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Muretti a secco Patrimonio Unesco: tecniche e tipologie di realizzazione

Senza ricorrere a malte o leganti, i muri a secco rappresentano una tecnica costruttiva con radici antichissime, riconosciuta Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Ecco come vengono realizzati in Italia, tenendo conto delle differenze tra regione e regione

Muro a secco in Salento © Yellow.Cat
Muro a secco in Salento © Yellow.Cat
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Tra le tecniche costruttive del passato, ancora oggi vive e diffuse nelle nostre campagne (così come nelle aree rurali di tutta l’Europa Mediterranea o dell’America Latina), ritroviamo la tradizione dei muretti a secco, costruzioni strategiche legate a fini agricoli o abitativi che risalgono ai tempi preistorici, tramandate dalle maestranze di generazione in generazione fino a diventare oggi un’arte vera e propria, iscritta nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Il riconoscimento dell’Unesco

L’Arte dei muretti a secco è stata infatti riconosciuta una tecnica indispensabile per la conservazione dell’ambiente e del paesaggio nel pieno rispetto dell’armonia tra uomo e natura, ed è stata inserita proprio in questi giorni nell’elenco degli elementi immateriali del patrimonio dell’umanità. L’Italia ha ottenuto questo riconoscimento insieme ad altri sette paesi europei che avevano presentato la candidatura (Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera) dimostrando che la tradizione del muretto a secco si estende su tutto il territorio italiano, dalla Valtellina a Pantelleria, dalle Cinque Terre alla Costiera Amalfitana, e soprattutto in Puglia dove l’utilizzo di tecniche di recupero dei materiali lapidei, ha dato vita a tipologie uniche come i trulli della Valle d’Itria e le specchie o paraje del Salento.

Differenti tecniche da regione a regione

Divenuti ormai una cifra stilistica e ambientale del Belpaese, i muretti a secco sono costituiti da pietre opportunamente modellate e posate l’una sull’altra con l’intento di creare incastri a secco che assicurano la necessaria stabilità senza ricorrere a leganti di malta o cemento. Non esistono regole standardizzate per la loro costruzione in quanto spesso la tecnica utilizzata varia da regione a regione adattandosi alle variabili geografiche, umane e ambientali di ciascun sito o territorio. È possibile individuare diverse tipologie di muri a secco, a seconda del tipo di pietra utilizzata (dal momento che si tratta di un materiale a km 0 recuperato sul posto) e del suo assemblaggio, ma soprattutto in relazione alle differenti funzioni e culture. Nelle campagne pugliesi nascono ad esempio come strutture legate all’agricoltura e all’allevamento, per dividere le proprietà o i pascoli, creare sponde di contenimento, rifugi o capanne; nel paesaggio delle Cinque Terre, nella Costiera Amalfitana o nelle colline toscane prevale invece il muro a secco con funzione di terrazzamento su terreni scoscesi per vigneti e limoneti.

Come si costruisce un muro a secco

Realizzati con conci lapidei di diversa dimensione e pezzatura, i muretti a secco nascono dalla sovrapposizione di corsi orizzontali formati da pietre che includono due tipologie di strutture: il paramento murario a vista, costituito da conci di maggiori dimensioni, e il riempimento o drenaggio interno, composto invece da pietre più piccole, scaglie o materiale di risulta. Il primo step per la costruzione di un muretto a secco consiste nella creazione di uno scavo di fondazione, su uno strato di terreno solido e compatto, per tutta la lunghezza del muro che si vuole realizzare. Successivamente viene creata la base del muro, rigorosamente a secco, con le pietre di maggiori dimensioni presenti tra il materiale lapideo da costruzione disponibile. Si deve poi cercare di regolarizzare e squadrare le pietre da utilizzare con l’impiego di mazzette adeguate, in modo da poter disporre gli elementi lapidei con una progressiva diminuzione della pezzatura dal basso verso l’alto sfalsando quanto più possibile i giunti verticali che si formano tra un elemento e l’altro. Esistono muri con struttura rastremata e non, con disposizioni a spina di pesce o classica, con teste sommitali più o meno accentuate, a volte realizzate con pietre di traverso.

Il ruolo del muro a secco nella salvaguardia dell’ambiente

L’importanza dei muretti a secco si lega inoltre al ruolo fondamentale che essi rivestono nella salvaguardia dell’ambiente. Aiutano infatti a prevenire frane, inondazioni e valanghe e a combattere l’erosione del suolo e la desertificazione attraverso la creazione di condizioni microclimatiche adeguate per l’agricoltura e la biodiversità. Ancora oggi funzionano da elementi di salvaguardia della biospecie animale e vegetale dal momento che gli interstizi presenti tra le pietre preservano un habitat naturale molto amato da lucertole, rettili, gechi, anfibi, muschi e licheni. L’umidità dell’aria, soprattutto quando è molto caldo, condensa proprio all’interno delle fessure rendendo il muro molto più umido di altri habitat circostanti. In caso di pioggia fungono inoltre da filtro di scorrimento delle acque verso diversi livelli del terreno, contribuendo alla rigenerazione del suolo grazie alla componente organica che si deposita ai piedi del muretto.

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