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In mostra i 90 anni del Bauhaus

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Siena è gemellata con Weimar dal 1995. E per onorare la città tedesca in una delle sue più importanti ricorrenze – i 90 anni di uno dei più grandi movimenti culturali del Novecento – Siena ospita nei Magazzini delle Sale di Palazzo Pubblico una riproposizione della storica mostra che il Bauhaus tenne nel 1923 nella sua sede principale di Weimar.

Scuola e avanguardia artistica della prima metà del 1900, il Bauhaus esordisce nello scenario dell’arte presentandosi come erede delle correnti prebelliche. La filosofia che anima il movimento e gli artisti che vi si riconoscono rompono con il passato, proponendo inedite commistioni. Il nuovo stile si fonda su una diversa associazione tra estetica e funzionalità, tra tecnologia e cultura.

Nel 1923, sotto la direzione di Walter Gropius, viene organizzata la prima mostra del movimento. Raccoglieva sia i lavori dell’Università Bauhaus sia i disegni di architetti internazionali. La mostra riscosse grande successo e fu in qualche modo anticipatrice di “un nuovo stile internazionale”. Il gruppo straniero più numeroso presente alla mostra del 1923 esponeva i propri bozzetti di architettura funzionale e di stile cubista: l’ospedale a Mukacevo (Užhorod) di Fragner, il bozzetto di una casa abitativa di Chocol, il crematorio di Feuerstein, un palazzo di cemento armato di Obrtel e il magazzino Pirelli di Even Linhart. Uno stile architettonico, il Bauhaus, presente anche a Parigi grazie a Le Corbusier, con il suo Pavillon dell’Esprit Nouveau del 1925, costituito da una scatola geometrica bianca sovrapposta a cubo o raggruppata come un “sobborgo alveare”.

Tanti altri gli esempi che, nella loro imponente presenza, testimoniano i luoghi del Bauhaus: la Casa Feininger a Dessau, costruita da Gropius nel 1926, il quartiere Weissenhofsiedlung realizzato da Hans Scharoun a Stoccarda nel 1927, il “Café Aubette”  realizzato da Theo van Doesburg, con la coppia di artisti Hans Arp e Sophie Täuber-Arp tra il 1926 e il 1928. Razionalismo e funzionalismo guidavano la mano  di ogni architetto o disegnatore.

Non più un voto esclusivo all’estetica fine a se stessa, ma un nuovo sguardo alla funzionalità degli oggetti, al loro utilizzo. Non solo architettura, anche arredamento e design. Novant’anni dopo non è difficile scorgere nelle riviste citazioni di quello stile sobrio e uniforme, o nelle vetrine dei negozi di arredamento oggetti che rimangono pezzi unici, pur nella loro riproducibilità e commercializzazione. Le sedie: la Wassily Chair progettata nel 1925 da Marcel Breuer, o la LC3 di Le Corbusier, o i suoi divani LC1 e LC2. La poltrona Barcellona di Mies Van Der Rohe.

Un design che ha fatto storia e che  ancor oggi si mantiene oggetto del desiderio, esempio di un riconosciuto bisogno. Nuovo negli anni Venti. Fatto proprio oggi, come concetto di bello e di funzionale.

 

La mostra, ad ingresso gratuito, resterà aperta tutti i giorni dalle 12 alle 17.

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