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Gli architetti romani e “il vuoto di via Giulia”

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“Forse è il momento di lasciare decadere, finalmente, l’immagine dell’architetto demiurgo, che assai di rado ha giovato all’immagine delle nostre città, per fare posto a un’idea dello spazio della città che è di chi lo pratica piuttosto che di chi lo progetta”. È questo un passaggio della lettera che l’Ordine degli architetti di Roma e Provincia ha inviato a Dino Gasperini, assessore alle Politiche Culturali, per chiarire la sua posizione in merito al progetto di restyling di Via Giulia.

“Non abbiamo gli strumenti per valutare, nella sua interezza, il progetto elaborato da Stefano Cordeschi – continua la lettera – che, peraltro, stimiamo come progettista. Ma per la storica strada romana gli architetti invocano “un concorso internazionale”. La vicenda di via Giulia “è una eccezionale opportunità di rilanciare il tema dell’architettura contemporanea nei centri storici – afferma il consigliere dell’Ordine e presidente della Casa dell’Architettura, Alfonso Giancotti -. Il carrozzone dei premi ex-aequo, prendo a prestito le parole di Manfredo Tafuri, assegnati dalla giuria nel Concorso per i nuovi Uffici per la Camera dei Deputati nella seconda metà degli anni sessanta ha decretato, per la città di Roma, la totale rinuncia a qualsiasi ragionamento sulle modalità di intervento contemporaneo all’interno del proprio Centro Storico”.

“Da quel momento Roma è diventata una città interrotta perché si è cessato di immaginarla, come acutamente scrive il sindaco di Roma Giulio Carlo Argan nel 1978 quando offre a dodici architetti la possibilità di immaginare lo spazio della città a partire dalla pianta del Nolli”.

Gli architetti romani sottolineano, poi, l’importanza che potrebbe ricoprire, sotto il profilo qualitativo, l’adozione dello strumento del concorso internazionale di progettazione di tipo aperto. “Sottolineiamo la parola aperto perché, nel momento in cui le normative nazionali continuano a misurare la capacità di un professionista dal fatturato che produce, un’inversione di tendenza non può che rappresentare un’occasione irripetibile della quale assumersi in pieno la responsabilità”.

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