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Gli oggetti ci parlano: l'esposizione “Talk to me” al MoMa a NY

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La tecnologia ha indubbiamente modificato il nostro approccio alla vita e agli oggetti. Alcuni ne sono dipendenti, mentre altri la maledicono, ma una cosa è certa: in alcuni casi è indispensabile ed utilissima.

All’esposizione in corso al MoMa di New York, intitolata “Talk to Me”, s’indaga sul rapporto d’amore-odio con la tecnologia e su come essa non possa comunque prescindere dalla presenza dell’essere umano, instaurandovi una sorta di dialogo. Nella mostra sono confluiti moltissimi esempi di tecnologia interattiva, fra questi un oggetto che ha dell’inverosimile, come l’EyeWriter. Questo è uno strumento creato dal Graffiti Research Lab in collaborazione con altri gruppi attivi nel settore della cosiddetta arte di strada, consiste in un paio di occhiali provvisti di una tecnologia che permette di rintracciare il movimento oculare, associata ad un software. Gli occhiali permettono di disegnare a chi non ne è capace o a chi, come il graffitaro losangelino TEMPT1, rimasto paralizzato in tutto il corpo, meno che nella faccia e negli occhi, a causa della sindrome di Lou Gehrig.

Sam invece è il Tweenbot, robot creato da Kacie Kinzer, che lo ha portato con sè al Washington Square Park e, munito di una bandierina rossa che indicava la direzione che avrebbe seguito, lo ha lasciato libero di girare. Sam varie volte ha rischiato di scontrarsi con una panchina o di finire in qualche guaio, a salvarlo i frequentatori del parco, che lo mettevano in guardia reindirizzandolo. La creatrice del tweenbot, filmando tutta la performance, ha notato che non solo la gente interagiva con Sam, ma che il robot favoriva l’interazione e la socializzazione fra persone che non si conoscevano.

Questi due esempi insoliti di tecnologia applicata all’arte o alla sperimentazione sociale sono indicativi di come non sempre la tecnologia favorisca l’isolamento di un essere umano, come accade nel caso di un Ipod, ma sia utile ad uscire da situazioni di grave impasse o funga addirittura da collante sociale.

C.C.

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