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Reinventare lo spazio pubblico

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Osservatorio sull’Architettura / Fondazione Targetti in collaborazione l’Istituto degli Innocenti presenta
Reinventare lo spazio pubblico
incontro con Vito Acconci a cura di Pino Brugellis e Patrizia Mello

Lunedì 12 febbraio 2007, ore 17,30 Salone Brunelleschi, Istituto degli Innocenti, Piazza Santissima Annunziata, Firenze

La stagione 2007 dell’Osservatorio sull’Architettura della Fondazione Targetti si apre con un incontro con un personaggio d’eccezione, lo statunitense di origini italiane Vito Acconci, protagonista indiscusso dell’arte e dell’architettura contemporanea da molti decenni grazie alla sua straordinaria capacità di reinventarsi all’insegna della poesia e della vitalità. A lui è dedicata la prima lecture del 2007 dell’Osservatorio sull’Architettura di Targetti che, con il contributo critico di Pino Brugellis e Patrizia Mello, affronterà in modo trasversale le tematiche relative alla progettazione e al riuso dello spazio pubblico. Celebrato nei più importanti musei del mondo, Vito Acconci rappresenta una delle massime espressioni di “creatività sul campo”; i suoi ultimi lavori sono tutti incentrati sulla creazione di spazi pubblici multi-direzionali ideati per indurre gli utenti a stabilire una intensa interazione con i luoghi. Sono lavori che nascono da una attenta riflessione concettuale sulle relazioni spazio-temporali, su ciò che è marginale, mimetico o appariscente, familiare o estraneo, digitale o analogico. Gli esordi di Acconci sono avvenuti nel mondo fluido delle parole e della scrittura, in forma di versi e di racconti. Il passaggio alla concretezza materica si è realizzato per tappe successive, guidato da una crescente curiosità verso l’esterno, verso ciò che coinvolge non solo in prima persona, ma in senso lato, generando gradi diversi di interazione con l’ambiente circostante e con gli altri. Dall’attenzione verso il corpo (spazio privato), la sua forza e la sua teatralità (incarnata soprattutto nelle performance) Acconci è gradualmente passato a puntare l’attenzione su un corpo che interagisce con “l’altro” che lo circonda: situazioni costruite, rifugi, architetture portatili (spazi a metà tra il pubblico e il privato), come è chiaro dalle numerose installazioni realizzate nel corso degli anni ’70 e ’80, supportate da video e musica per poi approdare all’attività più recente che prende ufficialmente inizio nel 1988, con la fondazione dello Studio Acconci, dedito a incarichi di progettazione in ambito urbano (edifici, parchi, piazze, arredi). È così che Acconci ha trovato lo sbocco più naturale della sua attività di artista: le sue innumerevoli realizzazioni pubbliche fanno sempre più notizia, gli spazi progettati non possono lasciare indifferenti né passare inosservati.

A differenza di molte realizzazioni contemporanee, in cui lo spazio pubblico è muto, senza anima, segnato dal tema del verde e del puro gioco degli arredi, lontano da ciò che la gente prova e sente dentro di sé, Acconci e il suo studio realizzano spazi di vita, da vivere in piena libertà, spazi di cui appropriarsi, che non rinunciano mai alla riflessione e all’apertura dei significati. In questo sta l’efficacia di progetti come l’isola artificiale (recentemente realizzata a Graz) che congiunge le due sponde del fiume Mur o la piazza del Performing Arts Center di Memphis o – ancora – il progetto (in corso di realizzazione) di un nuovo parco a Vienna. «Voglio che le persone si imbattano in qualcosa – afferma Acconci – piuttosto che andare in un luogo dove le cose vengono presentate per essere solo guardate. Sono maggiormente interessato al passante casuale in città, a chi si arresta davanti a qualcosa non perché questo qualcosa viene denunciato come arte, ma perché coincide con la propria vita personale». In questo senso i suoi interventi riattivano il senso pubblico di molti luoghi della città contemporanea, sempre più sopraffatti dalla velocità del succedersi degli eventi, da uno sviluppo urbano extra, generico e non programmabile, votato alla progressiva riduzione dei processi di socializzazione.

Nota biografica
Vito Acconci, artista e architetto, nasce nel Bronx, a New York, nel 1940. Le sue origini sono legate all’Italia. Il padre (originario di L’Aquila) gli trasmette fin da piccolo una buona formazione musicale italiana (da Verdi a Puccini) e l’amore per Dante. Per molti anni la sua ambizione è quella di diventare uno scrittore: studia letteratura e poesia, si laurea in Lettere al College Holy Cross di Worcester (Massachusetts) e nel 1964 consegue il Master of Fine Arts all’Università dell’Iowa. Dopo aver lavorato come poeta e insegnante, sul finire degli Anni Sessanta i suoi interessi si spostano verso le arti visive e comincia a lavorare con la fotografia, il cinema, il video, il suono e la performance. Nel 1988 fonda lo Studio Acconci, dedicato allo sviluppo di progetti nei settori dell’architettura, dell’arredo e dello spazio urbano. Vito Acconci ha vinto diversi premi e i suoi lavori sono stati esposti in tutto il mondo, dal MoMA di New York al Centre George Pompidou di Parigi, dalla Biennale di Venezia a Documenta 5, 6 e 7 a Kassel. Vive a Brooklyn, New York.

L’OSSERVATORIO SULL’ARCHITETTURA è un’iniziativa della Fondazione Targetti curata da Pino Brugellis e promossa per esplorare le tendenze più innovative dell’architettura contemporanea, indagata nelle sue sempre più profonde interrelazioni con l’arte, la sociologia, l’urbanistica, la psicologia e le nuove tecnologie. Dal 2004 a oggi sono stati ospiti dell’Osservatorio Peter Eisenman, Norman Foster, Dennis Frenchman, Yona Friedman, Greg Lynn, Thom Mayne e Bernard Tshumi.

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