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Dall’Europa nuove norme su appalti e concessioni

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Mercoledì scorso il Parlamento europeo ha approvato un insieme di norme che andranno a modernizzare le procedure legate agli appalti pubblici e alle concessioni, nell’ottica di incentivare un miglior rapporto qualità-prezzo per le autorità pubbliche che acquisteranno o affitteranno forniture, opere o servizi. Una ‘piccola’ rivoluzione normativa, che prevede inoltre di snellire la burocrazia per gli offerenti e semplificare l’accesso all’offerta per le piccole e medie imprese. Concordata con il Consiglio nel giugno 2013, la nuova normativa modifica le norme attuali sugli appalti pubblici comunitari. È la prima volta che vengono fissate norme comuni a livello europeo in materia di contratti di concessione.

Tra le novità più rilevanti, l’introduzione di un nuovo criterio di “offerta economicamente più vantaggiosa” (Meat) nella procedura di aggiudicazione: grazie a questa modalità, le autorità pubbliche potranno mettere più enfasi su qualità, considerazioni ambientali, aspetti sociali o innovazione, pur tenendo conto del prezzo e dei costi del ciclo di vita dei prodotti o dei servizi. Secondo Marc Tarabella, relatore del Parlamento in materia di appalti, “i nuovi criteri porranno fine alla dittatura del prezzo più basso e, ancora una volta, la qualità sarà il punto focale”.

Attraverso l’introduzione del “documento unico europeo di gara”, basato sull’autocertificazione, per le imprese diventeranno più semplici le procedure di gara, poiché sarà solo il vincitore a fornire la documentazione originale. Secondo la Commissione in questo modo saranno ridotti gli oneri amministrativi per le imprese di oltre l’80%. Per facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici, le nuove norme incoraggiano anche la suddivisione dei contratti in lotti.

I nuovi “partenariati per l’innovazione” consentiranno alle autorità pubbliche di indire bandi di gara per risolvere un problema specifico, senza pregiudicarne la soluzione, lasciando così spazio alle autorità pubbliche e all’offerente per trovare insieme soluzioni innovative.

Per combattere il dumping sociale e garantire che i diritti dei lavoratori vengano rispettati, le nuove leggi comprenderanno norme per il subappalto e disposizioni più severe sulle cosiddette “offerte anormalmente basse”, stabilendo che i contraenti che non rispettano la normativa Ue sul lavoro possano essere esclusi dalla presentazione di offerte.

Con la nuova normativa, agli Stati membri viene lasciata la libertà di decidere come essi desiderino che siano eseguiti i lavori pubblici o erogati i servizi, in-house o tramite esternalizzazione a società private. Inoltre la nuova direttiva “non impone la privatizzazione delle imprese pubbliche che forniscono servizi al pubblico”. Fa eccezione a questa normativa ciò che concerne l’acqua: volendola tutelare come bene pubblico, gli europarlamentari deputati hanno decretato l’esclusione dal campo di applicazione delle nuove regole.

Le nuove direttive entreranno in vigore 20 giorni dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea. Da questa data, gli Stati membri avranno 24 mesi per trasporre le disposizioni delle nuove norme nel diritto nazionale.

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