Creatività sobria, scarna, pulita. Intramontabile. Inconfondibile. | Architetto.info

Creatività sobria, scarna, pulita. Intramontabile. Inconfondibile.

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La storia di Mies van der Rohe è la storia di un maestro senza tempo, di una mente che ha dato vita ad arredi inconfondibili e a strutture inimitabili. Ha trasformato lo studio delle arti applicate in industrial design.

Nel 1908 lavora nello studio di Beherens e conosce Le Corbusier e Gropius. Nel 1912 viene in contatto con Berlage, che lo introduce nel gruppo d’avanguardia De Stijl. Nel 1918 insieme a Taut, Gropius, Mendelsohn entra nel “Novembergruppe”, di cui dirige la sezione architettonica.

Nel 1929 realizza il padiglione tedesco all’Esposizione internazionale di Barcellona. Dall’agosto del 1930, designato da Gropius, è direttore del Bauhaus, dove insegna anche architettura agli studenti degli ultimi semestri, incarico questo che mantiene fino al 1933, quando è costretto a chiudere la scuola per le pressioni del nazismo. La guerra interrompe la sua attività e costituisce insieme una pausa di riflessione e di elaborazione di una poetica personale: i rapporti di Mies con l’avanguardia figurativa, da De Stijl all’Espressionismo al Dadaismo partono, infatti, da questi anni.

E inizia la sua avventura americana, durante la quale progetterà la Casa Farnsworth a Plan nell’Illinois, le torri ad appartamenti Lake Shore Drive di Chicago, il Seagram Building di New York.

E oltre la sua storia personale c’è la semplicità: nella linea, nella cura per i dettagli, nel comfort di lusso ma non pacchiano che il maestro riesce a imprimere in ogni suo lavoro.

Il suo inconfondibile stile è ridotto all’essenziale, completamente privo di ornamenti e di accessori: l’estetica è affidata ai materiali e alla struttura, alla vera e propria ossatura di ogni edificio. I materiali sono tutt’altro che i tradizionali mattoni, usati solo nella prima parte della sua carriera di progettista. Nei suoi grattacieli, vetro e acciaio sono i veri protagonisti, ed il vetro non è un semplice rivestimento ma un elemento-chiave, un filtro alla luce che crea, mediante riflessioni, nuove forme.

Un maestro forse difficile da imitare ma impossibile non seguire, perché la sobrietà è esercizio, stile, eleganza. E la sua è una storia troppo importante per essere ascoltata sottovoce, un’impronta troppo pesante per essere guardata distrattamente.

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