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Gli architetti sulle tangenti per il Mose di Venezia

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Mose, Expo, G8, Ponte sullo Stretto sono solo alcuni dei pessimi esempi di come le gestioni speciali conducano a condizioni di opacità, pessima qualità, spreco di risorse. Eppure la politica sembra non trarne insegnamento e continua a ripetere all’infinito gli stessi errori. Quando uno Stato ha bisogno di leggi speciali e di commissariare se stesso per riuscire a realizzare le opere pubbliche, fuori dalle regole che impone ai suoi cittadini, vuole dire che ha scritto norme sbagliate o inapplicabili che vanno, quindi, cambiate urgentemente”

È quanto afferma il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori in merito all’inchiesta sugli appalti per il Mose, il sistema di dighe mobili per la salvaguardia di Venezia, che ha visto l’arresto del sindaco Giorgio Orsoni, posto ai domiciliari, l’assessore regionale Renato Chisso e altre 33 persone, tra cui due ex presidenti del magistrato alle Acque della città lagunare. Le ipotesi di reato a vario titolo sono corruzione, concussione, riciclaggio.Nell’inchiesta anche il nome di Giancarlo Galan, indagato dalla Procura di Venezia con l’accusa di aver ricevuto fondi illeciti per almeno 800mila euro dal Consorzio Venezia Nuova nell’ambito delle opere del Mose.

La commistione tra politica e affari delle partecipate pubbliche è stata la nuova frontiere degli sprechi e della corruzione: è urgente che il pubblico torni a programmare, amministrare e controllare, mettendo i privati in concorrenza su principi di qualità e trasparenza per gestire, progettare, costruire. L’Italia – conclude il Cnappc – sarà un Paese civile e maturo quando la politica si prenderà la responsabilità delle decisioni, quando il miglior rapporto qualità e prezzo sarà la regola del mercato, ma soprattutto, quando si discuterà pubblicamente l’ordine delle priorità nelle opere pubbliche, all’interno di un vero progetto strategico, senza pregiudizi e ideologie, per poi realizzarle bene, rapidamente, e secondo regole”.

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