Architettura organica: l'uso costruttivo dell'arundo donax secondo CanyaViva | Architetto.info

Architettura organica: l’uso costruttivo dell’arundo donax secondo CanyaViva

A spiegarci l'uso costruttivo della canna comune, arundo donax, e' Margherita Bertoli di CanyaViva, team multidisciplinare che si occupa di architettura organica

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Le costruzioni in canna, a dispetto di quanto si possa pensare, non sono una novità nel nostro paese, e in generale nell’intero Mediterraneo. La canna comune (arundo Donax L.) accompagna l’uomo da molto tempo come materiale da costruzione e non solo, ed è stata protagonista delle prime manifestazioni di proto-architettura, sia con funzione portante per la realizzazione di capanne (generalmente formate da canne legate insieme con corde), sia con funzione di copertura per strutture in pietra o legno, fino a i giorni nostri.

Più recentemente si è scoperto che le sue qualità non sono solo legate all’elasticità, leggerezza e resistenza, che ne consentono un vario uso in edilizia, ma anche a livello fitodepurativo ed energetico, tanto che oggi toccano un potenziale d’uso in forte crescita.

Infatti, l’arundo donax L. è stata riscoperta come efficiente fonte di biogas, biometano, biomassa solida e bioetanolo: le imbattibili produzioni di sostanza secca per ettaro e i minimi input energetici richiesti dalla sua coltivazione fanno di questa graminacea poliennale una potenziale coltura energetica. É da evidenziare inoltre il suo alto potere fitodepurante, che la rende ideale per la riqualifica di suoli marginali e contro il dissesto idrogeologico. Numerosi studi hanno infatti evidenziato come arundo donax sia una specie adatta per la decontaminazione di siti fortemente inquinati da sostanze organiche o metalli pesanti, mediante il loro assorbimento, degradazione e stabilizzazione. Oltre ad avere un evidente potenziale come pianta fitorisanatrice, arundo donax offre numerosi vantaggi anche dal punto di vista ambientale, essendo utilizzabile per il bilancio del carbonio, per il suo effetto antierosivo e come agente protettivo delle falde dalla lisciviazione dei nitrati e di inquinanti.

Domus Nbda (Nagaland, India 2011

L’uso della canna come materia prima rappresenta quindi una soluzione efficace e sostenibile da un punto di vista economico e ambientale e, come dimostra CanyaViva, si può spingere fino ad immaginari impensabili prima, come la realizzazione di architetture organiche complesse.

Durante un’esperienza ormai decennale, CanyaViva ha infatti elaborato, testato e standardizzato un sistema di costruzione di archi strutturali in arundo donax e/o bambù. Ideato dall’architetto inglese Jonathan Cory-Wright, tale metodo codifica la scelta della materia prima, la sua classificazione e il relativo assemblaggio per la creazione di una gamma di archi che ottimizzano le innegabili proprietà delle canne al punto da conferire una provata capacità strutturale all’intera opera.

CanyaViva si è dedicata alla riscoperta di questo materiale indagandone le possibilità strutturali ed estetiche fino alla realizzazione di veri e propri edifici, basandosi sulla generosità (altrove detta invasività) della pianta, abbondante e rinnovabile con cicli molto brevi, e sulla libertà espressiva e formale offerta dalle sue proprietà meccaniche, consentendo di dare vita a strutture caratterizzate da forme organiche innovative.

CanyaViva è, infatti, un collettivo multidisciplinare il cui obbiettivo è rafforzare le connessioni fra l’uomo e il suo ambiente naturale, sociale e culturale. Il progetto si apre su vari fronti, dall’architettura alla permacultura e alla ricerca artistica, terapeutica e culturale, lavorando su diversi livelli e integrandoli creativamente in una visione olistica. Attraverso corsi di formazione, laboratori di apprendistato attivo e progetti sociali, CanyaViva si impegna per la diffusione di capacità tecniche e competenze specifiche, offrendo strumenti necessari per costruirsi il proprio spazio utilizzando le risorse locali, con un costo minimo e senza spesa di energia combustibile.

In questo modo viene appoggiata l’autocostruzione e la scelta di una forma di vita più sostenibile, libera e indipendente. Incoraggiando la riappropriazione dei mezzi e la creatività, i risultati ottenuti sono plurali ed armonici in quanto frutto di un metodo di lavoro collaborativo e comunitario.

Oltre a permettere la creazione di spazi vivi, innovativi e personalizzati, l’uso costruttivo di arundo donax L. consente il recupero degli scarti senza lasciare traccia, all’insegna di una completa sostenibilità. La massa di materiale organico che avanza dal processo costruttivo è infatti impiegabile per le coperture o come biocarburante. Comprendere e sfruttare le grandi potenzialità di questa pianta, generalmente sottovalutate e fraintese, significa dare vita a un nuovo modello abitativo, basato sul rispetto dei cicli naturali della materia. Grazie a questo approccio, le risorse provenienti dalla natura si evolvono e si trasformano grazie a un’azione umana che ne valorizza creativamente le caratteristiche intrinseche. La visione che ne emerge è un paesaggio in cui l’operato umano è integrato con quello di ogni altra forma viva, senza prevaricare e impattare, come invece accade nei nostri scenari urbani.

Le prime vere e proprie strutture di CanyaViva sono nate attorno al 2004. Sono state realizzate pensiline e sistemi di ombreggiamento per festival ed eventi come il Boom festival in Portogallo o l’Expo di Saragozza, spazi multifunzionali temporanei e permanenti all’interno dei quali hanno avuto luogo concerti, incontri, corsi, performance ed esposizioni. L’adattamento delle opere al loro contesto naturale e culturale si realizza attraverso la ricerca e applicazione di tecniche di costruzione tradizionali proprie dell’architettura vernacolare, utilizzando materiali locali per completare le strutture e per le opere di finitura.

Sopra e sotto: Dow Tow Space, Boom Festival 2010 (Idanha A Nova, Portogallo).

Sopra e sotto: le strutture realizzate da CanyaViva per l’Expo di Saragozza

Tra le strutture permanenti costruite negli ultimi anni, Casa de Laila, realizzata nei pressi di Malaga nel 2013, è certamente l’esempio più significativo. L’intera struttura, di circa 100 mq, è realizzata in canna; la copertura esterna è interamente in terra cruda, canapa, sabbia e calce. L’architettura respira con chi la abita e sembra sorgere dal paesaggio come una presenza organica e integrata.

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