Gaetano Pesce: Il rumore del tempo Triennale di Milano 22 Gennaio – 18 Aprile 2005 La Triennale di Milano presenta la prima grande mostra mai realizzata in Italia su Gaetano Pesce. | Architetto.info

Gaetano Pesce: Il rumore del tempo Triennale di Milano 22 Gennaio – 18 Aprile 2005 La Triennale di Milano presenta la prima grande mostra mai realizzata in Italia su Gaetano Pesce.

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Gaetano Pesce: Il rumore del tempo
Triennale di Milano 22 Gennaio – 18 Aprile 2005
La Triennale di Milano presenta la prima grande mostra mai realizzata in Italia su Gaetano Pesce.

La mostra su Gaetano Pesce non vuole essere una classica monografica in cui raccontare tutta l’opera dell’autore, dai suoi esordi fino ai giorni nostri; bensì vuole essere l’occasione, attraverso l’analisi di alcune tappe della sua opera, per riflettere su questioni teoriche aperte, problematiche, che affondano le loro radici nel passato ma nello stesso tempo prefigurano il futuro.
L’esposizione non si avvarrà solo di oggetti, disegni, testi e video, ma cercherà di mettere in scena nuovi metodi di rappresentazione, per poter coinvolgere in maniera emozionale e interattiva i visitatori.

Uno dei nuovi metodi di fruizione sarà il cambiamento del percorso espositivo. Ogni 15 giorni un personaggio riconosciuto – non necessariamente un esperto – sceglierà di mostrare alcune opere e nasconderne altre. La mostra sarà pertanto composta da opere visibili e invisibili e cambierà la sua rappresentazione a seconda dell’occhio del curatore temporaneo.

Il visitatore avrà, inoltre, uno strumento in più, un palmare con il quale effettuare una visita guidata con Gaetano Pesce in qualità di cicerone tecnologico.

L’esposizione è suddivisa in 9 capitoli, ognuno dei quali mette a fuoco temi e questioni che, a partire da aspetti specifici dell’opera di Pesce, si allargano prospetticamente fino a coinvolgere nodi centrali nel dibattito contemporaneo sulla cultura del progetto. Ogni capitolo della mostra viene qui presentato attraverso riflessioni e dichiarazioni dello stesso Gaetano Pesce.
1. Personalizzazione della serie
«Questo tema è in egual misura un soggetto politico, tocca il contenuto delle libertà, il diritto alla differenza. In generale, come gli individui sono liberi di accettare la loro diversità, anche gli oggetti possono farlo.
Nella storia, alcune popolazioni hanno conosciuto la schiavitù che, a mio parere, equivale alla funzionalità: lo schiavo è utile e dunque funzionale. Appena non possiede più questa qualità, finisce per morire. Gli oggetti conoscono la stessa storia: quello che non è più funzionale perde la sua ragion d’essere. E’ per questo che gli oggetti-schiavi diverranno un giorno liberi, e ciò significa liberi di assumere la loro forma, il loro colore, la loro espressione o il loro messaggio, in altre parole la loro diversità».
2. Dell’espressività: fra figurativismo e astrattismo
«All’inizio del XXI secolo, si esce da un lungo periodo in cui la conoscenza si costruiva attraverso un linguaggio astratto. Questo modo di apprendere è a mio avviso rigido e, per usare un termine impegnativo, totalitario. Nel linguaggio scritto, eccezioni a parte, l’interpretazione è impossibile, e si impedisce ogni partecipazione
Nel corso degli ultimi decenni, si nota una presenza sempre più importante dell’immagine sia nei metodi di apprendimento dei bambini nella scuola, sia nei mezzi di comunicazione quali l’informatica.
Gli oggetti e l’architettura fino a pochi anni fa erano privi di questo apporto dell’immagine, in nome di una bellezza estetizzante».
3. Nuovi Materiali, Nuovi Linguaggi
«Sono convinto che un’innovazione sia perpetrata attraverso tre mezzi: l’innovazione del linguaggio, l’innovazione tecnica e l’utilizzo di nuovi materiali. Nel momento in cui questi tre fattori sono rispettati, l’innovazione esiste.
In più, un nuovo linguaggio rappresentato con dei materiali tradizionali veicola l’incertezza della menzogna. Un creatore deve dunque esprimersi coi materiali del suo tempo per essere sincero. Una tal pratica facilita l’innovazione, che resta molto limitata se si tratta di esprimersi con una materia che è stata nel passato il mezzo d’espressione di una moltitudine di creatori».
4. Femminilità e Mascolinità Come Motori Del Progetto
«La storia che ci precede ha sempre avuto come modo di educazione degli individui quello che metteva in evidenza le qualità della mascolinità e che teneva represse le espressioni della femminilità.
Questa storia è durata circa 5000 anni.
Per me la mascolinità rappresenta l’aspetto ‘pubblico’ del pensiero e la femminilità il suo aspetto ‘privato’.
Come sappiamo la storia del mondo è entrata da qualche decennio in quel che chiamiamo la ‘sfera privata’, la cui maggiore espressione proviene dalla parte del cervello degli individui che definiamo femminile.
La rigidità, l’aspetto serio delle cose, l’assenza di colore, la forza, l’ideologia, il monolitismo e, alla fin fine, lo spirito totalitario, sono delle caratteristiche che hanno perso la loro energia. Per contro, l’ironia, la presenza del colore, la gioia, la frammentazione, la multidisciplinarietà, l’elasticità, la sensualità, sono dei territori in cui si può scoprire tutto e attraverso i quali si possono arricchire le nostre vite e i nostri progetti.
Nel nostro mondo dell’architettura e degli oggetti, sarebbe tempo di vedere delle creazioni fondate su questa femminilità. Questo permetterebbe a mio avviso di rinnovare profondamente l’ambito della creazione e di aprire così un periodo tanto ricco come quelli da cui siamo generati».
5. Il Canone della Bellezza e il Malfatto
«Oggi possiamo affermare che l’ideale di bellezza è l’espressione di una mentalità totalitaria. Per esempio, l’ideale del corpo nella città di Sparta nella Grecia antica, fino all’orrenda ideologia hitleriana in cui l’ideale della razza e della bellezza ha portato a milioni di vittime. Nel mondo della moda, ancora oggi, si perpetua l’ideale del corpo, immagine che rende molti esseri umani tristi.
Dall’altra parte in certi paesi si vive da tempo secondo un sistema democratico o di pluralismo che contrasta con un’idea di bellezza monolitica e univoca.
Il fatto di fare degli oggetti che, nel loro processo di fabbricazione, ammettono l’errore e il difetto, è un mezzo per affermare che l’ideale della bellezza del nostro momento storico è quello della realtà quotidiana, con le sue qualità di differenza, le sue contraddizioni, e le sue trasgressioni.
Come sappiamo, l’oggetto difettoso è quello che, nella produzione standardizzata, ha il coraggio, la forza e la volontà di essere diverso, malgrado la potente macchina standardizzatrice. Questo possiede il valore più grande, gli altri erano solo dei numeri.
Nella cultura zen, la tazza di the perfetta è quella che è la meno cara, mentre quella che presenta degli sbagli e delle deformazioni è destinata all’imperatore.
Il malfatto crea una categoria di oggetti portatrice di segni umani e,quindi, l’errore diviene sinonimo di qualità».
6. Design come Espressione Politica
«Con il movimento moderno, il progetto diviene apolitico, e ciò significa che questo movimento ha tolto al creatore la sua capacità di esprimere il suo punto di vista personale, esistenziale e politico. Il suo margine di espressione è diventato una serie di dati pragmatici che si rapportano con l’uso razionale dei materiali e con la funzionalità dei prodotti.
L’architettura che una volta era capace di esprimere dei concetti di violenza o di gioia, attraversa oggi un lungo periodo di mutismo. Lo stesso vale per gli oggetti.
Sono convinto che all’inizio di questo secolo l’architettura e gli oggetti potranno riconquistare la possibilità o il loro diritto di esprimere i punti di vista politici dei loro autori, il loro modo di pensare, la loro origine, la loro identità»
. 7. Design Come Dimensione Religiosa
«Il design e l’architettura dovrebbero allo stesso modo permettere al loro autore di esprimere la loro propria dimensione religiosa, se quest’ultima esiste.
Questa è una tradizione dell’arte occidentale. Se l’architettura e il design possono acquisire una dimensione significante, essi devono anche poter esprimere la credenza del loro autore, o comunque trattare soggetti relativi alla religiosità».
8. Partecipazione dei Sensi
«Dopo secoli di visualità come senso principale, questo mostra oggi i suoi limiti. Abbiamo bisogno in modo urgente de percepire utilizzando tutti i nostri sensi.
Ecco perché l’architettura dovrebbe ‘raggiungerci’ attraverso l’odorato, il tatto (la sua elasticità dovrebbe poter essere simile a quella del corpo umano) e l’udito (dovremmo poter sentire mentre la percorriamo).
Al livello degli oggetti, formulo la stessa speranza. In più gli oggetti possono toccare il gusto, i sapori».
9. Il tempo
Si tratta di una installazione inedita pensata appositamente per questa mostra con l’intento di mettere in scena l’assoluta soggettività del rapporto con il tempo e quindi la sua inevitabile relatività.

Con questa mostra si apre una collaborazione produttiva con il Vitra Design Museum di Weil am Rhein che vedrà il Vitra ospitare l’esposizione di Pesce a partire dall’8 luglio, la Triennale quella di Joe Colombo a settembre 2005.

Gaetano Pesce
– Nato a La Spezia nel 1939, architetto e designer, studia architettura e Industrial design all’Università di Venezia. Ha vissuto a Padova, Venezia, Londra, Helsinki, Parigi e dal 1980 a New York. Docente presso molti prestigiosi istituti in America e fuori, compresa la Cooper Union a New York, è impegnato in una intensa attività progettuale sia in campo architettonico (Stabilimento Lingotto Fiat a Torino, la Casa dei bambini per il Parco La Villette a Parigi, la Gallery Mourmans in Belgio, San Paolo Tower, Bahia House e il progetto per la ricostruzione del World Trade Center) sia nel campo del design (Tramonto a New York, Up5 & Up6, Broadway, Feltri, No body’s perfect, Moloch) sia dell’arte.
Nel 1972 partecipa alla fondamentale mostra presso il MoMa: “Italy: The New Domestic Landscape”. Opere di Pesce sono presenti nelle collezioni permanenti dei maggiori musei d’arte contemporanea: Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum di New York, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Centro Georges Pompidou, il museo delle Arti Decorative di Parigi, il museo delle Arti decorative di Montreal, il Museo d’Arte Moderna di Torino e la Collezione Permanente del Design della Triennale di Milano.

Macef, Salone internazionale della casa, collabora con la Triennale nella organizzazione della mostra di Gaetano Pesce in quanto mostra di oggetti: nelle due edizioni di Gennaio e Settembre circa 7.000 aziende presentano oltre 3 milioni di prodotti, tutti oggetti che investono sia i modi di produrre sia quelli di smaltire il prodotto giunto a fine ciclo.
Le fiere sono da sempre le grandi vetrine del nuovo e Macef intende farsi portatrice di questa esigenza. Quest’anno Macef è attraversato da un fil-rouge sulla sostenibilità ambientale, con un concorso internazionale di progettazione con materiali riciclati e con una mostra sui nuovi materiali, tutti terreni di incontro con un personaggio come Gaetano Pesce, che del riciclo e della sostenibilità è stato ed è un importante paladino.

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