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Il colore nella conservazione dell’architettura contemporanea

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Durante Milano Design Weekend, 5 – 8 ottobre 2011, la fiera Made Expo nata per offrire un palcoscenico di respiro mondiale all’eccellenza produttiva dell’edilizia, l’Ordine degli Architetti di Milano ha deciso di aprire la sua sede al mondo dei progettisti, con una serie di iniziative nel cuore di Brera. Il cortile di via Solferino 17 sarà allestito da un pool di Aziende interessate al tema dei colori delle città.

Una di queste è il seminario che avrà luogo mercoledì 5 ottobre alle 17 nella Sala riunioni dell’Ordine (seminario gratuito a numero chiuso con prenotazione obbligatoria) dal tema “Il colore nella conservazione dell’architettura contemporanea”. Oikos, marchio leader nella decorazione, trattamento e protezione di superfici per interni ed esterni realizzerà, insieme alla color designer Francesca Valan e al Professor Marco Jadicicco Spignese un progetto di rilevazione cromatica di due edifici siti in Brera firmati rispettivamente da Vico Magistretti e da Luigi Caccia Dominioni. Tale studio verrà presentato mediante una mostra – allestita nel cortile – grazie anche alle coperture offerte da Giovanardi.

Francesca Valan, progettista del colore, partendo dallo studio dei cicli nelle tendenze dei prodotti industriali, dimostra l’importanza della pianificazione del colore nella definizione dell’identità di prodotto. Chiarisce la distinzione tra colori iconici – il rosso della Ferrari, per esempio – e sintattici – lo stesso colore, che su una Panda non appare esclusivo.

Perché il giallo della banana è molto perso dal giallo di un ombrello? Uno degli aspetti più

importanti della percezione del colore è la relazione fra il colore e l’oggetto al quale è applicato. Ci sono dei colori così inseparabili da particolari oggetti o materiali, che addirittura li identificano: color miele, color cioccolato, rosso fragola. Questi colori sono chiamati ‘iconici’. Viceversa, ci sono oggetti che non hanno una precisa relazione con il loro colore: una qualunque modifica cromatica non comporta sostanziali differenze percettive. In questo caso, i colori sono definiti ‘sintattici’. I colori sintattici hanno un legame generico con gli oggetti ai quali sono stati applicati, che spesso sono prodotti in materiale plastico: un ombrello può essere giallo, blu o marrone, o di qualunque altro colore.

Nella città – afferma ‐ prevale non tanto il colore in sé, quanto la relazione tra l’edificio e il contesto. Nell’ambito della conservazione di edifici storici, uno degli elementi più importanti è la gamma cromatica, che può essere recuperata o modificata. Il criterio che la color designer suggerisce è quello di identificare la tipologia del colore. Anche in architettura vi sono colori che sono iconici e quindi rappresentano l’identità stessa dell’edificio, e colori invece sintattici, che possono quindi essere modificati.

Per quanto riguarda Milano, ad esempio, dove uno dei colori iconici è proprio il giallo Milano, ma occorre fare dei distinguo. Ci sono gialli che sono iconici e storici, come i gialli del Richini o di alcuni cortili e che quindi costituiscono l’identità stessa dell’edificio, e altri gialli che invece sono stati usati in modo sintattico, soprattutto dopo la ricostruzione del dopoguerra, quando molti edifici sono diventati gialli, ma di un giallo occasionale, reinterpretabile.

Il Professor Marco Jadicicco Spignese, architetto e specialista in restauro al Politecnico di Milano, introduce l’argomento parlando della comprensione quale elemento fondamentale della conservazione. Vi sono due presupposti fondamentali:

1. Osservare l’edificio come palinsesto sul quale sono presenti i segni della sua storia = monumento / documento.

2. Limitare le trasformazioni al necessario, con il solo scopo di eliminare le cause di degrado e/o dissesto.

Occorre quindi effettuare una lettura dei segni presenti per avviare la verifica dello stato di necessità. La difficoltà conoscitiva, finalizzata alla definizione di una diagnosi e quindi degli interventi necessari, consiste nell’identificare in maniera oggettiva le cause del degrado. Ma se ad ogni causa corrisponde un effetto, gli stessi effetti possono essere generati da perse cause. La corretta diagnosi dovrebbe ricostruire in modo biunivoco il legame causa‐effetto attraverso alcune domande che ci si deve porre e cui, al termine della fase conoscitiva, si deve dare risposta. Per fare questo, è stato messo a punto un sistema diagnostico definito “Acquisizione della conoscenza” che traduce, in termini di risposte numeriche, in dati oggettivi, le anomalie e le specificità del manufatto.

Jadicicco affronta il tema dell’adattamento del modello ai casi reali di studio, in relazione alle possibilità conoscitive (e alle risorse economiche) e ai dati che si hanno a disposizione.

Al termine interviene il dottor Raffaele Del Monaco, Responsabile della pensione Restauro Architettonico di Oikos. La sua presentazione si incentra principalmente sui due casi studio, le principali patologie riscontrate, le caratteristiche dei manufatti e delle materie, le cause di degrado possibili, le criticità e le soluzioni proposte, tenendo in considerazione la compatibilità degli interventi e la biocompatibilità (o compatibilità ambientale allargata), la logica cromatica legata al rapporto interno (edificio e sue parti) e al contesto di riferimento (il paesaggio urbano e la sua storia).

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