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Emiliano Scanavino

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Inconfondibile il suo segno, riconoscibile fra mille, il suo nodo stilizzato. Emilio Scanavino, classe 1922, di origine genovese, è difficile da collocare in una precisa corrente, ma, la sua opera è di certo pervasa da astrattismo informale, vicina all’Espressionismo astratto.
La sua inclinazione artistica emerse sin da giovane età: frequentò, infatti, il Liceo Artistico Nicolò Baravino di Genova, dove il professor Mario Calonghi fu una figura chiave per la sua formazione. Nel 1942, a 20 anni, allestì la sua prima mostra personale nel Salone Romano di Genova, seguita dal trasferimento a Milano e dall’iscrizione alla facoltà di Architettura.

La sua prima pittura aveva caratteristiche figurative che nel tempo assunsero un carattere postcubista, per poi dissolversi completamente agli inizi del ’50. E’ proprio questa genesi e transizione, che rispecchia i suoi dissidi interiori e riflessioni, sociali e di uomo, che è di solito considerata la parte più affascinante del lavoro di Scanavino.
Quegli anni corrispondono alle esperienze più diverse per l’artista genovese: dal matrimonio ai viaggi a Parigi, dove incontrò poeti e artisti del calibro di Eduard Jaguer, Camille Bryen e Wols, al primo figlio e all’esposizione alla XXV Biennale di Venezia. Poi venne il viaggio a Londra, la mostra personale all’Apollinaire Gallery e gli incontri con Francis Bacon, Sarah Jackson, Philip Martin, Eduardo Paolozzi, Graham Sutherland.

Ad occuparsi del suo lavoro, parte del quale era realizzato nel suo studio-mansarda di Foro Bonaparte a Milano, furono i galleristi Guido Le Noci, Arturo Schwarz, il critico Guido Ballo, il collezionista Franco Castelli, direttore de “L’uomo e l’Arte”, Gianni Malabarba e Carlo e Renato Cardazzo. Espose nuovamente alla XXVII Biennale di Venezia, ricevette il Premio Lissone, seguito da molti altri riconoscimenti.

Il nodo diventò la sua firma, riconoscibile, perfettamente delineato e spesso materializzato in forme inquietanti e minacciose, in colori cupi o rosso sangue, a rappresentare uno strappo ricucito, un filo spinato invalicabile o una ferita insanabile: la realtà multiforme, la vita.

C.C.

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