Quale futuro per il paesaggio italiano? il Rapporto Mibact | Architetto.info

Quale futuro per il paesaggio italiano? il Rapporto Mibact

Le trasformazioni del territorio e gli strumenti per tutelarne l'identità e le risorse. L'analisi del rapporto sul paesaggio

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E’ stato presentato agli Stati Generali del Paesaggio indetti dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), il “Rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio”, che presenta nel dettaglio lo stato dell’arte del settore. I dati Istat e Ispra contenuti nel Rapporto indicano i principali fenomeni e fattori che hanno inciso sulla qualità del paesaggio e sulle sue trasformazioni. Trasformazioni del territorio, come l’urbanizzazione diffusa, il consumo e spreco di suolo, i cambiamenti dei paesaggi rurali. Ne diamo qui alcuni estratti utili per i professionisti.

Edilizia e paesaggio
Gli edifici e i manufatti ad uso abitativo tra questi, sono tra i principali driver delle forme dei paesaggi antropici. In termini di stock, nell’arco temporale di quasi un secolo l’edilizia residenziale italiana ha vissuto, al netto delle demolizioni avvenute nel corso degli anni, una crescita consistente e continua: dai quasi due milioni di edifici presenti già prima del 1919 si è passati ai dodici milioni e più censiti nel 2011 (un numero 6,6 volte superiore).
La densità degli edifici, un secondo indicatore utile a descrivere l’evoluzione del patrimonio abitativo, passa infatti dai 6,1 edifici per chilometro quadrato (fino al 1919), ai 40,3 del patrimonio edilizio censito nel 2011, con incrementi medi annui di +0,16 edifici per chilometro quadrato tra il 1919 e il 1945, di +0,37 tra il ‘45 e il ‘60, e poi per ciascuno dei cinque decenni successivi fino al 2011, rispettivamente di +0,68,+0,70, +0,48, +0,29 e +0,27 edifici per chilometro quadrato all’anno.

Il consumo di suolo
A livello nazionale, il consumo di suolo è passato dal 2,7% stimato per gli anni ’50 al 7,6% del 2016, con un incremento di 4,9 punti percentuali e una crescita percentuale del 184% (e con un ulteriore 0,22% di incremento negli ultimi sei mesi analizzati). In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato ormai oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio. Nel 2016, in 15 regioni viene superato il 5% di consumo di suolo, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (oltre il 12%) e in Campania (oltre il 10%).

L’erosione del paesaggio rurale
L’erosione del paesaggio rurale forma, ai suoi margini, zone di transizione più o meno estese: una intermedia tra il rurale e l’urbano, invasa dallo sprawl, e un’altra intermedia tra il rurale e l’incolto, interessata da processi di dismissione delle pratiche agricole e rinaturalizzazione spontanea. Il rischio più importante, connesso alla cessazione di un presidio attivo dell’agricoltura è, soprattutto nelle zone collinari e montane, quello del dissesto idrogeologico.
Le due principali forme di erosione, da abbandono e da urban sprawl, sono avanzate nell’ultimo periodo intercensuario (2001-2011): più velocemente quella da abbandono, che passa dal 28,5 al 36,1% del territorio nazionale, più lentamente quella da urban sprawl, dal 19,9 al 22,2%. Nel complesso, la superficie delle unità non toccate in misura significativa o del tutto indenni dai due fenomeni si è ridotta dal 52,2 al 42,4%.
Considerando l’incidenza complessiva delle due forme di erosione dello spazio rurale, la Liguria risulta la regione più compromessa, con quasi il 90% del territorio interessato da uno dei due fenomeni, seguita da Veneto e Molise (intorno all’80%), Calabria ed Emilia-Romagna (intorno al 70%), Lazio e Valle d’Aosta (intorno al 67%).

La frammentazione del paesaggio
La frammentazione è un processo di trasformazione di aree agricole o naturali di grandi dimensioni in parti di territorio di minor estensione e più isolate a causa di infrastrutture, edifici o altri elementi antropici.
Il 40% del territorio nazionale risulta classificato in aree a frammentazione elevata e molto elevata. La pianura padana presenta i valori più elevati di frammentazione, più della metà del territorio delle regioni Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna risulta, infatti, classificato come area a frammentazione elevata e molto elevata; le regioni alpine di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, presentano gran parte del proprio territorio classificato come area a frammentazione molto bassa.

Vincoli e autorizzazioni paesaggistiche
Il regime giuridico dei “vincoli” paesaggistici si sostanzia fondamentalmente nell’obbligo, per i proprietari, possessori o detentori di immobili ed aree ricadenti in ambiti di interesse paesaggistico, tutelati ai sensi del Codice dei beni culturali e paesaggistici (art. 134, comma 1, lettere a, b, c), di presentare alle amministrazioni competenti il progetto degli interventi che intendano intraprendere, corredato della prescritta documentazione, astenendosi dall’avviare i lavori fino a quando non ne abbiano ottenuto l’autorizzazione.
I “pareri” resi dalle Soprintendenze nell’ambito dei procedimenti per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, secondo il rilevamento Mibact dell’ultimo triennio, sono mediamente circa 130.000 l’anno.

Va configurandosi negli ultimi interventi del legislatore un sostanziale e significativo cambiamento di paradigma: dal controllo preventivo e “puntiforme” in fase progettuale di ogni singolo intervento (almeno per l’ampia sfera dei cosiddetti interventi minori e di lieve entità) alla definizione di regole a monte per gli operatori (sia di orientamento e di indirizzo che prescrittive), con potestà di controllo della corretta attuazione degli interventi da parte delle amministrazioni preposte esclusivamente collocata nella fase di esecuzione dei lavori e/o post operam.

Strumenti conoscitivi del paesaggio

  • Sitap (Sistema Informativo Territoriale Ambientale e Paesaggistico). È una banca dati a riferimento geografico su scala nazionale per la tutela dei beni paesaggistici, nella quale possono essere visualizzate e consultate le informazioni relative ai vincoli presenti sul territorio ai sensi del D.Lgs 42/2004, art. 136 (vincoli “decretati”), e art.142 (vincoli “ope legis”, tra i quali: aree di rispetto coste e corpi idrici, zone umide, parchi, zone vulcaniche, montagne oltre 1600 o 1200 m, boschi).
  • Sit “Carta del rischio”. E’ un sistema informativo territoriale di supporto scientifico e amministrativo agli Enti statali e territoriali preposti alla tutela del patrimonio culturale. È un sistema di sperimentazione e ricerca sul territorio, per la conoscenza del rischio di danno dei beni immobili. Si basa su banche dati, alfanumeriche e cartografiche, in grado di esplorare, sovrapporre ed elaborare informazioni intorno ai potenziali fattori di rischio, ambientali o antropici, che investono il patrimonio culturale.
  • Vir (Vincoli in rete). E’ una piattaforma che integra le diverse applicazioni informatiche del Mibact che detengono dati sui beni architettonici, archeologici e paesaggistici. Da un accesso unico, professionisti e cittadini possono reperire tutte le informazioni anagrafiche ed amministrative relative al patrimonio culturale immobile.
  • Atlante dei centri storici. E’ stato costruito unendo, a scala nazionale, le informazioni di carattere geografico, amministrativo e di tutela della base geografica nazionale Atlas con quelle di carattere storico, statistico e strutturale risultanti dal Censimento dei centri storici.

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