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Etica e funzionalità: il design di Enzo Mari

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“Oggi si fa tutto di tutto, all’unico scopo che le cose sembrino diverse da quelle precedenti, che sembrino graziose e alla moda, senza tuttavia preoccuparsi della essenzialità della forma”. E’ stato proprio il maestro ad affermarlo, lui che non si è mai ritenuto un utopista ingenuo e che ha sempre lavorato conoscendo a fondo le leggi ferree del mercato.

Eppure a queste Enzo Mari pare non essersi mai piegato, lui che e ha sempre continuato a seguire la sua idea di libertà, un libertà da leggere sempre in senso collettivo e mai individuale.

La sua capacità di creare oggetti funzionali che celebrano la sua visione etica di un mondo in cui la dignità del lavoro venga rispettata non ha bisogno di presentazioni o spiegazioni. E’ lui che nel lontano 1974, arriva alla “Sedia 1″, facente parte della serie “Autoprogettazione”, dove i prodotti dovevano essere assemblati, uno tra i tanti esempi di prodotti da lui progettati, con un contenuto “ forte”; oggetti che a distanza d’anni mantengono un significato ed un valore non solo economico ma anche culturale e sociale.

Enzo Mari è universalmente considerato uno dei maggiori teorici del design italiano e mondiale.

Ha partecipato a movimenti di avanguardia legati al design, entrando nel gruppo dell’Arte Cinetica, dove ha avuto modo di conoscere Bruno Munari, che influenzerà parte dei suoi lavori futuri, quali 16 animali e 16 pesci.

Nel 1963 diventa coordinatore del Gruppo Nuova Tendenza e organizza l’esposizione del gruppo alla Biennale di Zagabria del 1965; è stato premiato nel 1967 con un Compasso d’Oro per le sue “ricerche individuali sul design”. Sempre nel 1967 comincia la sua decennale collaborazione con Gabbianelli

Durante quegli anni elabora una propria teoria sul design che mette in pratica nei progetti di prodotto, di grafica e di allestimenti. Nel 1972 Mari partecipa all’esibizione Italy – The New Domestic Landscape, al MOMA di New York: la mostra, importantissima, che segna la nascita della fama del “Made in Italy” nel mondo, con oggetti dei più grandi designer dell’epoca, quali Vico Magistretti, Ettore Sottsass e Paolo Lomazzi.

Mari recupera tecnologie del passato ed elabora una poetica delle forme e dei colori fatta di segni elementari. E’ l’esempio di un design attivo, produttivo, design italiano in modo ‘trasversale’, legato alla dimensione progettuale, una profonda consapevolezza sociale tradotta nell’oggetto finale.

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