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Freak fa rima con Rock…

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Dopo oltre mezzo secolo di splendore, a posteriori possiamo tratteggiarne i caratteri espressivi. Ma anche individuarne i presupposti mentali: ribellione, polemica antiborghese e ricerca di una “durezza” anche visiva.

Intere generazioni hanno fatto del Rock non solo un credo musicale ma anche una visione della vita e della creatività. Nero, metallo, linee spigolose e cuoio sono gli evergreen di un linguaggio eternamente giovane, capace di sopravvivere alle mode. Anzi, esso va a costituire una vera e propria moda “parallela”, da cui attingere con facilità se il desiderio di essere alternativi è impellente.

Nel design, forse, non è mai esistito un indirizzo propriamente rock, ammesso che nel design siano mai esistiti gli stili e che la gadgettistica non si confonda con il design “ufficiale”. È solo il bagaglio estetico dei progettisti e dei consumatori a mettere insieme i pezzi che si avvicinano, sul piano formale, a un mondo innanzitutto musicale. Una poltrona è rock se è in pelle nera; se quello stesso modello è in velluto beige, allora il discorso cambia. Ma il rock scaturisce anche dalla somma di tanti pezzi ritenuti rock che, come tanti pixel, si avvicinano a quella filosofia di vita.

Alla visualizzazione di un’estetica rock ci aiuta sicuramente il Punk che, nella Londra degli anni ’70, coalizza in un unico movimento un gran numero di giovani assai ribelli e “acidi”. Se il Rock è ribellione nella musica, il Punk è ribellione nell’immagine, che compone sul corpo una sinfonia di borchie, creste, catene e piercing. Per arrivare al design, il Punk è un passaggio obbligato, non solo per il campo dell’arredo, ma anche per tutto un immaginario di prodotti tecnologici dall’immagine dura e sovversiva.

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