Al Fuorisalone 2016 il tableware che arriva dal futuro | Architetto.info

Al Fuorisalone 2016 il tableware che arriva dal futuro

Il progetto Methesis porta in scena dieci proposte da altrettanti designer internazionali: oggetti da cucina realizzati con innovative tecniche di addictive manifacturing applicato al metallo

Setae Flatware di Francis Bitonti Studio, tra gli oggetti in mostra per Methesis
Setae Flatware di Francis Bitonti Studio, tra gli oggetti in mostra per Methesis
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Se il compito della Milano Design Week è anche quello di segnalaer le nuove direzioni del product design, il progetto Methesis si candida a essere certamente una delle proposte più innovative, almeno per quanto riguarda quel ricchissimo panorama parallelo che è il Fuorisalone 2016. Promossa in collaborazione con Autodesk, Lenovo e Sisma 3D, Methesis è prima di tutto una mostra, ma una mostra molto particolare. In scena ci saranno oggetti apparentemente di uso comune, ovvero esempi di tableware se vogliamo generici nella loro funzione, dai candelabri da tavola ai porta sale e pepe. Eppure la storia di questi oggetti – alcuni dei quali verranno mostrati ‘non ultimati’ – veicola un messaggio davvero rivoluzionario sul piano del processo produttivo.

Si tratta infatti di dieci proposte realizzate da altrettanti designer internazionali sfruttando la tecnologia della stampa 3d in metallo, settore ancora più ‘nebuloso’ all’interno dell’ampio e cangiante ventaglio di attività dell’addictive manifacturing. Nebuloso certamente per ragioni di costi: dove la stampa 3d con materiali plastici, pur conoscendo una fase di espansione (e quindi di abbassamento dei costi) richiede comunque investimenti di partenza non secondari, la lavorazione a base di metallo fa chiaramente schizzare verso l’alto queste risorse necessarie (almeno al momento). Ma è nebuloso anche perché, al momento, è un ramo sperimentato solo in ambiti ad elevato posizionamento, come il jewelry o il medicale. Le possibilità tuttavia, sembra dirci Methesis, sono molteplici e rappresentano peraltro forse il futuro vero e proprio dell’addictive manifacturing, che sia nel design o nell’industria stessa (e persino nell’edilizia, se vogliamo considerare alcune esperienze pilota).

In Italia c’è una sola azienda che produce a livello competitivo sul piano internazionale macchinari per la stampa 3d di metalli, la vicentina Sisma, non a caso già attiva da mezzo secolo nella tecnologia del taglio laser di metalli. Per necessarie ragioni di sviluppo industriale, Sisma investe da anni in R&S e con Methesis l’ha fatto ‘sconfinando’ dal proprio territorio, lanciando una sfida concreta ai designer a sperimentare con oggetti d’uso quotidiano, come ad esempio gli accessori da tavola. Certo, il risultato è tutt’altro che ordinario al momento, con forme di ispirazione organica e un’estetica ‘cyborg‘ piuttosto tipica di questa fase di ricerca sul design generativo.

La stampante 3d Laser Metal Fusion LMF Sisma Mysint100, utilizzata per produrre gli oggetti della mostra Methesis

La stampante 3d Laser Metal Fusion LMF Sisma Mysint100, utilizzata per produrre gli oggetti della mostra Methesis

Ma vale veramente la pena fare una visita negli spazi di Via Tortona 20: anche perché questi oggetti portano con sé nuove sfide ai progettisti e agli operatori del settore, sia sul piano dei software integrati – vedi, in questo caso, le proposte Autodesk per l’addictive manifacturing, da Spark a Ember a Print Studio, fortemente improntate all’open sourcing – che su quello della parte hardware: per progettare ‘addictive’ gli stessi dispositivi, workstation e tablet, cambiano caratteristiche e si adattano secondo caratteristiche di portabilità massima e al contempo di affidabilità, visto che non si può certo ‘sprecare’ una stampa 3d, specie se parliamo delle preziose polveri fuse che costituiscono la materia prima base dell’oggetto.

Tra le molte proposte più ‘teoriche’ che realmente applicabili in vista al Salone del Mobile 2016 e al FuoriSalone, Methesis ci sembra già una delle più radicali, e quindi interessanti, in modo trasversale al settore di provenienza e alle competenze professionali. Una conferma di quel guardare al “Future of Making Things” che non solo da qualche anno è lo slogan ‘filosofico’ di Autodesk, ma è anche un atteggiamento necessario per chi vuole essere proiettato nel domani.

Di seguito, la gallery degli oggetti in mostra per Methesis.

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