Milano, un bando per ridare vita a Villa Caimi Finoli | Architetto.info

Milano, un bando per ridare vita a Villa Caimi Finoli

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Il Comune di Milano ha aperto un bando per ridare lustro a villa Caimi-Finoli nel quartiere di Quarto Oggiaro, una villa settecentesca di grande interesse storico-artistico che da quasi vent’anni versa in condizioni di abbandono e degrado.

Il bando per il recupero e la concessione della villa è stato pubblicato in questi giorni sul portale di Palazzo Marino: obiettivo è restituire l’immobile alla città destinandolo a funzioni e attività di interesse pubblico, compresa l’edilizia sociale.

“La storia di villa Caimi deve continuare”, ha dichiarato il vicesindaco e assessore all’urbanistica Ada Lucia De Cesaris, “per questo abbiamo individuato una quota di investimento di 1 milione e 700 mila euro che, insieme a contributi privati, potrà consentire il recupero di questo luogo abbandonato dal 1996”.

Potranno partecipare al bando soggetti singoli (cittadini, imprese individuali, società commerciali o cooperative, associazioni, fondazioni), consorzi e raggruppamenti di imprese anche temporanei. Il concessionario provvederà al restauro e al risanamento conservativo dell’edificio, in modo da garantirne il recupero edilizio e funzionale, prevedendo anche un possibile utilizzo dell’edificio da parte della zona e delle associazioni del territorio.

La storia dell’edificio è parecchio travagliata, come documenta lo stesso sito web del Comune. La villa fu costruita nel Settecento, come casa di campagna della famiglia Caimi. Il complesso originario comprendeva, oltre alla casa padronale, una cascina con corte e parco; al cortile si accedeva per un viale alberato e un arco d’ingresso, fiancheggiato dalle costruzioni destinate a stalle e fienili. Negli anni Trenta la villa ospitò un orfanotrofio femminile, mentre durante la seconda guerra mondiale accolse molti cittadini sfollati.

Nel 1948 divenne un eremo per i laici consacrati di Milites Christi, di cui faceva parte anche il fratello dei proprietari della villa, Guido Finoli. Da 1956 poi la villa divenne un pensionato Acli per i lavoratori che venivano da fuori Milano; anche l’Opera Bonomelli, che la gestì in seguito, la utilizzò per ospitare circa 150 italiani immigrati dal Veneto e dal Sud Italia.

Il pensionato fu chiuso nel 1963, dando il via al degrado della villa. La famiglia Finoli vendette il complesso nel 1983 alla società Parco del Vivaio, che riuscì a inserirsi nel cosiddetto “piano integrativo” (legge Verga, 1986) contro il parere del Consiglio di Zona, e a lottizzare l’area. La convenzione con l’amministrazione prevedeva la costruzione di 30 mila metri cubi di abitazioni e 150 box, oltre alla cessione al Comune della Villa Caimi e di parte del terreno, 7.800mq in tutto, da destinare a uso pubblico. La villa è di proprietà del Comune di Milano dal 1996.

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