Roma non è Bruxelles! Andil boccia i decreti sulla certificazione energetica | Architetto.info

Roma non è Bruxelles! Andil boccia i decreti sulla certificazione energetica

L'associazione dell'industria del laterizio nazionale contesta i parametri adottati per la misurazione della prestazione energetica estiva, influenzati dalle esigenze del Paesi nord europei e poco attenti alla particolare 'calura estiva' italiana

L'architetto Luigi Di Carlantonio, presidente Andil
L'architetto Luigi Di Carlantonio, presidente Andil
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Andil, l’associazione di Confindustria che rappresenta le industrie del laterizio in Italia, ha mosso alcune critiche ai tre nuovi decreti sull’efficienza energetica in edilizia, recentemente firmati. L’associazione, in estrema sintesi, contesta i parametri di riferimento europei, che non terrebbero sufficientemente conto delle problematiche legate al clima estivo in un territorio come quello italiano, sempre più esposto a temperature altissime.

Roma non è Bruxelles“, afferma Andil, secondo cui “i nuovi decreti si sono preoccupati della situazione invernale, rendendo pressoché valida l’applicazione di qualsiasi soluzione per quella estiva. Errore commesso persino in Germania e in Inghilterra, realtà che pur essendo estranee al contesto climatico mediterraneo hanno adottato tipologie costruttive orientate al solo isolamento dal freddo che hanno generato gravissimi problemi in estate, dimostrando quanto sia fallace progettare senza considerare gli effetti del caldo. Il fattore estivo viene sottovalutato dalle direttive europee nate in contesti climatici differenti dal nostro, abbiamo quindi perso (o solo rimandato?) l’occasione di fare da apripista in tal senso”.

“È giusto progettare edifici con involucri più isolati ed equilibrato appare il grado di isolamento imposto agli involucri edilizi dal primo decreto (quello sulle prescrizioni minime e modalità di verifica per edifici di nuova costruzione ed esistenti in funzione dell’ambito di intervento e i requisiti dell’edificio ad energia quasi zero, ndr), per integrare e modificare, ma occorre che sia data idonea rilevanza all’inerzia termica per poter controllare il comfort abitativo, senza ricorrere ad energivori impianti di climatizzazione. Sarebbe un contro senso, se l’obiettivo è la casa a consumo nullo”, afferma l’arch. Luigi Di Carlantonio, presidente dell’Andil.

Senza entrare nei tecnicismi dei decreti, gli industriali del laterizio considerano poco incisiva la scelta del parametro per la misurazione della prestazione energetica estiva. Il ricorso alla sola trasmittanza periodica è assolutamente lontano da ogni logica. Il problema estivo viene, infatti, ricondotto essenzialmente ai flussi entranti nell’edificio dall’esterno (irraggiamento solare, trasmissione conduttiva delle pareti esterne), mentre viene ignorata la gestione dei carichi interni (persone, elettrodomestici, radiazione diffusa in ingresso dalle superfici vetrate), principale fonte del discomfort abitativo.
“La vera critica mossa dell’industria dei laterizi”, continua Di Carlantonio, “sta proprio nell’aver ignorato il contributo che le strutture massive, dotate di inerzia termica, che caratterizzano il modo di costruire in Italia, apportano in modo passivo al comfort termo-igrometrico”.
Per l’associazione “affidare la qualità estiva degli edifici alla sola trasmittanza periodica, farà sì che qualsiasi involucro, dovendo rispettare i nuovi limiti di trasmittanza stazionaria, andrà automaticamente e talvolta impropriamente più che bene anche per l’estivo. Potrebbe quindi verificarsi che a fronte di un’etichetta energetica di alto valore per l’estivo, il consumatore si troverà a dover necessariamente ‘correggere’ a posteriori i difetti di una cattiva progettazione: i carichi interni, infatti, renderanno gli ambienti iper-isolati “invivibili” d’estate”.

In conclusione, Andil chiede che il normatore possa approfondire la tematica per una rapida revisione del decreto nella direzione già indicata, peraltro, da alcuni protocolli energetico-ambientali – quale ad esempio Itaca che ad oggi è una prassi Uni – e che, nel mentre, prevalga l’elevata competenza dei progettisti per la corretta valutazione del contributo della massa superficiale, presente tra i requisiti minimi del primo decreto, o della capacità termica, parametri che garantiscono anche la prestazione estiva dell’involucro.

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