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Giò Ponti: tra classicismo e innovazione

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Designer universale e animatore della scena architettonica degli inizi del 20° secolo, durante la sua carriera, Giò Ponti si è dedicato al design in tutte le sue forme, fondando anche una rivista, Domus, che rappresentò il fulcro del dibattito culturale dell’architettura italiana nella seconda metà del Novecento.

Nacque a Milano nel 1891 e si laureò in architettura al Politecnico nel 1921, dopo pochi anni iniziò a collaborare prima con l’architetto Emilio Lancia e in seguito con gli ingegneri Fornaroli e Soncini.

Negli anni ’20 contribuì al rinnovamento della strategia di disegno industriale delle ceramiche Richard Ginori, per cui vinse il “Grand Prix” all’Esposizione di Parigi del 1925. Il suo stile si presentava sensibile ai temi del classicismo, vicino al movimento del Novecento, in contrapposizione al razionalismo del Gruppo 7. La tensione della sua ricerca si esprime nella famosa frase: “Modernità non consiste nell’adottare quattro mobili quadrati”.

Domus, la rivista da lui fondata e diretta, nasce nel 1928, inaugurando l’attività editoriale di Ponti, mai abbandonata se non durante la parentesi della seconda guerra mondiale. 

Negli anni trenta l’eclettico Ponti amplia i suoi orizzonti e si inserisce fra gli organizzatori della Prima Triennale a Milano (1933), disegna scene e costumi per il Teatro alla Scala e collabora con la Rinascente per la linea di arredamento “Domus Nova”, sostenendo il premio “Compasso d’oro”, promosso dagli stessi grandi magazzini.

Il suo pensiero, secondo cui decorazione tradizionale e arte moderna non sono incompatibili, lo rende simpatico al regime fascista, incline alla salvaguardia dell’identità italiana e al recupero degli ideali della “romanità”.

Dopo aver ricevuto altri premi internazionali, nel 1936 ottiene la cattedra in Architettura al Politecnico di Milano, che manterrà fino al 1961.

L’evoluzione della sua architettura in senso più innovativo avviene, invece, negli anni 50, quando abbandonerà i frequenti riferimenti al passato e realizzerà alcune delle sue opere più importanti, tra cui il Centro Studi Fondazione Livio e Maria Garzanti a Forlì e la progettazione degli arredi interni del transatlantico italiano Andrea Doria.

A lui si attribuiscono le prime “pareti attrezzate”, intere pareti prefabbricate che integravano apparecchi ed attrezzature fino allora autonome. E’ sua anche la seduta “Superleggera” del 1955, prodotta da Cassina. Il suo edificio più significativo, uno dei simboli della città di Milano, è il “Grattacielo Pirelli”, costruito fra il 1955 e il 1958, basato su una struttura centrale progettata da Nervi. E’ una slanciata ed armoniosa lastra di cristallo, il grattacielo in calcestruzzo più alto del mondo (127,10 m) e, per il suo carattere d’eccellenza entra a far parte di buon diritto fra le opere maggiori del Movimento Moderno italiano. E’ innegabile, dunque, che si possa celebrare il suo “creatore” come uno dei massimi esponenti dell’architettura moderna in Italia.

C.C.

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