Rigenerazione urbana sostenibile: le proposte degli architetti | Architetto.info

Rigenerazione urbana sostenibile: le proposte degli architetti

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“Superamento del vecchio Piano regolatore in favore del Piano di gestione del territorio e degli 8 mila regolamenti edilizi, uno per Comune, vera e propria aberrazione culturale e normativa tutta nazionale; istituire le Agenzie di semplificazione degli architetti che, in regime di certificazione, aiutino i professionisti a verificare i progetti e la compatibilità normativa; annullare e ridurre gli oneri sulle attività di Riuso di edifici, non vincolati, che vengano radicalmente recuperati o sostituiti; procedere alla liberalizzazione delle destinazioni d’uso contestualmente alla decisione di mettere il patrimonio pubblico sul mercato, essendo altamente improbabile che qualcuno intenda comprare, tout court, una caserma o un ospedale dismessi.

E, ancora: partecipazione obbligatoria alle conferenze di servizi – telematiche e asincrone – di tutti i soggetti e enti pubblici, comprese le soprintendenze; impegno per una maggiore certezza del diritto – una delle cause maggiori di fuga degli investitori e del piccolo abusivismo – attraverso la pubblicità dei progetti e con date certe per obiettare; pubblicazione di Linee guida nazionali antincendio da parte del ministero degli Interni, per evitare interpretazioni di un singolo funzionario da città a città.

Sono queste le proposte che il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori ha consegnato al viceministro delle Infrastrutture, Vincenzo De Luca in tema di semplificazione, riuso del patrimonio edilizio esistente e per promuovere lo snellimento amministrativo in materia di urbanistica, edilizia e ambiente.

Per il Consiglio nazionale “è urgente uscire dal paradosso, tipicamente italiano, che vede il nostro Paese essere quello, a livello europeo, che ha la maggiore quantità di regole che riguardano l’edilizia, la tutela del territorio, ma che convive, allo stesso tempo, con un’inaccettabile quota di abusivismo edilizio. Ciò rappresenta emblematicamente, l’incapacità di queste norme di tutelare, e ancor più di promuovere, la qualità dei territori, l’attenzione e la cura degli spazi pubblici e dei monumenti, impedendo, di fatto, qualsiasi progetto strategico realizzabile per le città, il paesaggio e per l’ambiente”.

“Siamo finiti in un vero e proprio labirinto regolamentare – spiega il Consiglio Nazionale – nel quale sono state seppellite anche alcune norme, potenzialmente innovative quando furono varate, ma che sono state affossate dalla sovra regolamentazione, con il risultato di impedire la buona architettura, mortificando il progetto, di allontanare gli investitori e di creare le condizioni per il malaffare”.

“Ora è tempo di intervenire – continua – per una semplificazione vera, che con l’innovazione di norme esistenti, crei le premesse perché gli interventi di trasformazione del territorio e degli edifici siano fatti sulla base di regole chiare, tempi certi e assunzioni di responsabilità da parte del settore pubblico, così come dei privati. Le nostre non sono proposte astratte dal contesto, ma sono consapevolmente mirate a perseguire una strategia di rigenerazione urbana sostenibile, per ridurre il consumo del suolo e incentivare il riuso di ciò che già esiste, risparmiando energia e aumentando il comfort abitativo”

“Serve – concludono gli architetti – una accelerazione dei programmi di riuso, comunque definiti anche dalla legislazione regionale, che hanno per oggetto la valorizzazione dei tessuti urbani degradati anche sotto il profilo ambientale, energetico e della sicurezza. Per realizzarli è necessario aggiornare strumenti già esistenti, come l’accordo di programma e il concorso di progettazione e realizzazione urbana”.

 

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