Come tutelare l'ambiente secondo la Convenzione Europea del Paesaggio | Architetto.info

Come tutelare l’ambiente secondo la Convenzione Europea del Paesaggio

La tutela del paesaggio naturale è essenziale in quanto testimonianza vivente. La Convenzione Europea del paesaggio fornisce alcune importanti indicazioni

Lentils flowering in Pian Grande in Castelluccio di Norcia
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La Convenzione Europea del Paesaggio ci indica che il paesaggio deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e delle loro interrelazioni, così come percepito dalle popolazioni, e cioè da una componente biotica e una antropica; pertanto il paesaggio, oggetto di pianificazione, è a tutti gli effetti un sistema con carattere soggettivo e variabile.

Il paesaggio urbano risulta così essere l’insieme degli aspetti naturali e antropici presenti in un tessuto urbano, così come vengono percepiti, intesi, compresi e vissuti dal cittadino residente come dal turista, dall’individuo adulto come dal bambino. Il valore che si riconosce al paesaggio urbano non è omogeneo, varia da individuo a individuo e varia da quello naturale a quello antropico; è ormai consolidata l’attenzione che si rivolge nei confronti del paesaggio urbano culturale, molto meno quella rivolta verso il paesaggio naturale.

La presenza di monumenti, siano essi civili o religiosi, di testimonianze archeologiche, di ruderi e di ogni segno riconducibile alla componente antropologica raramente viene messa in discussione, molto spesso viene conservata e valorizzata, molto meno spesso viene ignorata se non addirittura negata quando ci sono di mezzo interessi speculativi. Certamente a nessuno verrebbe in mente di modificare la facciata del duomo di Milano, la cupola del Pantheon a Roma, la struttura del Maschio Angioino a Napoli o di Castel del Monte in Puglia; questi beni diventano così sinonimo di identità di un luogo che il manometterli diventa surreale, così anche per i monumenti minori di un centro urbano.

La stessa attenzione non viene assicurata invece agli elementi del paesaggio naturale urbano, seppure questi presentano rispetto agli altri un maggiore rischio di deterioramento proprio a causa della loro caducità, fragilità e precarietà. Capita sempre più di frequente, ad esempio, che alcune aree di un centro urbano vengano sottoposte a interventi di riqualificazione urbanistica, possano essere piazze, parti di quartieri o interi comparti urbanistici.

Molto raramente si procede alla tutela e alla conservazione degli elementi naturali, rappresentati da alberi, annosi cespugli, piccoli giardini/cortile, alberature, viali, aiuole e quant’altro; spesso infatti capita di assistere alla nascita di cantieri, dove i mezzi scorazzano al loro interno distruggendo i palchi inferiori di alberi secolari o addirittura abbattendoli.

È invece buona consuetudine procedere a una preparazione del cantiere e a una messa in sicurezza degli elementi naturali attraverso precisi e puntuali interventi di tutela anche di carattere fitosanitario; oltre a recintare gli spazi verdi interessati dal cantiere, è opportuno perimetrare le aree di incidenza delle chiome arboree da tutelare per evitare il costipamento del terreno e i processi di asfissia radicale, così come è opportuno eventualmente innalzare un po’ le chiome arboree per evitare scrosci delle branche inferiori causati dal passaggio di automezzi del cantiere. In casi estremi, e quando il passaggio degli automezzi è limitrofo a elementi arborei che vanno tutelati, questi devono essere avvolti con materiale in grado di difendere i tessuti esterni, al fine di evitare ferite di qualsiasi genere alle piante.

La tutela degli elementi naturali è di particolare importanza per la percezione della storicità del luogo, in quanto essi stessi diventano elementi del paesaggio urbano; questa peculiarità riguarda sia i suoli pubblici che quelli privati. Inerentemente alla storicità va evidenziata l’importanza rivestita dalla conservazione degli elementi naturali; tale conservazione non deve riguardare solo la presenza fisica dell’elemento, ma anche l’architettura completa dell’elemento stesso. Infatti non ha senso lasciare, ad esempio, un albero capitozzato (tecnica colturale abbandonata comunque da decenni nelle comunità avvedute), ma va garantita all’albero la propria struttura architettonica nella totalità. Solo così la storicità del luogo urbano, oggetto di riqualificazione, può essere perpetuata a vantaggio di un più spiccato senso di identità dei cittadini interessati; solo così i centri urbani possono offrire un paesaggio di qualità che, opportunamente gestito, può costituire risorsa culturale ed economica per le popolazioni.

Per quel che riguarda invece gli aspetti culturali legati al paesaggio, va tenuto presente che è opportuno garantire la conservazione attiva delle testimonianze antropologiche di un luogo; la conservazione attiva va oltremodo assicurata anche attraverso una destinazione d’uso che scaturisca dalle reali necessità delle comunità.
La Convenzione Europea del Paesaggio indica, tra le misure da adottare, quella della partecipazione delle comunità, che vanno coinvolte riguardo alle scelte sul paesaggio, scelte che necessitano di condivisione.

Può trattarsi così di testimonianze rilevanti, che derivino dalle pratiche colturali di un territorio, come il caso delle aziende agrarie, delle masserie, che opportunamente recuperate possono essere destinate a fattorie didattiche. Tale destinazione d’uso diventa necessaria soprattutto in territori con alta densità demografica, affinché siano perpetuati i valori legati all’agricoltura, alla zootecnia, alla pastorizia e alla biodiversità; soprattutto in queste zone, tipiche delle aree metropolitane e periurbane, è forte il desiderio delle comunità di non perdere il contatto con i processi naturali e di mantenerne viva la conoscenza.

Per paesaggi costieri, presenti in gran quantità nel nostro Paese, può altresì trattarsi di testimonianze rilevanti legate alla pesca; può infatti essere possibile assicurare una conservazione attiva di vecchi mercati ittici, di fabbriche di reti da pesca, di locali adibiti alla lavorazione e alla trasformazione della produzione ittica. Una interessante destinazione d’uso potrebbe essere rappresentata dall’istituzione in questi luoghi di Musei del Mare, in cui poter assicurare la conoscenza della biologia marina, o lacustre nel caso di laghi, della pesca e della storia dell’uomo che vi si dedicava.

Per paesaggi montani e collinari, presenti anch’essi in gran numero in Italia, può altresì trattarsi di testimonianze rilevanti legate alla pastorizia e alla selvicoltura; capita spesso nei centri urbani in altitudine di ritrovarsi a inglobare manufatti e luoghi legati a tali pratiche nell’espansione urbanistica. Una destinazione d’uso necessaria è quella legata alla conservazione attiva del paesaggio culturale, degli aspetti antropologici e etnografici, degli usi e delle tradizioni colturali; inoltre molti sono i luoghi dove in Italia si pratica una selvicoltura specifica e di qualità e quindi sarebbe necessaria l’istituzione di Centri e Laboratori naturalistici orientati alla tutela di un prodotto di alta qualità.

Lo stesso vale infine per i paesaggi lagunari e degli stagni del nostro Paese, i quali nello scorso secolo hanno vissuto un particolare rischio per il loro stato di conservazione; vale anche qui la necessità di salvaguardare ogni manufatto e testimonianza antropologica nelle pianificazioni, dedicando tali spazi all’illustrazione del sistema delle acque, della loro regimazione e del rapporto tra suolo e acqua.

Questo tipo di conservazione attiva deve riguardare tutte le testimonianze di una certa rilevanza, mentre può essere auspicabile anche per i “beni” minori, più piccoli ma comunque altrettanto importanti per la conservazione attiva dell’identità dei luoghi.

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