Rigenerazione territoriale in India: "A river in need" di Morphogenesis | Architetto.info

Rigenerazione territoriale in India: “A river in need” di Morphogenesis

Inserito nel programma governativo National Mission of Clean Ganga, imposta 33 ghats e 20 crematori lungo 210 km del fiume Gange con l’obiettivo di rinnovare spazi importanti per la popolazione e aiutare il recupero di uno dei fiumi più inquinati del mondo e delle sue rive

© courtesy Morphogenesis
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“A river in need” è un progetto di rigenerazione sociale, territoriale e ambientale elaborato dallo studio basato a Nuova Delhi Morphogenesis che intende rivitalizzare un tratto delle rive del fiume Gange attraverso l’intervento su due importanti luoghi della vita di quasi un miliardo di indiani fedeli all’induismo, che prendono le forme di altrettanti elementi architettonici distribuiti lungo le rive dei fiumi e in prossimità delle acque, i ghats e i creamtori.

I ghats sono le scalinate che, scendendo verso l’acqua di fiumi, laghi o piscine artificiali, danno consistenza all’importantissimo legame che, dal battesimo fino alla morte, unisce quasi un miliardo di fedeli a questo elemento naturale. Alcuni ghats (il Ghat di Manikarnika a Varanasi, lungo le rive del Gange nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, è uno dei più importanti di tutto il paese) sono tradizionalmente dotati di crematori, facilitando la pulizia con la discesa all’acqua.

“A river in need” interessa un tratto piuttosto esteso del percorso del Gange, compreso tra le città di Allahabad e Varanasi. In tutto 210 km di anse sulle quali prevede di creare un totale di 33 ghats e 20 crematori, tra concentrati nei centri principali (Mirzapur oltre agli estremi Allahabad e Varanasi) e distribuiti lungo le rive.

Il progetto s’inserisce all’interno del National Mission of Clean Ganga, imponente programma governativo avviato nel 2011 dal Ministry fo Water Resources, River Develompent & Ganga Rejuvenation con un duplice obiettivo. Da una parte vuole abbattere l’alto inquinamento del fiume (il Gange è il corso d’acqua sacro per l’induismo ma è anche uno dei dieci fiumi più inquinati e mortali del pianeta a causa del riversamento di tonnellate di scarti industriali e dei resti delle cremazioni) e promuovere interventi di rigenerazione delle sue rive. Dall’altra intende mantenere costanti i livelli di vitalità e integrità delle sue acque attraverso processi naturali, ecologici e sostenibili.

Morphogenesis ridisegna i luoghi interfaccia tra l’uomo e l’acqua creando spazi in cui le persone possano radunarsi, aspettare, celebrare, piangere e cremare i propri defunti e manifestare i segni del lutto, ma anche effettuare le abluzioni rituali o la pulizia personale. Spazi che devono tenere in considerazione anche le periodiche variazioni del livello delle acque dovute al Monsone, che nei casi peggiori, in alcune aree, possono innalzarlo di oltre dieci metri.

Per questo, il progetto disegna ghats di tipologie e dimensioni differenti, tutti caratterizzati da scalinate lunghe e ampiamente terrazzate. Alcuni sono piccoli e intimi, al servizio dei rituali quotidiani di un piccolo numero di persone, altri invece sono grandi e aperti, con scalinate spesso interrotte da vasche e dotate di piattaforme aggettanti che, distribuite sull’argine e sorrette da colonnati, consentono l’accesso dall’acqua e lo stazionamento con ogni portata del fiume.

La distribuzione delle differenti funzioni è impostata in funzione della quota rispetto al livello dell’acqua: mentre le parti più in basso, più facilmente esondabili, sono destinate alle abluzioni e alla pulizia, salendo verso altezze più sicure si trovano le funzioni più importanti, come i punti di ritrovo per la comunità (che, opportunamente attrezzati per letture ed eventi, possono rendere il ghat vivo in ogni momento dell’anno) e i crematori.

“A river in need” s’inserisce nel paesaggio in modo il più possibile rispettoso del contesto, ricorrendo a materiali pienamente parte della tradizione costruttiva locale, in primis mattoni e pietra, che necessitano di poca o nulla manutenzione. Avvia un processo di microrigenerazione territoriale ricorrendo a un approccio globale che interviene sulla piccola scala, smart ed ecologico, mirato a dare servizi, anche tecnologicamente avanzati, che sfruttino le risorse rinnovabili in modo più utile, ampio, consapevole e attento.

Da una parte, consapevoli dei danni provocati dalla deforestazione delle rive causata dall’impiego del legno nelle pire funebri, cerca di proporre spazi crematori che ne riducano l’utilizzo fino al 30%, ottenendo, oltre alla diminuzione degli alti costi delle cerimonie, effetti positivi anche sull’erosione delle rive, favorita dalla minore presenza di alberi e verde. Dall’altra, introduce colonne di servizi che, alimentate da pannelli fotovoltaici che, presenti anche sui tetti piani dei crematori, li rendono autonomi dal punto di vista energetico, offrono punti di ricarica per dispositivi mobili, connessione a internet wi-fi e acqua potabile.

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