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Architetture temporanee: i tubi di cartone di Shigeru Ban

Il Premio Pritzker 2014 ha fatto dell'uso intelligente dei materiali di scarto una cifra stilistica e tecnologica importante. Scopriamo di piu' sui tubi di cartone di Shigeru Ban

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Nell’ambito delle architetture temporanee,la carta riciclata, espressamente sotto forma di tubi di cartone, è stata più volte impiegata da Shigeru Ban per sviluppare un linguaggio architettonico e una tecnica ingegneristica radicale. Una vera e propria cifra stilistica, riconosciuta a livello mondiale anche con il Premio Pritzker 2014.

Presentiamo di seguito due esempi progettuali, realizzati da Shigeru Ban, emblematici dell’uso di questa tipologia costruttiva.

 

La mostra di Alvar Aalto

“Nel mio primo lavoro, il progetto per l’installazione della mostra di Emilio Ambasz, avevo utilizzato degli schermi in tessuto come elementi divisori. Il tessuto veniva consegnato in rotoli avvolti in fusti cilindrici di cartone.

Pensavo che fosse uno spreco buttarli via e chiedendomi che uso se ne sarebbe potuto fare, ne portai molti nel mio studio. Più tardi, quando stavo disegnando l’installazione della mostra di Alvar Aalto, avevo il problema di definire uno spazio che suggerisse il senso dell’opera di Aalto, ma non avevo i finanziamenti sufficienti per concedermi il lusso di usare il legno; inoltre, ogni elemento in legno usato per il momento sarebbe stato buttato via tre settimane dopo, alla chiusura della mostra, il che mi sembrava un autentico spreco.

Allora mi misi a pensare a un’alternativa al legno e mi venne in mente di usare i tubi di cartone marrone chiaro che erano ancora nel mio studio (…)”.

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Fu così che l’architetto Shigeru Ban impiegò grandi tubi di cartone come materiale edile principale.

Inizialmente li utilizzò negli interni, come nella sua installazione per la mostra su Alvar Aalto. L’obiettivo da raggiungere in quell’occasione era di rispettare il budget limitato ma, al tempo stesso, trasmettere l’atmosfera tipica dell’architettura di Aalto, e dell’architettura scandinava in genere, compito apparentemente impossibile senza utilizzare il legno. Fu così che il cartone più economico e disponibile prese il posto del legno in quel progetto.

In seguito Shigeru Ban sviluppò ulteriormente la tecnica utilizzando i tubi in modo strutturale per costruire edifici temporanei, e quindi per innalzare edifici permanenti. Nacquero così progetti come: il Paper Arbor per la Nagoya Design Exhibition del 1989, l’Odowara Pavilion East Gate nel 1990, la Paper House12 nel 1995 ecc.

 

Architetture temporanee per i terremotati di Kobe

Vista la sua esperienza nella creazione di rifugi di emergenza, Ban visitò il sito del terremoto di Kobe nel gennaio del 1995, dove trovò una comunità di coreani e vietnamiti cattolici le cui abitazioni erano andate distrutte, così come la loro chiesa, e offrì il proprio aiuto per la ricostruzione dell’edificio religioso.

La struttura di questa chiesa è un ovale formato da tubi di cartone industriale di 330 mm di diametro che sostengono una copertura a membrana tesa di tessuto rivestito di Teflon. Questa struttura si trova all’interno di una scatola rettangolare che misura 150 m2, composta da pannelli incernierati di plastica trasparente che poggiano su una leggera struttura in acciaio. Lo spazio risultante raggiunge efficacemente il suo scopo come sala comunitaria e luogo temporaneo di preghiera.

Kobe, Hyogo (Japan), Chiesa cattolica – Takatori Catholic Church, Shigeru Ban

 

Shigeru Ban fu incaricato di costruire anche diverse abitazioni d’emergenza dopo il terremoto.

In questo caso, la progettazione fu studiata affinché fosse possibile una rapida costruzione che non necessitasse di competenze specialistiche e che fosse realizzabile con risorse minime. Si richiedevano, inoltre, qualità isolanti e, ovviamente, un aspetto estetico accettabile. A Kobe ognuna di queste case di carta è a pianta quadrata e misura 4×4 m; pavimento, pareti e travature reticolari di copertura sono realizzati con tubi di cartone da 108 mm di diametro e 4 mm di spessore. Per migliorare l’isolamento, fra i tubi furono poste delle spugne resistenti all’acqua, fissate con nastri adesivi. La controventatura è realizzata tramite corde. Alla base di ogni edificio vi sono contenitori per il trasporto delle bottiglie di birra, donati da un produttore della zona, riempiti di sabbia ai quali è ancorata la struttura superiore dell’edificio. La copertura è realizzata con uno strato doppio di tessuto rivestito di Teflon, che permette la ventilazione sottostante.

Paperlog, abitazioni di emergenza a Kobe

 

Le case costruite a secco potevano essere facilmente trasportate o riciclate dopo l’uso, e vennero a costare meno di 2.000 dollari l’una. Inoltre tutto ciò ha impedito il taglio indiscriminato di alberi da parte dei rifugiati, per potersi costruire un’abitazione adeguata, evitando danni all’ambiente. Gli edifici non hanno nulla dell’immagine che è propria dei container post terremoto.

Ban sperimentò questa soluzione in altre occasioni, come in Turchia (2000) e India (2001).

I progetti di Shigeru Ban rappresentano un interessante esempio di impiego di componenti standard a bassa energia contenuta, che solitamente non vengono utilizzati in campo edilizio, adattati a una situazione sociale ed ecologica di urgente necessità. Egli è riuscito a reinventare l’uso di un materiale povero e di elementi di scarto, interpretando a suo modo la cultura giapponese della carta e del bambù. Come a dire che con plastica e carta, materiali tipici delle favela, si può ricostruire un’architettura di grande qualità sia percettiva che prestazionale.

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