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Baracche in legno: una passione per i designer

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Da un artista di Freeport, nel Maine, il giovanissimo Ethan Hayes-Chute, arriva un’altra “baracca di design”.

Un’idea di sicuro non nuova. Già due anni fa gli Olandesi Rikkert Paauw e Jet van Zwieten portarono al Public Design Festival di Milano (ripresentato poi nel corso dell’ultima edizione di Vienna Design Week) il loro progetto Foundation, che consisteva nella realizzazione di una “baracca” con  l’aiuto degli abitanti della zona, coinvolti nella raccolta di materiali di scarto e oggetti d’arredo in disuso, che sono stati poi trasportati in un container porta-macerie. E c’è stato anche il progetto realizzato da Patrick Hubmann e Giulia Durante, RoOm for a day, i quali hanno riprodotto una tipica abitazione rom esponendola nella capitale lombarda (prima durante il Pulbic Design Festival e poi in una mostra realizzata all’Università Bicocca).  Il progetto  “raccontava” il popolo rom e la capacità di questo popolo di creare con pochi strumenti degli spazi con una qualita` funzionale ma anche estetica, che allo stesso tempo spingeva alla riflessione i visitatori.

Ora la passione per la costruzione di “soluzioni abitative precarie” ha catturato l’americano Ethan Hayes-Chute, che ha chiamato il suo progetto Quirky. Anche questa un baracca in legno, un miscuglio delizioso di materiali trovati “per caso”, baracche che in realtà sono installazioni site-specific che mirano a esplorare i temi dell’autosufficienza, dell’auto-conservazione e dell’auto-esclusione.

Le costruzioni sono realizzate interamente con materiale di recupero, merci vintage e antiquariato. “Per la struttura di queste opere, in particolare, mi concentro sulla raccolta di legname da cataste abbandonate, cassonetti, cantieri, centri di riciclaggio, nonché il garage seminterrati e fienili di amici e familiari”, ha sottolineato Hayes-Chute. Le costruzioni sono frammentarie, come se fossero state costruite lentamente nel tempo.

“Ecco la vostra occasione per vedere come vive un’eremita nei boschi”, ha sostenuto l’artista. Ecco un’altra occasione per immergersi in un contesto diverso dal proprio, per esplorare modi di vivere diversi, fatti di stenti, di solitudine e di alienazione. Un altro esempio di design che supera i limiti “dell’estetica e dell’inutilità” per toccare, analizzare e affondare nel sociale.

A.U.
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