Presentata la Biennale di Architettura 2016: la 'frontiera' di Aravena | Architetto.info

Presentata la Biennale di Architettura 2016: la ‘frontiera’ di Aravena

Relativamente poche le 'star' (tra le quali Kazuyo Sejima, Chipperfield e Koolhaas), di fianco a nomi 'di confine' come Assemble e Studio Mumbai. E sembra centrale il ritorno a un'architettura che si sforza di recuperare lo scollamento con la società civile

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88 gruppi partecipanti, 62 partecipazioni nazionali con 5 novità assolute (Filippine, Kazakistan, Nigeria, Seychelles e Yemen) e tre progetti speciali: sono questi i numeri della Biennale di Architettura di Venezia targata Alejandro Aravena appena presentata nel capoluogo lagunare.
Introdotta dalla simbolica immagine dell’archeologa tedesca Maria Reiche intenta a osservare i disegni di Nazca scattata da Bruce Chatwin, “Reporting from the Front” vuole offrire un nuovo punto di vista, quello di coloro che hanno affrontato sfide complesse da una prospettiva nuova e possono condividere saperi ed esperienze maturate. Prospettiva che vuole allargare le tematiche sulle quali l’architettura è in grado di dare risposte e affrontare i molteplici livelli e la varietà degli ambiti su cui è chiamata ad operare.

Le tematiche? Quelle che hanno visto estremamente attivo l’architetto cileno in tutta la sua sempre più fortunata carriera professionale che, percorse più in sordina da molti altri architetti, parlano di comunità e integrazione ma anche di migrazioni e accoglienza, di risposta ai disastri naturali e di ambiente, di carenza di alloggi, periferie e accesso alle strutture igienico-sanitarie. E possono parlare anche degli ostacoli che incontrano sul loro cammino come le urgenze, le spinte dei capitali e degli interessi e la burocrazia. Nella convinzione che l’architettura sia un mezzo in grado di rendere migliore la vita delle persone.

Scorrendo i nomi degli 88 partecipanti a “Reporting from the Front”, 50 dei quali presenti a Venezia per la prima volta e 33 under 40, emergono vaste geografie e nuove possibili chiavi di lettura portate da archistar (relativamente poche, dai curatori delle ultime tre biennali Kazuyo Sejima con Sanaa, David Chipperfield e Rem Koolhaas con OMA a Kengo Kuma, Richard Rogers e l’immancabile Renzo Piano con il suo gruppo di lavoro sulle periferie G124), da nomi di nicchia e da altri di cui sarà interessante vedere l’approccio.

Solo per farne alcuni, i giovani britannici del collettivo Assemble, freschi vincitori del Turner Prize, la siciliana Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, lo schivo Peter Zumthor (conosciuto, celebrato e decisamente poco archistar), il curatore del padiglione svizzero Christian Kerez, gli italo-spagnoli Barozzi/Veiga, recentemente premiati con il Mies van der Rohe Award 2015, i grandi ma poco conosciuti al grande pubblico italiano Studio Mumbai, Rural Studio, l’architetto delle catastrofi Shigeru Ban, i TAMassociati del curatore del padiglione italiano Simone Sfriso, Francis Kéré.

Il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, e Alejandro Aravena (foto: Giorgio Zucchiatti)

Il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, e Alejandro Aravena (foto: Giorgio Zucchiatti)

 

Accanto alla mostra principale e alle proposte dei padiglioni nazionali, i tre progetti speciali puntano gli occhi sulla rigenerazione urbana a Porto Marghera, con la mostra “Reporting from Marghera and Other Waterfronts” curata da Stefano Recalcati, sul patrimonio dell’umanità, in “A World of Fragile Parts” organizzato dalla Biennale di Venezia in collaborazione con il Victoria and Albert Musem con la curatela di Brendan Cormier nel padiglione delle arti applicate alle Sale d’Armi dell’Arsenale, e sull’urbanizzazione, nel padiglione “Report from Cities: Conflicts of an Urban Age” allestito da dalla London School of Economics e dalla Alfred Herrhausen Society in vista della conferenza mondiale delle Nazioni Unite – Habitat III che si terrà a Quito a ottobre.

Completano l’offerta di una mostra che per la seconda volta durerà sei mesi, le Biennale Sessions aperte alle istituzioni operanti nella ricerca e nella formazione nel campo dell’architettura, delle arti e nei campi affini, i Sabati dell’architettura ogni ultimo sabato del mese e le attività educative attraverso percorsi guidati e attività di laboratorio aperti a scuole e università, appassionati e professionisti.
Non resta che attendere l’apertura, prevista per il 28 maggio 2016.

 

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