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Certificazione energetica degli edifici, per una visione di sistema

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L’ingegnere e ricercatore presso il Dipartimento Best del Politecnico di Milano Giancarlo Paganin, commenta una delle più importanti novità normative recenti in tema di efficienza energetica del costruito, ovvero il passaggio dall’Attestato di certificazione energetica al nuovo Ape, Attestato di prestazione energetica. Paganin, che è autore di un volume di prossima pubblicazione intitolato “Iso 50001 – Strumenti gestionali per il miglioramento delle prestazioni energetiche del costruito”, sarà protagonista di due convegni gratuiti sul tema “La Classe A+”, che si terranno il 4 e il 5 ottobre presso il Made expo di Milano.

Gli incontri fanno parte delle 35 esercitazioni e laboratori tecnici gratuiti organizzati nello spazio “Progettazione e Soluzioni” da Wolters Kluwer Italia in collaborazione con Logical Soft e nello spazio Growing City con Nemeton Network (clicca qui per il programma completo).

Ci sono voluti quasi otto anni, ma alla fine è stato cancellato quel paradosso terminologico che rispondeva al nome di “attestato di certificazione energetica“; la legge 90/2013 (ex d.l. 63/2013) ha infatti modificato la terminologia introdotta dal D.Lgs.192/2005 e, dopo aver cancellato l’Ace (Attestato di certificazione energetica) lo ha sostituito con un più adeguato Attestato di prestazione energetica.

In realtà, presi dalla grande innovazione introdotta con la “certificazione energetica” nel nostro contesto delle costruzioni, pochi avevano prestato attenzione al fatto che il termine “attestato di certificazione” non aveva alcun senso, se veniva letto considerando il vocabolario internazionalmente riconosciuto nel mondo della certificazione e cioè la norma Uni Cei En Iso/Iec 17000 (marzo 2005) “Valutazione della conformità – Vocabolario e principi generali”.

Tale norma definisce infatti il termine certificazione come una “attestazione di terza parte relativa a prodotti, processi, sistemi o persone” e di conseguenza un attestato di certificazione rappresenterebbe una sorta di “attestazione di attestazione”; è invece corretto affermare che il termine “attestato di prestazione energetica” identifichi a tutti gli effetti il certificato energetico dell’edificio. Si può dire, in un certo senso, che si sia quindi finalmente ristabilita quella correttezza terminologica che in fondo è opportuna, affinché il concetto di certificazione energetica possa essere interpretato in modo più ampio rispetto a quanto fino ad ora è stato fatto: in molti casi, ci si è limitati a considerare la certificazione energetica come il risultato di un calcolo convenzionale, piuttosto che come un processo complesso ed articolato.

L’imposizione della certificazione energetica degli edifici da parte della Comunità europea è un’opportunità, per estenderne la portata e la rilevanza associando alla procedura di emissione dell’Ape anche altri processi di gestione del fabbisogno energetico degli edifici. Questi ultimi infatti possono a loro volta essere oggetto di altre certificazioni in maniera coordinata, al fine di raggiungere quegli obiettivi di efficienza energetica del patrimonio costruito che da anni si discutono e si cercano di ottenere con interventi non sempre coordinati al meglio.

Il quadro al quale dobbiamo abituarci parte dalla certificazione energetica, ma la assume come un inizio di un processo di gestione del costruito che viene svolto in tempi anche molto lunghi e nei quali anche la certificazione delle modalità con le quali l’edificio che è stato certificato energeticamente all’atto della sua costruzione viene gestito in maniera adeguata.

In sintesi, la certificazione energetica degli edifici può essere articolata su più piani di lettura tra loro interagenti:

  • Prodotti per le costruzioni: da molti anni teoricamente tutti i prodotti e materiali da costruzione dovrebbero essere dotati di una certificazione delle caratteristiche o prestazioni energetiche, anche se purtroppo pochi conoscono il D.M. 2 aprile 1998 “Modalità di certificazione delle caratteristiche e delle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti ad essi connessi” (che, in attuazione della l. 10/1991, imponeva l’obbligo di certificare le prestazioni o caratteristiche energetiche di prodotti e materiali da costruzione). Per molti anni ci si è dimenticati di questa imposizione e spesso direttori lavori o finanche collaudatori non hanno preteso queste certificazioni. Da quando è operativa la marcatura Ce dei prodotti da costruzione, la certificazione è più conosciuta, anche se il recente Regolamento Ce 305/2011 (Cpr) ha un po’ complicato l’interpretazione delle caratteristiche certificate, introducendo una “dichiarazione di performance” relativamente complessa.

  • Edificio: su questo piano, quello tipicamente legato alla certificazione energetica dell’edificio, poco c’è ancora da aggiungere.

  • Gestione del patrimonio costruito: in questo senso ancora molto si può dire, visto che l’attestazione Ape dichiara una qualità energetica dell’edificio certificato, ma ovviamente non garantisce che le prestazioni nel tempo saranno sempre quelle certificate dal calcolo convenzionale. Occorre che si consolidi una sensibilità diffusa all’influenza che le modalità di uso degli edifici possono avere sui risultati di consumo degli edifici (che magari sono stati certificati in classe A, ma poi consumano molto più del calcolato). In questo senso, anche il processo di gestione può essere oggetto di certificazione energetica, facendo riferimento alla norma ISO 50001:2011 che fissa i requisiti per i sistemi di gestione dell’energia.

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