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Fare territorio: linguaggi sensibili e pratiche collettive di produzione dello spazio urbano

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Facoltà di Architettura di Alghero
Fare territorio: linguaggi sensibili e pratiche collettive di produzione dello spazio urbano
Seminario internazionale
Alghero, 25 gennaio 2008
Santu Lussurgiu 26 gennaio 2008

Nell’ambito del nutrito calendario d’incontri 2008 avviato in seno alla Facoltà di Architettura di Alghero, il 25 gennaio Matrica, laboratorio di fermentazione urbana presenterà ad Alghero il Seminario Internazionale “Fare territorio. Linguaggi sensibili e pratiche collettive di produzione dello spazio urbano”, progetto Chirros realizzato dalla Facoltà di Architettura e dal Comune di Santu Lussurgiu con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, a cura della Prof.ssa Lidia Decandia e da Anna Uttaro. La presentazione del seminario prevista alle ore 9.00 presso i locali dell’ex Asilo Sella, proseguirà fino alle 18.30 con una “Jam session” a cui parteciperanno numerose personalità provenienti dal mondo accademico italiano ed estero e dal Ministero dell’Ambiente.

II seminario intende costituire un momento di riflessione e di scambio fra esperti di discipline differenti, sulle potenzialità che un rinnovato uso dei linguaggi sensibili e delle forme di razionalità estetica può offrire per ripensare e rinnovare le pratiche di produzione della città e del territorio. La necessità di un confronto su questo tema fra esperti provenienti da ambiti disciplinari differenti – in particolare urbanisti, artisti e filosofi – nasce dalla volontà di ripensare in forme nuove l’idea stessa di progetto urbano e territoriale. Intendendolo non più come semplice fatto tecnico, ma piuttosto come una sorta di lavoro di regia attraverso cui ritessere relazioni vitali, tra contesti, soggetti, significati (quindi luoghi, persone, immaginari), rimettendo al servizio della quotidianità quella sinergia fra linguaggi sensibili, arte, sapere tecnico e conoscenza pratica, che da sempre ha rivestito un ruolo importante nella costruzione della città.
Se in passato infatti linguaggi sensibili, pratiche estetiche e saperi tecnici erano intimamente connessi alla vita e contribuivano in maniera determinante, attraverso la loro interazione con le pratiche quotidiane, al processo di costruzione della città e del territorio, a partire dalla “modernità” queste diverse forme di sapere si sono autonomizzate e separate dall’esperienza ordinaria, perdendo ogni rapporto con il legame sociale. Così come la stessa esperienza artistica, separandosi dalla vita collettiva ha sempre più assunto il carattere di un’esperienza singola, mezzo di autoespressione individuale, chiudendosi nelle gallerie e nei musei, la “competenza a edificare è stata svincolata dalle pratiche dell’abitare” ed affidata al sapere tecnico e al linguaggio astratto dell’esperto, mentre le “arti del fare” e le “pratiche del quotidiano”, dissociate dalle tecniche e dai saperi che le oggettivavano e depredate della loro qualità estetica, si sono trasformate in una sorta di “sapere primitivo” e screditate al cospetto dell’arte e della scienza. La dissociazione aperta tra questi diversi saperi ha aperto delle crepe, delle fratture nel corpo stesso dei modi di costruire la città, che oggi occorre colmare, ripensando sostanzialmente le stesse modalità di produzione dello spazio.

E’ questo il tema centrale che si intende affrontare nell’ambito del seminario.

Partendo da una esplorazione dei diversi indizi che rivelano nei territori contemporanei il riemergere diffuso di “bisogni estetici” e mostrano contemporaneamente, da un lato un riavvicinamento dell’agire artistico ai temi della costruzione dello spazio urbano, e dall’altro un interessamento dell’urbanistica all’uso di linguaggi sensibili nella ridefinizione delle proprie pratiche di intervento sul territorio, il seminario intende riflettere in che modo e in quali direzioni l’uso di queste forme di razionalità vitali possano contribuire a riaprire quelle relazioni interrotte nella modernità.
Ciò che si intende mettere al lavoro nel seminario in particolare è l’idea che i linguaggi sensibili, proprio per la loro capacità di parlare per simboli, metafore e immagini, e di riuscire a dire quello che altrimenti non si riuscirebbe a dire, facendo appello ai sentimenti ed alle emozioni, possano diventare, interagendo con gli stessi strumenti tecnici, uno strumento importante per attivare forme di conoscenza e linguaggi più vicini al sensibile, capaci di suscitare risonanza e favorire la comunicazione, mettere in moto coinvolgimento e partecipazione, indurre ad amare, spingere ad agire e a fare, insinuandosi proprio lì dove il linguaggio tecnico si arena e le connessioni tra pratiche urbane e pratiche urbanistiche appaiono ancora labili o mancanti.

Come in una Jam session, si proverà a costruire un contesto interattivo in cui i diversi partecipanti anziché esporre le loro idee secondo relazioni già preconfezionate, costruiscono insieme una vera e propria discussione collettiva, improvvisando su griglie di accordi e temi conosciuti in anticipo. Così come accade nel jazz, dove i musicisti si ritrovano per improvvisare sulla base di standards (motivi della tradizione noti a tutti), ci si baserà su una trama per individuare alcuni nodi significativi e, sulla scia di alcune domande che verranno proposte preventivamente, i diversi coautori dell’opera-seminario saranno chiamati “ciascuno a suonare il proprio strumento”, per giungere ad una “produzione” collettiva.

Lo scopo del seminario non vuole essere infatti quello di intrattenere il pubblico, ma piuttosto quello di costruire “un ritrovo di musicisti”, che hanno così l’opportunità di provare nuovo materiale musicale e mettere alla prova la loro abilità di improvvisatori in confronto con altri strumentisti. Come una vera e propria jam session, il seminario intende preparare un terreno fertile per l’incontro di esperti di diverse discipline, per favorire lo scambio di idee e diventare in primo luogo l’occasione da cui far nascere delle vere e proprie “collaborazioni musicali”.

Dunque l’idea della Jam è quella di utilizzare questa occasione di lavoro comune per costruire insieme un vero e proprio programma di ricerca e azione da sviluppare attraverso la sperimentazione concreta in diversi territori.

L’incontro si svolgerà in due giornate e avrà una forma itinerante.
Il primo giorno – 25 gennaio – l’incontro è ad Alghero, presso la facoltà di Architettura dove “accordando gli strumenti”, dove si discuterà insieme sempre in forma interattiva e utilizzando diversi linguaggi, sulle questioni più teoriche che riguardano il rapporto tra arte, linguaggi sensibili e produzione dello spazio urbano e territoriale.

La sera per cena ci si sposterà a Santu Lussurgiu. Qui avrà luogo la seconda giornata – sabato 26 gennaio – in cui si ascolterà “suonare il proprio strumento”, mettendo in comune le diverse esperienze fatte.

In vari punti del paese verrà organizzata una mostra itinerante sull’esperienza della “Officina della memoria”, un laboratorio realizzato in questo paesino con gli studenti del primo anno della facoltà di Architettura, nell’ambito del Progetto “Chirros”.

Alla Jam Session, curata da Lidia Decandia (Professore di Pianificazione Territoriale e di Storia della Città e del Territorio, Facoltà di Architettura di Alghero, Università degli Studi di Sassari) e Anna Uttaro (Dottore di ricerca, Facoltà di Ingegneria, Università Sapienza di Roma), parteciperanno filosofi, storici, artisti, urbanisti, politici e funzionari di governo del territorio, che da tempo lavorano in questa direzione.

Per altre informazioni, consultare l’indirizzo www.architettura.uniss.it

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