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La citta’ ideale

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Una mostra che si candida a uno degli eventi artistici più importanti della primavera, grazie a un concept complesso, attuale e affascinante: il 6 aprile inaugura alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino “La città ideale – L’utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello.

Punto di partenza è l’evocativa Città ideale, conservata nella Galleria Nazionale delle Marche, che vide la luce tra il 1480 e il 1490 e a periodi alterni è stata attribuita a molti artisti, tra i quali Piero della Francesca e Francesco di Giorgio Martini.

La tela è uno dei più affascinanti enigmi del Rinascimento italiano: se la funzione e l’autore sono ignoti, eppure essa appare come un compendio di arte, scienza e speculazione filosofica, uno dei più alti raggiungimenti della civiltà fiorita a Urbino nella seconda metà del Quattrocento, alla corte del Duca Federico da Montefeltro, il più dotto ed illuminato fra i signori del suo tempo.

Nella mostra allestita nel Palazzo Ducale di Urbino a cura di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi, si può finalmente ammirare la tavola di Urbino insieme ad un’altra “città ideale”, di analoga impostazione, conservata nella Walters Art Gallery di Baltimora (sebbene ve ne sia una terza, conservata a Berlino, che non può viaggiare per le sue pessime condizioni conservative). Un’occasione unica per esplorare il significato dell’idea di città che si riflette in quelle architetture dipinte, e cogliere il senso delle utopie che vi sono rappresentate.

Accanto alle due tavole sono esposti in mostra oltre 50 fra dipinti, sculture, tarsie, disegni, medaglie, codici miniati e trattati di architettura che illustrano a tutto campo la felicissima stagione vissuta dalla piccola capitale, stretta tra i monti e le colline del Montefeltro, cerniera fra le terre di Toscana, Umbria, Marche e Romagna: opere di Jacopo de Barbari, Piero della Francesca, Luca Signorelli, Fra’ Carnevale, Domenico Veneziano, Sassetta, Mantegna, Perugino, Bramante e infine Raffaello, che, formatosi pienamente nella cultura urbinate, diverrà uno dei grandi ‘architetti’ del Cinquecento. Raffaello è presente in mostra con un disegno e con la predella della Pala Oddi eccezionalmente concessa dai Musei Vaticani.

Contenitore e nello stesso tempo elemento costitutivo della mostra è la splendida architettura del Palazzo Ducale di Urbino, nella cui realizzazione vennero implicati gli architetti che inventarono il linguaggio rinascimentale quali Leon Battista Alberti, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, che vengono tutti e tre ritenuti possibili autori della tavola urbinate.

V.R.

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