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Decreto fare, cosa cambia per la sicurezza sul lavoro

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Il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, detto “Decreto fare”, ha introdotto significative novità normative in materia di sicurezza sul lavoro, dall’ambito della formazione alle pratiche di verifica delle attrezzature, fino al tema dei cantieri mobili. Per tracciare un’analisi di come le novità introdotte vanno a modificare la pratica quotidiana di chi si occupa di sicurezza, abbiamo intervistato Marco Grandi, ingegnere e ispettore del lavoro. che sarà tra i protagonisti del calendario di convegni ed eventi organizzati da Wolters Kluwer Italia all’interno di Ambiente Lavoro (a Bologna dal 16 al 18 ottobre 2013), il salone della sicurezza che quest’anno si svolgerà all’interno di Saie (16-19 ottobre 2013). Insieme ad altri consulenti sul tema, Grandi sarà presente nello spazio “Consulta i nostri esperti”, per dialogare “in diretta” con i professionisti su casi e questioni e novità normative a proposito della sicurezza sul lavoro.

La formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro viene semplificata? E come?

I commi aggiunti agli articoli 32 e 37 del D.Lgs. 81/2008 stabiliscono che in tutti i casi di formazione e aggiornamento, previsti dal decreto stesso, in cui i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano, in tutto o in parte, rispettivamente a quelli previsti per il responsabile e per gli addetti del servizio prevenzione e protezione, e a quelli per dirigenti, preposti, lavoratori e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, è riconosciuto credito formativo per la durata ed i contenuti della formazione e dell’aggiornamento corrispondenti erogati.

Questo significa che i soggetti interessati (lavoratori e professionisti) potranno ridurre le ore di formazione, potendo ritenere validi i corsi aventi contenuto corrispondente già fequentati, ed evitare così di ripetere inutilmente moduli formativi.

Un’altra conseguenza pratica sarà che le ore di aggiornamento, i cui contenuti non sono attualmente disciplinati nel dettaglio, si ridurranno drasticamente. I suddetti riconoscimenti dei crediti formativi però non entrano immediatamente in vigore, poiché la legge ha stabilito che la modalità di riconoscimento dei crediti e i modelli per mezzo dei quali è documentata l’avvenuta formazione vengano individuati con successivo atto della Conferenza Stato-Regioni dopo aver sentito la Commissione consultiva permanente (ex art. 6 T.U.).

Un altro argomento di rilevanza pratica sono le verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro: come è intervenuto il decreto “del Fare”?

Una modifica sostanziale all’art. 71 del D.Lgs. 81/2008 riguarda le tempistiche entro le quali sottoporre a prima verifica le attrezzature di lavoro riportate nell’Allegato VII dello stesso Decreto Legislativo, per la quale il datore di lavoro si avvale dell’INAIL, che vi provvede nel termine di 45 giorni dalla messa in servizio dell’attrezzatura.

Ciò significa, innanzitutto, che l’INAIL ha solamente 45 giorni di tempo per la prima verifica, invece che i 60 giorni previsti nella norma previgente. Inoltre, la prima verifica dovrà avere luogo entro i citati 45 giorni dalla sua “messa in servizio”, e non più entro il termine stabilito dalle frequenze indicate nell’Allegato VII del D.Lgs. 81/2008, e cioè dopo un tempo variabile da 1 a 5 anni dalla messa in servizio in funzione della tipologia di attrezzatura.

Nel caso il soggetto titolare di funzione non riuscisse a soddisfare nei termini la richiesta di prima verifica, trascorsi 45 giorni il datore di lavoro dovrebbe “avvalersi, a propria scelta, di altri soggetti pubblici o privati abilitati”, senza la possibilità di coinvolgere l’ASL o l’ARPA.

Per quanto riguarda le verifiche periodiche successive alla prima, con la nuova formulazione dell’art. 71, spariscono i termini di 30 giorni e, soprattutto, non è più necessario avanzare la richiesta di verifica all’ASL/ARPA, lasciando fin da subito al datore di lavoro la libertà di coinvolgere il soggetto a cui fare la richiesta di verifica, scegliendolo tra le ASL/ARPA e i soggetti pubblici o privati abilitati.

Anche per i cantieri temporanei e mobili sono previste semplificazioni?

Tra le semplificazioni alle norme sulla sicurezza nei cantieri, è stata prevista l’esclusione dal campo di applicazione del Titolo IV dei lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento, nonché ai piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore ai dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi, ma solo se i lavori stessi non espongano i lavoratori ai rischi particolari elencati dall’allegato XI del D.Lgs. n. 81/2008.

Per uomini-giorno si dovrà intendere l’entità presunta dei lavori rappresentata dalla somma delle giornate di lavoro necessarie al completamento dei lavori stessi, in analogia a quanto disposto dall’art. 26 del D.Lgs,. n. 81/2008 e s.m.i., come modificato dallo stesso D.L. n. 69/2013 convertito in L. 98/2013.

Con una importante aggiunta apportata dalla legge di conversione, è stato previsto poi che le disposizioni del Titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008 si applichino espressamente anche agli spettacoli musicali, cinematografici e teatrali e alle manifestazioni fieristiche tenendo conto delle particolari esigenze connesse allo svolgimento delle relative attività, esigenze che saranno individuate con successivo decreto entro il 31 dicembre 2013; ciò al fine di dare maggiori tutele ad un settore in cui sono accaduti recentemente infortuni anche mortali che hanno suscitato forte clamore pubblico.

Si prevede poi l’adozione di modelli semplificati per redazione del piano operativo di sicurezza (POS), del piano di sicurezza e coordinamento (PSC), del piano di sicurezza sostitutivo (PSS) e del fascicolo dell’opera (FO), una volta individuati con Decreti Ministeriali (i quali, in realtà, si sarebbero già dovuti adottare entro il 21 agosto 2013).

Le considerazioni esposte sono frutto esclusivo del pensiero degli autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’amministrazione pubblica di appartenenza

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