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Forme di nudo

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Naked Shapes. Forme nude. Forme messe a nudo. O forse forme ritrovate. E’ questo il nome di una mostra allestita a la Domaine de Boisbuchet, un’antica tenuta di campagna idilliaca nel Poitou-Charentes nella regione Limousin. 

In questo suggestivo contesto sono state esposte, in 300 metri quadrati di spazio a lungo tempo vuoto, circa 200 utensili da cucina, mobili, elettrodomestici, utensili e giocattoli. Oggetti di design anonimo risalenti a un periodo che va dal 1919 al 1969 periodo, quando la modernizzazione del Giappone ha cominciato a prendere forma seguente.

Forme di nudo si concentra sul periodo della II Guerra Mondiale e successivamente dopo, quando ci fu una grave carenza di materiali in Giappone. Uno dei pochi metalli facilmente riciclabili è stato l’alluminio dai rottami degli aerei da combattimento degli Stati Uniti.

I giapponesi hanno trasformato l’alluminio in bollitori, bottiglie per l’acqua calda, sedie, sonagli per bambini e altro ancora. La maggior parte di questi oggetti sono stati prodotti in piccole fabbriche locali e da singoli artigiani: il designer industriale non esisteva. Beni che sono stati prodotti dalla necessità, che ha a sua volta mantenuto il loro design al minimo.

‘I giapponesi non hanno mai dimenticato la bellezza della vita quotidiana, anche quando sono stati in difficoltà e povertà estrema’, ha detto il curatore Ayako Kamozawa, che ha richiamato per la mostra l’attenzione di collezionisti come l’industrial designer Seiji Onishi, il gallerista Keiichi Sumi e il graphic designer Nobuhiro Yamaguchi.

Prodotti svestiti, ripuliti, messi a nudo nella loro forma più essenziale.

La mostra, aperta fino al 9 ottobre 2011, è stata realizzata dagli studenti della Parsons The New School for Design di New York insieme al designer Daniel Kern.

Il progetto segna la prima mostra sviluppata dalla Parsons, in collaborazione con l’International Centre de Recherche et d’éducation Culturelle et Agricole (CIRECA), l’organizzazione che supervisiona le attività culturali a Boisbuchet, guidata da Alexander von Vegesack, direttore e fondatore del Vitra Design Museum.

A.U.

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