Per un nuovo governo del territorio: il manifesto degli architetti | Architetto.info

Per un nuovo governo del territorio: il manifesto degli architetti

Riuniti a Taranto, gli ordini territoriali degli architetti e il Consiglio nazionale lanciano un 'manifesto' per ripensare il governo del territorio, tra rigenerazione urbana da favorire e tutela del paesaggio

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Da Taranto parte un ‘manifesto’ per il governo del territorio secondo gli architetti: nella città ionica, simbolo dell’esplosione delle contraddizioni tra valori costituzionali quali il diritto al lavoro, il diritto alla salute e all’ambiente, il Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori e gli ordini degli architetti provinciali hanno presentato una sorta di decalogo di proposte rivolte al Governo per stimolare una nuova fase nella concezione delle città all’interno del sistema Italia e per l’ Europa.

Rigenerazione urbana, tutela del paesaggio, sostenibilità ambientale, tutela dal rischio idrogeologico e sismico: questi gli assi portanti sui si muove il manifesto lanciato dagli architetti  come dichiarazione di responsabilità civica. “Vogliamo essere interlocutori privilegiati in queste tematiche non solo per la nostra competenza in materia ma anche perché ci assumiamo la responsabilità di essere parte attiva del processo di rigenerazione”, afferma il Cnappc.

Ecco di seguito i 10 punti proposti:

1. Progettare luoghi dove vivere e crescere e non periferie 
Spazi pubblici, edifici pubblici e privati, centri storici, ambiti di città consolidata sono tutte parti di un insieme metropolitano ed urbano che oggi ha bisogno di nuove visioni. Dobbiamo tornare a lavorare sulla flessibilità degli usi, e sull’apertura alla mixité funzionale garantita dalla indicazione delle intensità di funzioni, sulla temporaneità e la sperimentazione delle funzioni, aprendo con maggiore decisione alla flessibilità degli usi compatibili al fine di consentire la flessibilità della città e la velocità delle operazioni di rigenerazione.

2. Valorizzare e non sprecare
il consumo di suolo deve essere arginato, a vantaggio della rigenerazione della città ,ma serve anche un uso intelligente dei suoli, urbanizzati e non, questi sono i nuovi paradigmi della rigenerazione urbana, della tutela del paesaggio, della sostenibilità ambientale, della tutela dal rischio idrogeologico e sismico. Mettere al centro il costruito con particolare attenzione al patrimonio pubblico con tutto il relativo potenziale per lo sviluppo delle città.

3. Dare valore alla partecipazione 
Partecipazione dei cittadini ai processi con spazi di confronto e di pubblico dibattito fin dalle fasi di preliminare del piano o del progetto. Costruire una comunità consapevole e capace di esprimere le proprie idee e necessità senza essere ideologica nell’ambito di metodi e tempi certi. Collaborazione tra privato e pubblico in un nuovo meccanismo di realizzazione del beneficio pubblico basato non più sulla rendita ma sulla concertazione, sul progetto alla scala urbana, e sulla trasparenza del confronto.

4. Tornare al progetto
Recuperare a tutte le scale di intervento la dimensione del progetto che è sempre propositiva, che lavora non per divieti o negazioni ma scegliendo la soluzione che appare come la più adeguata a risolvere il problema. Si può e si deve in primo luogo organizzare la filiera e la regia delle decisioni con la costituzione di una “Agenzia della Rigenerazione Urbana” e quindi organizzare cabine di regia che focalizzino gli obiettivi e diano il senso di una programmazione finanziaria a lungo termine.

5. Cambiare le regole 
Introducendo il principio di non duplicazione della normativa e di una chiara distribuzione delle competenze è necessaria un nuovo Testo Unico del governo del territorio, della pianificazione, delle tutele paesaggistiche, idrogeologiche e sismiche, con estrema attenzione alla salvaguardia delle attività agricole e dell’economia dello spazio rurale. Un nuovo TU che affronti con determinazione la semplificazione del quadro normativo. Un Regolamento Edilizio unico nazionale, una nuova Legge per l’Architettura che valorizzi la professione, il confronto delle idee e la trasparenza nell’assegnazione degli incarichi.

6. Intervenire sul costruito rinnovando il piano 
Un rinnovamento normativo che deve tradursi in un nuovo modello di Pianificazione e in una nuova articolazione dei livelli di piano che partendo dal modello comunale con un unico piano/regolamento della città esistente e un modello/guida concertativo con indirizzi della collettività per la pianificazione della nuova città, che sia di espansione o per ambiti di rigenerazione. Piano che esca dal dimensionamento parametrico e proponga il progetto quale base conformativa e punto di equilibrio degli interessi pubblici e privati.

7. Semplificare la prassi
Il percorso progettuale deve essere responsabile e capace, liberato dagli aspetti meno significativi del progetto e dagli usi impropri dei vincoli e delle prescrizioni. La semplificazione deve prendere in considerazione la riduzione delle categorie di intervento, la riduzione dei titoli abilitativi per una nuova gestione del processo edilizio tutto incluso in un unico titolo.

8. Una nuova misura della fiscalità
Gli interventi di rigenerazione urbana e più in generale quelli sulla città costruita richiedono una revisione complessiva del concetto di rendita che non è più legato alla trasformazione di una zona agricola in area edificabile, ma che invece deve misurarsi sulla situazione dei servizi pubblici connessi all’intervento, sulla restituzione di qualità urbana e ambientale conseguente al recupero. Una nuova modulazione degli oneri e dei contributi di costruzione a vantaggio degli interventi di rigenerazione, sostituzione e densificazione delle città.

9. Un nuovo patto sul paesaggio
Conservazione e trasformazione devono essere azioni coerenti e non in contraddizione tra loro, come ci insegnano i nostri centri storici, ma anche il paesaggio agrario, i litorali e le montagne. Occorre un nuovo rapporto, aperto alla contemporaneità, tra il recupero e la vivibilità dei luoghi, la loro disponibilità ad accogliere usi e modelli di vita diversi e la necessità che siano preservati da attività invasive e distruttive. Una visione premiante della professionalità dell’Architetto e della competenza al progetto anche negli ambiti di tutela paesaggistica.

10. Rispettare le regole

L’abusivismo edilizio e il mancato rispetto delle leggi costituiscono una problematica e un costo sociale rilevante per il recupero e il ripristino dei luoghi. Questo tema deve essere affrontato concretamente, senza soluzioni ideologiche, ricorrendo al progetto per valutare in concreto le soluzioni. Vanno costruite politiche di intervento distinte calate nelle diverse realtà territoriali, rivendicando il metodo dell’analisi e del confronto delle soluzioni possibili non solo urbanistiche e architettoniche, ma anche sociali ed economiche.

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