Alberi monumentali, presentata la bozza della Carta di Siena | Architetto.info

Alberi monumentali, presentata la bozza della Carta di Siena

Nel 2017 la Quercia delle Checche in Toscana ottenne dall'allora Mibact il riconoscimento a primo munumento verde d'Italia: l'obiettivo è avere un nuovo approccio ecologico al diritto

La Quercia delle Checche in Val D' Orcia
La Quercia delle Checche in Val D' Orcia
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Linee guida fondamentali sulla salvaguardia degli alberi monumentali e sul ripensamento del rapporto uomo-natura: se ne è discusso in questi giorni a Siena, durante un convegno dedicato al ‘La tutela dei monumenti verdi tra beni culturali, paesaggio e ambiente’ durante il quale è stata presentata una prima bozza della Carta dei Valori dei Monumenti Verdi, altresì detta Carta di Siena.

Decine di relatori, ambientalisti, professionisti del settore, ricercatori, figure istituzionali, hanno cercato attraverso un dibattito molto intenso, di delineare le indicazioni essenziali per la tutela di alberi che, per la loro importanza, possono essere considerati dei veri e propri monumenti, elementi preziosi da proteggere, esaltare, difendere.

La salvaguardia dell’ambiente in Italia: alcune tappe fondamentali

L’evoluzione legislativa italiana è ricca di leggi e decreti riguardanti la tutela dell’ambiente e del paesaggio, che hanno avuto e continuano ad avere l’obiettivo di difendere un patrimonio, quello della nostra nazione, di immenso fascino e bellezza, e di diffondere la cultura della tutela ambientale sensibilizzando le istituzioni e i cittadini in un’ottica di responsabilizzazione collettiva.

Se oggi la dedizione nei riguardi dell’ambiente, dell’economia sostenibile, delle pratiche ecologiche, sta crescendo sempre di più – anche se c’è ancora tanta strada da fare – è soprattutto perché il quadro normativo attuale, le varie linee guida, e la stessa Carta di Siena, non sono altro che il frutto di un articolato percorso che affonda le sue radici già nei primi anni del ‘900, quando si inizia a guardare al territorio come ad un bene da proteggere.

Le prime tappe fondamentali di questo iter legislativo risalgono a giugno del 1939, quando vengono emanate due leggi di importanza storica: la Legge n.1089 sulla tutela dei beni di interesse artistico, storico, archeologico ed etnografico e la Legge n.1497 sulla salvaguardia delle bellezze naturali. In entrambe le leggi erano spiegati i procedimenti con cui accertare il “valore” dei beni, nonché gli strumenti per controllare l’uso del bene tutelato e reprimere gli eventuali abusi o danni, contemplando anche la possibilità di espropriarli con l’intento di salvaguardarli. In particolare la 1497 distingueva due categorie di beni da tutelare: le bellezze ‘individue’ e le bellezze ‘d’insieme’. Proprio in riferimento a queste ultime l’art. 5 prevedeva la possibilità di formare dei Piani Territoriali Paesistici all’epoca di competenza del Ministero della Pubblica Istruzione. La visione estetizzante (si parla, infatti, di bellezze) del paesaggio, relegava l’ambiente a mero scenario poetico, ma rappresentò ad ogni modo una prima presa di coscienza del paesaggio quale bene prezioso da difendere. Le leggi del ’39 saranno per molto tempo le uniche relative alla salvaguardia ambientale e monumentale. Solo nel 1985, a 45 anni di distanza, con il Decreto Galasso si tornerà nuovamente a parlare di ambiente e di paesaggio, questa volta in maniera più dettagliata e con maggiore regolamentazione ministeriale e regionale in materia di Piani Paesistici.

Il filone ambientale vede quindi ulteriori significativi progressi negli anni ’80: il 1986 sarà l’anno in cui si istituirà il Ministero dell’Ambiente, e a seguire diversi decreti legislativi si occuperanno di tutela del territorio intesa come tutela dell’aria, del suolo, dell’acqua, del verde. Il vivere sostenibile, rispettando l’ambiente e integrandosi con esso, diventa elemento di discussione in ambito politico e istituzionale, accogliendo i consensi di molti cittadini e spingendo alla formazione di associazioni ed enti culturali a difesa del paesaggio.

Ed è così che oggi si è addirittura arrivati a parlare di ‘monumenti verdi’: alberi secolari dal grande valore sociale e culturale, pilastri di un inestimabile patrimonio naturale.

Sono inoltre incrementati gli studi e le ricerche nel settore della botanica, ulteriore testimonianza della crescente attenzione nei riguardi del verde, come nel caso del Trattato di Botanica Forestale.

Il monumento verde: quando un albero ha un valore inestimabile

Il valore culturale degli alberi monumentali è stato definito dal Decreto Legislativo 42/2004, che li inserisce ufficialmente tra i beni paesaggistici da tutelare, e dalla Legge 10/2013, che fornisce gli strumenti attuativi per il loro riconoscimento e censimento. Il concetto di monumento verde trova però il vero riscontro pratico di recente, precisamente nel 2017, quando il MibactMinistero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – decide di dichiarare la Quercia delle Checche, situata nella celebre Val d’Orcia toscana, nella provincia di Siena, primo monumento verde in Italia. Nel 2017, infatti, il Mibact adotta la Carta Nazionale del Paesaggio, esempio di applicazione dei contenuti dell’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.  Tali iniziative danno il via ad una serie di riflessioni sul patrimonio verde italiano, costituito da numerosi esemplari di alberi secolari (la Quercia delle Checche è un’esemplare di rovere di oltre 360 anni di età). Sono, infatti, 2734 gli alberi monumentali censiti fino ad oggi dal Ministero delle Politiche Agricole, ed il numero è in continua crescita. Da qui la necessità di elaborare la Carta di Siena, che vuole, in realtà, essere solo un punto di partenza verso nuovi sviluppi futuri.

Colme di entusiamo le parole di Nicoletta Innocenti, Presidente di Opera Val d’Orcia, in merito ai risultati raggiunti al termine del convegno:

“Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto nel corso di questa due giorni di confronto: grazie alla collaborazione di tutti i relatori presenti è stata elaborata una prima versione della Carta di Siena, un’esperienza unica nel panorama nazionale. Ci auguriamo possa essere il punto di partenza per un dibattito più ampio che porti al coinvolgimento del Governo e delle Amministrazioni locali e che generi sinergia tra comunità locali, associazioni e società civile affinché si promuova un nuovo approccio ecologico al diritto. La Carta si candida a essere la cornice teorica e metodologica di riferimento, a livello nazionale, europeo e internazionale, all’interno della quale deve essere esaminata l’efficacia della normativa ambientale e paesaggistica e deve essere analizzato, nello specifico, il tema della tutela dei monumenti verdi”.

La Carta di Siena: i principi fondamentali

La Carta di Siena riporta i seguenti principi fondamentali:

  • I monumenti verdi richiedono un nuovo rapporto tra esseri umani e natura;
  • I monumenti verdi sono espressione identitaria dei luoghi e dei paesaggi;
  • I monumenti verdi sono espressione del patrimonio culturale;
  • I monumenti verdi sono esseri senzienti;
  • La salvaguardia e la valorizzazione dei monumenti verdi richiedono la partecipazione attiva dei cittadini e delle comunità territoriali di riferimento.

Il nuovo rapporto tra esseri umani e natura deve necessariamente essere un rapporto di profonda simbiosi: solo riconoscendo e apprezzando i doni della natura si può lavorare pienamente alla loro tutela da un punto di vista normativo. Gli alberi secolari, per le loro caratteristiche, sono monumenti che devono essere difesi e valorizzati così come un’opera d’arte, un castello, un palazzo, un borgo antico. Regalano spettacoli unici, attraverso i loro colori primaverili e il foliage autunnale, ma soprattutto portano i segni della storia, visibili nelle loro lunghe radici, nei tronchi, nei rami colmi di vivide foglie. Sono anch’essi espressione dei luoghi in cui viviamo, riflesso della nostra storia e della nostra identità, come asserito dalla Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società del 2005, entrata in vigore nel 2011 ma purtroppo non ancora ratificata dall’Italia. Si attendono dunque nuovi sviluppi in merito, che vedano coinvolte le istituzioni, gli enti, ma soprattutto l’intera collettività, poiché un albero di estremo pregio naturalistico e culturale non deve essere solo patrimonio per lo Stato ma patrimonio di tutti, e proteggerlo è “un imperativo morale prima che giuridico”.

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