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Per i borghi rurali italiani un piano di valorizzazione da Airbnb, Anci e Mibact

Airbnb, Mibact e Anci lanciano il Piano Borghi Italiani, con progetti concreti per 40 piccoli centri, promossi attraverso un sito dedicato e i social di Airbnb. I primi interventi diretti previsti per Lavenone, Civitacampomarano e Sambuca di Sicilia

Il borgo di Pisticci (Matera) © Airbnb
Il borgo di Pisticci (Matera) © Airbnb
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Airbnb, diventato a dispetto delle polemiche un colosso della sharing economy grazie alla libera condivisione degli alloggi tra privati, in Italia si sta proponendo anche come promotore diretto del territorio e degli interventi su di esso: a inizio ottobre Palermo ha infatti ospitato il lancio del Piano Borghi Italiani che, con la collaborazione di Mibact e il patrocinio di Anci, valorizzerà 40 piccoli centri dell’Italia rurale attraverso azioni e progetti concentrati su una parte importante del patrimonio e della produzione di ricchezza nazionale.

Le attività di promozione si svilupperanno in modi diversi, che vanno dall’intervento diretto alla creazione di una rete di diffusione di proposte di pernottamento ma anche di centri spesso ad alto rischio di spopolamento e culture e patrimoni locali di difficile valorizzazione “sistematica”.

Innanzitutto è stato impostato e messo online un sito dedicato in cui sono state selezionate e presentate una realtà per regione (Aieta, Apricale, Asolo, Barolo, Bevagna, Bitti, Città Sant’Angelo, Cividale del Friuli, Dozza, Étroubles, Furore, Mezzano, Moresco, Pisticci, Poggiorsini, Sabbioneta, San Casciano dei Bagni, Sperlonga, Savoca e Torella del Sannio), che possono utilizzare la presenza “organizzata” sul web come strumento di marketing territoriale. Altri 20 (Ameglia, Bard, Candelo, Bosa, Casperia, Castelvetro di Modena, Castiglione di Garfagna, Cison di Valmarino, Conca dei Martini, Fare San Martino, Monte Sant’Angelo, Montegabbione, Offagna, Petralia Soprana, Pietrapertosa, Torno, Vastogirardi e Venzone) sono oggetto di promozione attraverso i social media di Airbnb.

Progetti concreti sono invece in avvio in tre piccoli borghi, Lavenone (Brescia), Civitacampomarano (Campobasso) e Sambuca di Sicilia (Agrigento). Seguiranno il modello di quanto già realizzato a Civita di Bagnoregio, borgo di soli 10 abitanti in provincia di Viterbo, che nella primavera di quest’anno ha visto l’inaugurazione del primo progetto concreto realizzato da Airbnb: un edificio comunale in pietra abbandonato e danneggiato dal terremoto è stato infatti recuperato, grazie anche alla collaborazione del Comune, e trasformato in una Casa d’Artista che, già inserita nell’offerta disponibile sulla piattaforma, vorrebbe mettere a disposizione dell’amministrazione comunale parte dei proventi per il suo mantenimento e il sostegno di altri progetti culturali rivolti al territorio.

Le premesse sembrano buone e il progetto sembra anche un buon investimento, per tutte le parti coinvolte. “Condividere l’Italia rurale. Uno sguardo sulla community”, studio sull’impatto dell’home sharing sulle economie locali redatto per conto del promotore e presentato a supporto dell’iniziativa, ha elaborato i dati rilevati tra l’1 settembre 2016 e l’1 settembre 2017 attraverso la piattaforma Airbnb restituendo informazioni interessanti. Innanzitutto sulle caratteristiche degli host rurali, che hanno un’età media di 47 anni, sono per più della metà donne e guadagnano da questa attività una media di 1.600 euro l’anno (1.400 al nord, 1.800 al centro e 1.600 al sud) per 16 notti affittate, ma anche sugli ospiti, che soggiornano mediamente in 3 per periodi di 5 notti. In totale gli annunci per queste aree sono stati 30.000 per 542.000 ospiti che hanno portato un guadagno complessivo di quasi 80 milioni di euro.

L’iniziativa, privata, di Airbnb, rientra anche nel quadro delle attività promozionali e di servizio del turismo avviate dal Mibact. Il lancio del Piano Strategico del turismo 2017-2022 ha mirato a valorizzare e riqualificare uno dei principali settori di attività del paese, che è anche uno dei più sottovalutati, e ha portato all’elezione del 2017 come l’“Anno dei Borghi”, dopo un 2016 dedicato alla promozione dei quasi 7.000 km di cammini a disposizione di chi ha deciso di intraprendere un modo diverso di fare turismo. L’Anno dei Borghi, avviato dalla capofila Emilia-Romagna, è arrivato a coinvolgere 18 regioni (fanno eccezione solo due delle autonome, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige) e sta organizzando azioni coordinate di comunicazione, promozione e diffusione di 1.000 borghi integrando 4 progetti (Borghi d’Italia, Borghi storici marinari, Terre malatestiane e del Montefeltro e Paesaggi d’autore).

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