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Dl Pubblica amministrazione, la dura critica degli architetti

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Dura critica del Consiglio nazionale degli architetti al decreto legge 90 “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 giugno 2014 in una versione, secondo il Cnappc, piena di revisioni ‘in negativo’ rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi.

“Nonostante gli annunci e i testi entrati in Consiglio dei ministri le riforme annunciate sono scomparse”, denuncia il Consiglio. “Un settore fondamentale per l’economia del Paese come quello dell’edilizia, infatti, è stato tout court tagliato fuori dagli annunciati intenti riformisti del Governo, se si eccettua l’unificazione su tutto il territorio nazionale dei moduli Scia e per il permesso di costruire. Non solo, si è volutamente evitata l’apertura del mercato dei lavori pubblici, che rimane accessibile a pochi eletti”.

“Avevamo ingenuamente creduto – confortati anche dalle diverse versione del testo circolate nei giorni scorsi – che il Governo Renzi procedesse davvero ad una reale semplificazione delle norme, mantenendo saldi i principi di tutela del territorio, alla effettiva promozione di Riuso, la rigenerazione urbana sostenibile e che venissero finalmente adottati provvedimenti per favorire, all’insegna della trasparenza, il mercato dei lavori pubblici. Ma evidentemente manca il coraggio per fare riforme vere e si rimane ostaggio di quella burocrazia che sta affondando lentamente e inesorabilmente l’Italia”, sottolinea il Cnappc.

In particolare si critica il mancato tentativo di smontare “il coacervo opaco di norme e di procedure defatiganti che ostacolano gli investimenti e la qualità dell’architettura”, che “condanna il Paese all’abusivismo e – come se non bastassero le recenti vicende Expo e Mose – alla corruzione e al malaffare”.

“Non aver reso maggiormente accessibile il mercato dei lavori pubblici riducendo – sempre come si leggeva nelle diverse versioni del testo – i requisiti richiesti ai professionisti per la partecipazione alle gare di progettazione, santifica l’esistenza di quelle vecchie regole discriminatorie che hanno finora impedito alla pressoché totalità dei giovani architetti, oltre che alla grande maggioranza degli studi professionali di piccole e medie dimensioni, di partecipare alle gare per l’affidamento di servizi di architettura e di ingegneria. Ciò in violazione ai principi della libera concorrenza a cui si ispirano le più recenti direttive europee in materia di appalti”.

“Ci chiediamo”, conclude la nota del Consiglio, “per quanto tempo ancora l’Italia può sopportare che la burocrazia cieca e autoreferenziale, alleata con coloro che vogliono un mercato drogato, uccida la speranza di una Italia migliore”.

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