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Bioenergetic landscapes: lo studio bioenergetico degli alberi

Il Bioenergetic landscapes permette di conoscere l’influenza bioenergetica degli alberi sugli esseri viventi

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Il Bioenergetic Landscapes è un metodo che si propone di sviluppare la potenzialità benefica offerta dal mondo vegetale, posto che le proprietà energetiche delle piante possono creare condizioni di particolare beneficio per le persone, anche su vaste aree. Esso rappresenta un approccio rivoluzionario nei confronti del verde, e in particolare del verde pubblico, in quanto ci consente di creare parchi e giardini “bioenergetici” con zone di sosta particolarmente benefiche per l’organismo, o di mettere in evidenza sul verde esistente le zone più opportune per rigenerarsi e nutrire favorevolmente la nostra salute.

Dato che tutte le piante emettono campi elettromagnetici, gli alberi lo fanno con un’intensità proporzionata alla loro dimensione. Lo studio bioenergetico degli alberi che viene svolto con l’antenna Lecher – un perfezionato strumento di misura biofisica- ha permesso di riconoscere loro alcune proprietà che ci mettono in contatto con essi in modo più consapevole e straordinariamente utile alla nostra esistenza.

A) Identiche frequenze biologiche con gli esseri umani

Al di là delle evidenti e macroscopiche differenze fisiche, gli alberi hanno una forte somiglianza energetica con gli esseri umani. Ogni pianta, infatti, non solo riceve ma anche emette segnali elettromagnetici sulle stesse frequenze che sono in risonanza coi nostri organi, dimostrando così di possedere cellule o gruppi cellulari o funzioni che risuonano in maniera identica. Questo non vuol dire, ad esempio, che le piante abbiano un cuore o funzione analoga a quelle umana. La lettura elettromagnetica con l’antenna Lecher evidenzia che nelle piante, come nell’uomo, vi è il coinvolgimento di gruppi cellulari o sistemi biologici, organizzati e strutturati coerentemente, che risultano essere sensibili alle medesime frequenze elettromagnetiche. A questo proposito sono significative le recenti scoperte del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale), presso il Polo Scientifico dell’Università di Firenze e diretto dal prof. Stefano Mancuso, a cui si deve l’osservazione di un’attività neurologica nelle piante, che permette loro di esprimere intelligenza, memoria e sensibilità, come ipotizzato o anche sperimentato precedentemente da Charles Darwin, Jagdish Chandra Bose o Cleve Baxter. Questi studi suggeriscono che vi sia una certa somiglianza funzionale e strutturale delle cellule che compongono il sistema nervoso animale e vegetale e, a quanto pare, ci sono ragioni di pensare che questo sia derivato da un’intima connessione originaria tra i viventi. Le piante sono state i primi organismi pluricellulari che hanno popolato questo pianeta, e tutte le forme viventi complesse si sono differenziate da esse.

B) Identiche reazioni all’ambiente

Anche le piante reagiscono per risonanza ai campi elettromagnetici provenienti dalla Biosfera, come accade a tutti i viventi. Per questa ragione le stesse frequenze che nutrono o danneggiano l’uomo determinano sulle piante lo stesso genere di risposte biologiche, che possiamo misurare per conoscere il loro stato di salute. Se vi è una predominanza di levogiro nelle frequenze biologiche, le piante, come l’uomo, manifestano una depolarizzazione cellulare che può creare malattia, debolezza o stress. La diagnosi energetica di un albero viene effettuata utilizzando l’antenna Lecher con lo stesso sistema applicabile all’uomo, misurando l’intensità e la qualità dei campi elettromagnetici che esprimono lo stato di attività delle varie funzioni biologiche, ad esempio del sistema immunitario, nervoso o linfatico, pur non avendo per ora la certezza della presenza fisica nelle piante di organi o apparati omologhi a quelli umani. È molto frequente osservare sugli alberi la presenza di vere patologie in relazione all’intensità dei segnali nocivi ambientali, anche se diverse specie sono più resistenti di altre. Tutte invece riescono a esprimere la loro estrema contentezza e vitalità se immerse in un ambiente benefico. Purtroppo questo accade sempre meno, e l’uomo ha in questo una drammatica responsabilità.

C) Emissioni bio-energetiche specifiche

La valutazione dello stato di salute dei vegetali attraverso la lettura delle onde portate ha consentito di osservare che ogni genere o specie di piante possiede caratteristiche elettromagnetiche differenti e in grado di influenzare lo stato energetico dei nostri organi. Il contatto con un albero, ad esempio un Tiglio, produce su ciascuno dei nostri organi una reazione misurabile più o meno benefica, che deriva dall’intensità destrogira del segnale emesso, differente da quella prodotta da una Quercia. La qualità e intensità dell’influenza bio-energetica deriva probabilmente dal contenuto di sostanze minerali e di elementi chimici e fisici che ne costituiscono la struttura. Questa è una sorta di “tratto caratteriale” energetico espresso dalla pianta, che si esprime sotto forma di segnali debolissimi, ma di altissima affinità biologica. Questi possono variare d’intensità e qualità in relazione alle caratteristiche complessive del luogo, ma certi tratti di forza tendono a essere distintivi della specie rispetto ad altri, mentre all’interno dello stesso genere (es.: Quercus, Prunus, Magnolia…) possiamo trovare caratteristiche anche piuttosto differenti. Un esempio di varietà all’interno dello stesso genere lo abbiamo tra i Prunus: qui troviamo specie dalle ottime caratteristiche bioenergetiche, come il comune Ciliegio, il Pesco, il Mandorlo e l’Albicocco, ma anche il Lauroceraso (Prunus laurocerasus), per niente benefico per il nostro organismo. Negli alberi le informazioni specifiche e caratterizzanti sono rilevate con l’antenna lungo tutta la struttura legnosa, e possono invece cambiare se misuriamo le foglie, i fiori o i frutti. L’essenza energetica fondamentale dell’albero è quindi concentrata soprattutto nel tronco. La manifestazione di una specifica identità elettromagnetica sembra essere un fenomeno che caratterizza gli alberi e le piante piuttosto che gli animali e l’uomo.  La loro sostanziale staticità implica che riescano a mantenere un sistema di regolazione più o meno stabile. Per contro, il movimento e il conseguente dinamismo metabolico degli animali rende meno identificabile una loro precisa stabilità energetica. Le misurazioni finora effettuate con l’antenna Lecher hanno preso in esame molti generi e specie di piante arboree ed ornamentali, permettendo di tracciare una generica indicazione riguardo alle caratteristiche generali dei più comuni gruppi botanici.

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Le misurazioni bioenergetiche sugli alberi sono un interessantissimo sistema per comprendere le reali proprietà benefiche delle piante ed anche possibili loro utilizzi terapeutici ancora non esplorati. Molti alberi secolari misurati nelle foreste del Costa Rica hanno comunicato informazioni estremamente interessanti e trasmesso una forza vitale fuori dal comune

Tra quelle che si possono considerare molto benefiche vi sono ad esempio: Acero, Agrifoglio, Bosso, Carpino, Cedro, Corbezzolo, Faggio, Frassino, Ginkgo, Ippocastano, Leccio, Magnolia, Melograno, Olivo, Olmo, Palma, Pino, Quercia, Rosmarino, Salice, Sambuco, Tiglio. Tra quelle che possiamo considerare più o meno disturbanti abbiamo: Cipresso, Lagerstroemia, Lauroceraso, Noce, Oleandro, Tasso. Diversi elementi possono comunque variare la risposta bioenergetica dell’albero, poiché ogni esemplare rappresenta un organismo autonomo immerso in uno specifico ambiente. Da un luogo all’altro possono cambiare le caratteristiche del suolo, e quindi dei nutrienti assorbiti, il clima, come pure le relazioni, favorevoli o no, con le piante vicine (allelobiosi). Ma sono soprattutto le condizioni elettromagnetiche naturali e artificiali nelle quali si trova collocata la pianta a determinare possibili modificazioni sia nel suo stato di salute che nella sua qualità energetica. Anche se indeboliti, gli alberi sono generosi dispensatori di energie benefiche purché non entrino in uno stato di grave sofferenza. Se prendiamo ad esempio un Tiglio (genere Tilia), un albero molto benefico su molti organi, tra cui ad esempio il sistema nervoso e cardiocircolatorio, le mucose e i reni, possiamo costatare che se questo mostra una forte sofferenza (depolarizzazione) su diverse frequenze, allora la pianta non riuscirà più a mantenere il suo equilibrio e comincerà ad irradiare una sempre minore intensità di segnali destrogiri, riducendo così il suo potenziale apporto benefico.

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