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Il fotovoltaico installato a Città del Vaticano

Il progetto di installazione di pannelli fotovoltaici per la Città del Vaticano è un buon esempio di realizzazione che considera la relazione tra fotovoltaico e impatto visivo

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Il tema dell’inserimento di tecnologie da fonti rinnovabili in contesti delicati, come per esempio edifici storici, in Italia è stato affrontato già da qualche tempo, e ha registrato un importante passaggio nel giugno del 2000 con il “Protocollo di accordo” tra il Ministero dei Beni Culturali ed il Ministero dell’Ambiente. In esso si contempla anche la salvaguardia delle opere d’arte e dei monumenti in maniera compatibile con le misure ambientali di riduzione delle emissioni di gas serra, e con l’introduzione delle tecnologie da fonte rinnovabile anche nei centri storici e nei monumenti.
Un esempio di interessante applicazione di tecnologie da f.e.r. in contesti sensibili, si trova nella Città del Vaticano, e rappresenta un caso di applicazione su un manufatto, l’aula Paolo VI (sala Nervi), molto delicato perché si inserisce in una opera di uno dei più rilevanti protagonisti della moderna architettura italiana.
Nel 1964 Paolo VI incaricò Pier Luigi Nervi di realizzare una sala per le udienze papali a margine della Città del Vaticano, in un lotto compreso tra la Sacrestia della Basilica Vaticana e Piazza San Pietro. Un progetto del 2007, coordinato dal prof. Livio de Santoli dell’Università La Sapienza di Roma, prevede di sostituire le tegole rivolte a sud con dei pannelli fotovoltaici, mentre per i pannelli a nord viene prevista la sostituzione con materiale altamente tecnologico, la cui peculiarità è di riflettere una parte della radiazione solare, aumentando così la produttività dell’impianto. Questo ha richiesto che i moduli fotovoltaici, prodotti negli stabilimenti della Solar World AG di Freiberg in Sassonia, venissero singolarmente centinati e dimensionati.
E così nel 2008 entrano in funzione 2.400 pannelli fotovoltaici, installati sul tetto dell’edificio, e in grado di coprire almeno un quarto del fabbisogno energetico dell’aula e degli edifici limitrofi. In altri termini, questo, che è il primo impianto fotovoltaico dello Stato della Città del Vaticano, può contare su 221,59 kW di potenza nominale, capace di generare annualmente sui 315.000 kWh/a di energia, riducendo il consumo di 70 teptonnellate eq. di petrolio e di conseguenza risparmiando l’immissione in atmosfera di una quantità superiore a 200 tonnellate di CO2.

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Copertura della Sala Nervi in seguito alla sostituzione delle tegole originali con tegole fotovoltaiche

Nel progetto sono stati presi in considerazione gli aspetti percettivi e di impatto visivo dell’intervento, che, infatti non è visibile dalla strada, e risulta parzialmente visibile dalla cupola. Un’attenta analisi della copertura della sala Nervi dalla cupola ha permesso di individuare le aree non visibili e indicare di conseguenza le parti in cui provvedere all’installazione del fotovoltaico.
Come spiega all’Osservatore romano l’ingegner Villarini, responsabile dei progetti sulle fonti di energia rinnovabile nello Stato della Città del Vaticano «…l’architetto Nervi fece quasi una progettazione premonitrice, utilizzando delle tegole frangisole costituite da una metà rivolta perfettamente a sud e da una metà a nord…».
Al progetto è stato assegnato il “Premio Solare Europeo”, La Giuria del Premio Solare Nazionale ed Internazionale ha selezionato il progetto di “restauro solare” della “sala Nervi” definendolo “uno straordinario esempio di appropriata ristrutturazione delle strutture bioclimatiche storicamente esistenti, riuscendo ad integrare le nuove tecnologie innovative pur mantenendo intatta la originaria qualità monumentale della sua architettura”.
Esso è assegnato per la coerenza ed il rigore filologico del progetto architettonico, per la forte volontà politica della Città del Vaticano nella sfida ambientale e per l’organizzazione ed efficienza della realizzazione conclusiva.

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