Bernardo Fort-Brescia, il gusto americano a Porta Nuova | Architetto.info

Bernardo Fort-Brescia, il gusto americano a Porta Nuova

wpid-2921_fortbrescia.jpg
image_pdf

In occasione della Biennale di Architettura abbiamo incontrato l’architetto Bernardo Fort-Brescia, dello studio Arquitectonica, che con Laurinda Spear ha progettato le torri Solaria e Aria, recentemente inaugurate a Milano nel comparto Porta Nuova – Varesine di Hines (LEGGI QUI IL PROGETTO).

Lo studio Arquitectonica, localizzato a Miami, attualmente conta oltre 700 persone, distribuite nelle sedi di New York, Cambridge, Los Angeles, Lima, San Paolo, Parigi, Abu Dhabi, Hong Kong e Shanghai. Con lui abbiamo parlato dell’approccio di un architetto americano alla progettazione in Italia.

Quanto di americano c’è nelle torri Solaria e Aria, e quanto italiano si è sentito nel progettarle?

Come sarebbero queste torri negli Stati Uniti? Siamo dominati dall’aria condizionata; sarebbero appartamenti con un affaccio unico, con cucina e bagni nel retro, da dove si entrerebbe all’interno dell’appartamento. Per gli standard statunitensi verrebbero definiti accettabili.

Ma io realizzo molti progetti residenziali nel mondo, e per ognuno voglio capire quanto posso cambiare e quanto invece i clienti devono riconoscersi e trovare familiarità nei progetti. Quindi il lavoro comincia con un tour esplorativo degli edifici locali, per capire le loro caratteristiche (nel caso di Milano, alcuni erano edifici risalenti a qualche secolo or sono, altri a poche decine di anni fa) e per chiedere agli abitanti quali sono le cose che considerano migliori, e quali i difetti.

Un comune denominatore emerso subito riguarda l’affaccio: un apprezzamento unanime nasce nei confronti di quegli alloggi che sono affacciati su più direzioni, spesso su tre lati diversi.

Lo sappiamo: in questo modo la ventilazione naturale risulta molto più efficace. Forse in Italia, a Milano, questo è reso anche più agevole dal clima più temperato, rispetto ad alcune zone degli Stati Uniti; o più semplicemente si tratta effettivamente di una questione culturale.

Da questo nasce l’idea di costruire un villaggio verticale: stabilito che il programma ci chiedeva appartamenti di taglie diverse (piccoli, medi e grandi), abbiamo concepito dei singoli elementi, poi accostati come in un trifoglio attorno allo spazio nel quale viene disposta la circolazione verticale, sovrapponendoli (a questa suddivisione di base si aggiungono poi le varianti planimetriche che ampliano l’offerta residenziale – ndr)

Ogni porzione della torre, quindi, lavora come se fosse indipendente, risultato della sovrapposizione di tante case singole, ognuna con aria e luce attorno a sé. Lo stesso principio è ripetuto per l’edificio Aria, con la differenza che essendo più piccola è composta da due e non da tre torri.

In questo senso il cielo diventa il giardino degli alloggi: in una casa singola, ci sarebbe un giardino. Al decimo, ventesimo piano, il giardino è il cielo: e questo giardino ha come sfondo, oltre che lo skyline della città, elementi che non avresti mai pensato che potessero essere associati a Milano, come le Alpi.

Una cosa che invece ritengo diversa dal classico appartamento italiano è lo svuotamento dell’angolo. Aprire l’angolo, spostando lo scheletro portante, permette di costruire la vista verso più direzioni; negli Stati Uniti sarebbero state vetrate tutte le pareti, ma qui in Italia – pensando anche alla necessità di avere superfici piene su cui addossare mobili o contenitori per i libri, o per tutti quegli oggetti che arrivano dalla storia della famiglia – mi sono limitato agli angoli.

Infine, per tornare al concetto di cielo come giardino, le terrazze: queste sono profonde, ampie, fino a tre o quattro metri, e possono essere attrezzate con tavoli, sedie, mobili, enfatizzando l’uso dello spazio esterno. I parapetti, in vetro opaco che sfuma verso il trasparente, accentuano l’effetto di protezione e di riparo: stando seduti ci si sente all’interno di uno spazio ben definito.


Le torri sono sfalsate e permettono di costruire delle viste diagonali, verso l’alto o il basso?

Certamente. Ho notato che gli appartamenti migliori hanno il cielo sopra: gli attici. In questo caso non era possibile avere il cielo sopra ogni appartamento; l’idea allora di sfalsare le terrazze, facendo in modo che in parte siano a doppia altezza, permette di sentire il cielo più vicino. La parte più bassa, più interna, è anche più intima; e consente di poter vivere la quotidianità senza essere visti. Le parti a doppia altezza regalano spazio, e questo cambia la percezione del terrazzo. Non sei costretto in una sorta di panino, schiacciato dal solaio del piano di sopra.

Questo edificio è certificato Leed; in che modo le scelte progettuali facilitano la certificazione?

Sappiamo che usare l’energia in maniera più efficiente è molto difficile. Il maggior risparmio consiste nel non usare l’energia: dobbiamo lavorare in maniera tale da diminuirne la domanda. Per le torri Solaria e Aria i fattori più importanti riguardano l’uso della ventilazione e della luce naturale, che conseguentemente abbassano i relativi consumi elettrici. A fianco di questi semplici accorgimenti progettuali applicati al grande edificio, vi è anche certamente la tecnologia: i sistemi speciali di isolamento termico e l’uso di fonti rinnovabili (fotovoltaico e solare) che alimentano gli impianti di calore, che utilizzano acqua di falda, ma anche la semplice presenza delle terrazze profonde che fungono da ombreggiatori naturali. Inoltre l’edificio, nonostante le grandi aperture, presenta solo il 15% di superficie vetrata, e questo agevola l’isolamento.

Sembra che lei abbia una visione più europea che americana, da questo punto di vista. In Europa tendiamo a copiare modelli americani, ma sembra che lei importi negli Stati Uniti alcune visioni europee. È solo lei, o queste sono anche le tendenze di nuove generazioni di architetti?

Siamo noi, dato che questo dipende anche da dove viene realizzata la progettazione; questi progetti sono concepiti negli uffici parigini, per cui sono già «europei»; e notiamo come rileviamo una sorta di mediterraneità nel nostri progetti italiani o spagnoli, e di riflesso anche per quelli nel centro Europa. Negli Stati Uniti invece dipende molto dalle zone. A Miami (ma anche in California) è facile implementare questo tipo di idee. Si tratta di una realtà con un forte influsso sudamericano ed europeo. Argentini, peruviani, ad esempio, pensano come gli europei, esiste una forte similitudine di pensiero (sempre a proposito dell’uso della luce e della ventilazione naturale); quello che cercano è uno stile europeo. Diversa è la East Coast, dove viene accettato più facilmente l’uso massiccio dell’aria condizionata e della luce artificiale.

{GALLERY}

L’autore


Julian Adda

Architetto, editore, Julian Adda collabora dal 2003 con il Giornale dell’Architettura e altre testate on-line. Ha svolto attività didattica presso lo Iuav di Venezia.

Copyright © - Riproduzione riservata
Bernardo Fort-Brescia, il gusto americano a Porta Nuova Architetto.info