni private che nel mio lavoro sui rifugi per le calamità. Vedo questo premio come un incoraggiamento a continuare a fare ciò che faccio, non cambiandolo, ma crescendo”.

Fig.: Il padiglione giapponese per l’Expo 2000 di Hannover, 2000 (foto di Hiroyuki Hirai)

Che si tratti di case private, musei, sedi di grandi compagnie o edifici civili, l’architettura di Shigeru Ban si contraddistingue per una presa di distanza dalle soluzioni più high-tech dell’era contemporanea, compensate con un approccio ingegnoso e artigianale, di grande originalità e che presta attenzione assoluta all’economia dei costi. Gli esempi sono molteplici: si va dalla sede della compagnia svizzera Tamedia, un edificio da sette piani realizzato in travi di legno incastrate senza giunti metallici, al Centre Pompidou di Metz in Francia, caratterizzato da una suggestiva copertura ondulata realizzata tramite un reticolo di fasce di legno.

Fig.: La sede della Tamedia a Zurigo (2013, foto di Shigeru Ban Architects Europe)

In questo percorso professionale, un capitolo fondamentale riveste l’attività ‘umanitaria‘ di Shigeru Ban. Per costruire i suoi rifugi per i disastri l’architetto sperimenta spesso le soluzioni più povere, lavorando con materiali di scarto, raramente presi in considerazione dell’architettura contemporanea, ed esaltandone le proprietà, l’immediata disponibilità, la facilità d’uso. 

Tubi di cartone riciclato e pressato diventano solide colonne, travi e pareti, disponibili su scala locale e facilmente riciclabili, e se trattati anche resistenti al fuoco e all’acqua. Questo approccio, ha spiegato l’architetto, risente di una forte influenza della cultura giapponese tradizionale, che tende a non sprecare le materie prime anche quando già utilizzate.

Fig.: La scuola elementare temporanea Hualin, a Chengdu in Cina (2008, foto di Li Jun)

Da circa 20 anni i rifugi di Shigeru Ban rappresentano uno degli esempi più efficaci di contatto tra l’evoluzione del linguaggio architettonico e le esigenze più stringenti della società contemporanea. Le casette temporanee di cartone sono state impiegate per la prima volta dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nel conflitto civile in Ruanda del 1994. L’anno dopo, a seguito del terribile terremoto di Kobe in Giappone, Ban svilupperà quello che viene oggi considerato tra gli archetipi del suo lavoro: la “Paper log house”, destinata ai rifugiati vietnamiti nell’area, e realizzata utilizzando anche casse di birra riempite di sabbia. Per le vittime di Kobe, qualche anno più tardi, Shigeru Ban realizzerà anche una “Chiesa di carta”, sempre utilizzando i tipici tubi di cartone, esperienza che tra l’altro verrà ripresa in altri contesti, come per la recente costruzione della cattedrale anglicana temporanea di Christchurch, in Nuova Zelanda, altra località colpita da un pesante terremoto nel 2011.

Fig.: Paper Log House a Kobe, in Giappone (1995, foto di Hiroyuki Hirai)

Fig.: La cattedrale temporanea di Christchurch, in Nuova Zelanda (2013, foto di Stephen Goodenough)

L’attenzione dell’architetto alla causa umanitaria è anche all’origine di una Ngo fondata dallo stesso Shigeru Ban nel 1995, la Voluntary Architects’ Network (Van), che lavora alla realizzazione di rifugi temporanei post-calamità coinvolgendo architetti volontari, studenti e le stesse persone colpite sul posto.

Shigeru Ban, che riceverà il premio in una cerimonia ufficiale al Rijksmuseum di Amsterdam il 13 giugno 2014, è il settimo architetto giapponese a vincere il Pritzker dalla sua fondazione nel 1979, dopo Kenzo Tange nel 1987, Fumihiko Maki nel 1993, Tadao Ando nel 1995, il team di Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa nel 2010, e Toyo Ito nel 2013. Sul portale del Pritzker Prize è possibile consultare la motivazione completa della giuria e un approfondito profilo dell’architetto.

Fig.: Paper Concert Hall a L’Aquila, in Italia (2011, foto di Didier Boy de la Tour)

Fig.: Paper Log House a Bhuj in India (2001, foto di Kartikeya Shodhan)

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