Venezia e' pronta ad accogliere i Fundamentals di Rem Koolhaas | Architetto.info

Venezia e’ pronta ad accogliere i Fundamentals di Rem Koolhaas

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Si è tenuta il 10 marzo a Venezia la presentazione della 14. Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia; sole e vento forte, clima insolito per la città lagunare, accolgono l’arrivo del protagonista di questa edizione, l’architetto olandese Rem Koolhaas. Fundamentals, titolo evocativo di elementi che costituiscono il paesaggio veneziano, si presenta subito con caratteri di eccezionalità.

Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, introduce e ringrazia il curatore per aver elaborato un innovativo progetto di Mostra che riesce a trasformare la Biennale in vera e propria sede di ricerca: sia tramite l’allestimento del risultato dei recenti studi condotti dall’architetto stesso, sia attraverso la programmazione di una serie di eventi in cui sono chiamati a partecipare in modo corale anche gli altri settori della Biennale: Danza, Musica, Teatro e Cinema.

Queste le premesse per un calendario che sarà caratterizzato da discussioni, incontri e dibattiti e avrà una durata di addirittura sei mesi, con apertura al pubblico da sabato 7 giugno a domenica 23 novembre.

La parola quindi passa al curatore che, attraverso una serie di immagini, illustra le tre manifestazioni che costituiranno i Fundamentals della sua Biennale: Absorbing Modernity 1914-2014, Elements of Architecture e Monditalia.

Il riferimento al passato costituisce l’inatteso fil rouge delle tre sezioni della Mostra in quanto la dimensione temporale, nell’intenzione dell’architetto, diventa l’elemento cardine per l’indagine sulle “fondamenta” della disciplina architettonica.

Koolhaas individua così per Absorbing Modernity 1914-2014un periodo storico preciso nel quale circoscrive la trasformazione dell’architettura da arte fortemente rappresentativa delle identità nazionali a manifestazione globale della modernità; il provocatorio architetto olandese invita i curatori dei padiglioni nazionali a recuperare in questo processo globale gli elementi che hanno contraddistinto le realizzazioni architettoniche dei loro paesi, per ritrovare le tracce di permanenza delle varie culture nazionali sedimentate nella storia.

Una sorta di sfida che è stata accolta da 65 paesi partecipanti, di cui 11 presenti per la prima volta: Azerbaijan, Costa d’Avorio, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Kenya, Marocco, Mozambico, Nuova Zelanda e Turchia.

Il Padiglione centrale accoglierà invece la sezione Elements of Architecture, repertorio di elementi del quotidiano architettonico (pavimenti, pareti, soffitti, tetti, porte, finestre, facciate, corridoi, camini, servizi, scale, scale mobili, ascensori, rampe) raccolti e raggruppati secondo una ricerca condotta da Koolhaas che illustra evoluzione, importanza e funzione specifica di ognuno di essi (ad esempio l’importanza del balcone in un collage di immagini storiche in cui eventi di straordinaria importanza sono stati comunicati attraverso l’uso di questo elemento architettonico). Il vasto repertorio raccoglie anche il lavoro di architetti che hanno dedicato la propria vita in modo quasi ossessivo allo studio di uno o più di questi elementi, facendo luce su personaggi del mondo dell’architettura finora magari rimasti in secondo piano.

In realtà, attraverso la rivendicazione di ciò che potrebbe essere considerato banale, il curatore della Biennale dichiara il desiderio di coinvolgere un pubblico ampio.

Gli spazi dell’Arsenale saranno infine destinati a Monditalia, una sorta di laboratorio pluridisciplinare in cui l’allestimento architettonico sarà integrato dalla presenza di spettacoli e performance organizzati dagli altri settori della Biennale. Attività nell’ambito di Danza, Musica e Teatro si alterneranno in calendario, mentre la presenza del Cinema, una costante nell’opera di Koolhaas, accompagnerà tutta la durata della Mostra.

Fa da sfondo alla sezione dell’Arsenale l’immagine della Tabula Peutingeriana, una mappa del V secolo in cui l’Italia costituiva il centro dell’Impero romano. Il curatore la sceglie come esempio storico di rappresentazione diagrammatica, una forma espressiva ampiamente esplorata nel suo lavoro, quasi a dimostrare come ancora una volta il passato possa costituire fonte d’ispirazione per il futuro… Che lo stesso messaggio valga anche per il nostro paese? 

L’autore


Rachele Michinelli

Si laurea in Architettura all’Università di Ferrara nel 2002, dopo aver frequentato l’anno accademico 1998/99 all’Etsab di Barcellona. Rachele Michinelli, dal 2001 al 2003, lavora presso lo studio di Michel W. Kagan a Parigi dove ha partecipato allo sviluppo di importanti concorsi internazionali. Nel 2002/2003 svolge la borsa di studio di perfezionamento all’estero “Trasformazioni urbane recenti: Zac Paris Rive Gauche” presso l’École Supérieure d’Architecture de Paris Belleville. Nel 2007 è stata visiting professor presso l’Universidad Nacional de Colombia di Bogotà dove ha presentato le ricerche sviluppate nella sua tesi di dottorato “Housing Torino-Parigi”. Nel 2009 consegue il dottorato presso il Politecnico di Torino. Dal 2006 al 2013 ha collaborato come referente redazionale e autore a “Il Giornale dell’Architettura”. Professore a contratto per a.a. 2013/2014 presso il Politecnico di Torino, dal 2006 è project manager presso lo Studio Rolla di Torino, dove si è occupata di importanti trasformazioni urbane fra le quali il nuovo ambito del Juventus Stadium.

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