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Come e quando utilizzare la terra di campo nel verde pensile

Perché la terra di campo non ha i requisiti per diventare substrato nel verde pensile o estremo? I consigli dell'esperto

Giardino pensile (realizzato con substrati per verde pensile di Vulcaplant srl)
Giardino pensile (realizzato con substrati per verde pensile di Vulcaplant srl)
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Gli errori sull’utilizzo della terra di campo nel verde pensile sono tanti e continuati che forse è bene soffermarci con un’ulteriore dovizia di spiegazioni su questo perché. Il terreno cosi detto di “coltivo” (termine che piace molto a chi progetta e descrive le sue parti agronomiche riferite al substrato) è, secondo i realizzatori di capitolati per il verde pensile e verticale, la terra naturale di campo o, peggio ancora, il terreno di risulta del cantiere, che più volte l’ho sentito definire, dai progettisti nonché dai realizzatori stessi, “tecnicamente vergine e pulito” quindi più che buono per il suo utilizzo sul tetto! Come si fa a garantire la durata delle sue fantomatiche prestazioni nel tempo in così pochi centimetri? Le risposte sono prive di spiegazioni tecniche e agronomiche.

Perché c’è poco interesse e “paura” da parte dell’impresa costruttrice a realizzare il verde pensile? Perché i professionisti nonostante anche la presenza di una norma di riferimento, non vogliono seguire una linea tecnica comportamentale comune, quindi già a monte il progettista e il realizzatore sono in balia delle proposte e delle soluzioni, anche le più disparate e opposte, nonché fantasiose, che ovviamente mandano in confusione chi deve decidere su come e dove realizzare.

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La terra di campo o la terra di risulta di cantiere non sono in grado di durare per 20-30 anni su un tetto con 15 cm di spessore massimo per sostenere la vita di un prato calpestabile oppure con 20 cm per piantare dei cespugli o con 40 cm per piantare arbusti, non ha la porosità e la ritenzione giusta, diventa impermeabile, è pieno di colloidi che intasano la porosità, l’aria finisce nel giro di una stagione e il nostro verde pensile va a rotoli prima del compimento del suo primo anno di vita!

Vediamo voci di capitolato che richiedono la terra di campo corretta con torba e tagliata con un po’ di pomice o di lapillo vulcanico: in un caso come questo la terra di campo si comporta come detto sopra, la torba aiuta nel primo anno, il lapillo allunga la “vita” del nostro “substrato” di un altro anno, ma nell’anno seguente siamo da capo, a causa della terra di campo e del processo di mineralizzazione a cui la torba andrà inesorabilmente incontro, essendo, lo ricordiamo ancora, elemento organico che porterà a formare particelle sottili che andranno, a loro volta, a intasare ulteriormente la microporosità del substrato con danni irreversibili alla vita delle nostre piante.

Se si realizza un’opera a verde, in generale, non solo a verde pensile bisogna anche prevedere che essa debba trovare il modo per vivere a lungo negli anni, soprattutto perché, salvo vincoli o desideri particolari del fruitore finale, essa dovrà integrarsi sempre di più con l’ambiente circostante fino a risultarne quasi come una componente naturale anche se costruita da noi.

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Bisogna quindi assolutamente evitare, sul verde pensile, la terra di campo o di “coltivo”, per tutte le ragioni di cui abbiamo scritto fin qui. Le ditte che la propongono non si rendono conto dei danni che provocano accettando o addirittura proponendo certe soluzioni tecniche e agronomiche in nome del risparmio richiesto dai progettisti e dalle ditte committenti, a scapito del verde pensile come sistema in generale, rovinandone la tecnologia e il buon effetto che avrebbe, se fatto correttamente, sui nostri edifici a tutte le latitudini.

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