Gli architetti in Italia sono sempre piu' poveri e indebitati | Architetto.info

Gli architetti in Italia sono sempre piu’ poveri e indebitati

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La situazione economica e professionale degli architetti in Italia è sempre più drammatica, i professionisti sono sempre più impoveriti e persino indebitati: il redddito medio annuale lordo si aggira intorno ai 17 mila euro, un crollo di circa il 40% verificatosi tra il 2008 e il 2013. Quasi 2 architetti su 3 vantano crediti dalla committenza privata e uno su tre dalla Pubblica amministrazione. E la disoccupazione giovanile è arrivata al 28,7%.

Sono questi alcuni dei dati più eclatanti dell’indagine sulla professione di architetto promossa dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori in collaborazione con il Cresme ed arrivata alla sua 4a edizione.

Gli architetti, in primo luogo, continuano ad aumentare: gli iscritti all’Albo nel 2013 sono 152.384, il 62% in più rispetto al 2000. Il rapporto professionisti/popolazione è arrivato così a 2,6 architetti ogni mille abitanti, contro gli 1,65 che dell’inizio del secolo, ed è il valore record in Europa. A livello concorrenziale ciò implica che gli architetti italiani hanno bassissime quantità di mercato potenziale, ossia la dimensione della domanda interna di servizi di progettazione: nel 2013 appena 123 mila euro a testa, il valore più basso tra tutti i paesi europei, meno della metà degli architetti in Germania e circa 6-7 volte meno rispetto a Francia e Regno Unito.

Per i ‘molti’ architetti il reddito medio è crollato, scendendo ai livelli più bassi negli ultimi 15 anni: 17 mila euro, al netto dell’inflazione, prodotto della conbinazione infausta tra crisi economica e recessione del settore delle costruzioni. Sebbene vada precisato che l’indagine considera tra i 152mila architetti tutti gli iscritti e quindi anche dipendenti pubblici, docenti e dipendenti a progetto senza partita iva.

L’impoverimento va naturalmente ricondotto al crollo della domanda di servizi di progettazione, calata del -41% tra 2013 e 2006 (13 miliardi di euro in meno a valori 2013), il che ha significato un calo di oltre il -50% del mercato disponibile per il singolo professionista.

Come detto, c’è poi la questione dei crediti vantati: il 68% degli architetti ne vanta nei confronti della committenza privata, e il 32% attende pagamenti da parte del settore pubblico. Per ottenere un pagamento da parte della Pa i giorni medi sono arrivati nel 2013, per gli architetti a oltre 217 (erano 129 nel 2010 e 90 nel 2006); per quelli da parte delle imprese si è passati dai 114 giorni del 2011 a 172 nel 2013; da 70 a 98 giorni per quanto riguarda le famiglie. Il problema delle insolvenze nei pagamenti appare particolarmente grave al Sud, mentre al Nord emerge la forte criticità rappresentata dall’indebitamento nei confronti delle banche: il 57% degli architetti ha, infatti, debiti con istituti di credito, società finanziarie o fornitori.

Viste le dimensioni degli studi professionali italiani, appare poco praticabile l’idea di incrementare la propria attività all’estero: sono infatti circa 70 mila gli studi di architettura in Italia che impiegano appena un dipendente non architetto e 1,5 collaboratori esterni con partita Iva. Secondo l’Agenzia delle entrate, il fatturato annuo medio degli studi, nel 2012, si aggirava intorno a 38 mila euro, contro i 55 mila degli studi di ingegneria.

Di conseguenza la professione perde attrattiva da parte de giovani: il numero di immatricolati ad un corso di laurea di architettura è crollato del 51% negli ultimi 5 anni (nel 2012, rispetto al 2007, quasi 7 mila immatricolati in meno), una flessione molto più marcata della stessa registrata dal complesso dei corsi di laurea (17%). A ciò va aggiunto come la distribuzione anagrafica degli iscritti all’albo inizi a spostarsi verso le fasce più anziane: gli under 40 anni sono passati dal 39% a meno del 33% tra 2010 e 2013, e nello stesso periodo la quota di architetti over 50 è passata dal 30 a oltre il 33%.

Che a scoraggiare siano i dati occupazionali ci sono pochi dubbi: nel 2013, ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea di secondo livello (magistrale o magistrale a ciclo unico), il tasso di disoccupazione è arrivato al 28,7% (era il 9,7% nel 2008), 5% in più rispetto all’anno passato; a 5 anni dal conseguimento del titolo di secondo livello, il reddito mensile netto di un giovane architetto (età media circa 32 anni) è di circa 1.200 euro.

L’indagine Cnappc – Cresme, infine, fornisce alcuni dati di interesse a livello provinciale: Firenze è la provincia con più architetti per abitante, 4,8 ogni mille abitanti; dal capo opposto di questa classifica c’è Cagliari, con 0,6 architetti ogni mille abitanti. Genova è la provincia con più donne architetto (54%), mentre Crotone è quella a maggior predominanza maschile (solo il 24% sono donne). La provincia con la quota maggiore di giovani architetti sotto i 40 anni è Bari: 50%, mentre quella più ‘vecchia’ è Gorizia, dove gli architetti sopra i 50 anni sono 48%. Infine, Cagliari è anche la provincia con il mercato potenziale della progettazione più elevato, 695 mila euro per architetto.

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