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Come l’Empire State Building è diventato più green

Un intervento di retrofit ha migliorato il rendimento energetico dell'Empire State Building, portando consistenti risparmi e maggiori valori immobiliari e rendendolo modello open source per altri interventi

Empire State Building_copy David Goodman
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L’Empire State Building, edificio fra le icone dell’architettura contemporanea, simbolo di New York e pietra miliare nella storia degli edifici alti, sta diventando sempre più un modello fra gli interventi di efficientamento energetico grazie ai risultati ottenuti anno dopo anno da un’importante operazione di retrofit che dal 2011 ha efficacemente migliorato le sue prestazioni e ridotto i suoi costi di gestione.

Completato nel 1931, è stato per lungo tempo l’edificio più alto del mondo, superato nel 1973 dal completamento delle Torri Gemelle. Con i suoi 102 piani, serviti da 73 ascensori, e gli oltre 200.000 mq di superficie interna, è oggi inserito nella lista dei monumenti nazionali ed è una proprietà gestita dall’Empire State Realty Trust, società immobiliare che fa capo alla famiglia Malkin che ne rilevò la maggioranza dall’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Aggiungeva all’indubbio prestigio ingenti costi di gestione, difficili da mantenere nonostante fossero sostenuti in parte dall’affitto dei suoi spazi e in parte dalle entrate provenienti dai visitatori che a milioni ogni anno continuano a pagare un biglietto per entrare e ammirare il panorama della città dalle sue terrazze.

Il retrofit è stato avviato nel 2009 con il coinvolgimento di importanti istituzioni come il Clinton Climate Initiative, Jones Lang LaSalle, Rocky Mountain Institute e Johnson Control, parte fissando fra i suoi obiettivi non solo la realizzazione di un complesso efficientamento ma anche la costruzione di un vero e proprio modello open source di recupero ed efficace gestione che potesse dimostrare in modo trasparente i risultati man mano ottenuti, diffonderli (ampiamente descritto sul sito dedicato) ed essere utilizzato su altri edifici.

Per un costo che ha richiesto l’investimento di ulteriori 20 milioni di dollari oltre i 500 milioni già impegnati nel recupero avviato dopo il passaggio di proprietà, è intervenuto sull’edificio in modo mirato e diffuso.

Ha innanzitutto effettuato modifiche che, minimizzando le dispersioni e migliorando le proprietà isolanti di parte di un involucro quasi impossibile da modificare, hanno permesso di intervenire sull’impianto di climatizzazione senza sostituirlo del tutto.

Pannelli riflettenti sono stati posizionati alle spalle degli oltre 6.000 radiatori posizionati sul perimetro esterno per indirizzare verso l’interno il calore, circa metà del quale veniva prima irraggiato verso l’esterno, disperdendosi. La parte più “impattante” dell’intervento si è concentrata su un importante elemento tecnologico, fondamentale sia per gli aspetti più formali dell’architettura che per la gestione energetica, le finestre. Mettendo in pratica un pensato approccio conservativo, le 6.500 aperture sono state infatti smontate e restaurate e il 96% dei vetrocamera esistenti è stato rivestito di una pellicola per renderli basso emissivi e riempiti con gas isolante che, oltre a portare concreti vantaggi in termini di passaggio di calore tra interno ed esterno, contribuiscono anche a tenere sotto controllo il passaggio della luce.

Sono stati introdotti sistemi domotici per il controllo delle condizioni ambientali interne, i cui dati sono a disposizione di tutti i locatari, che in ogni momento possono controllare e verificare, attraverso la presenza di vari tipi di sensori, parametri come la percentuale di anidride carbonica dell’aria dei vari ambienti (gestita dalle nuove unità di trattamento aria a getto controllabile) e la quantità di luce (grazie a corpi illuminanti dimmerabili posizionati soprattutto lungo il perimetro).

Completato nel 2011, a distanza di tre anni i dati sembravano avere più che confermato le previsioni fatte: secondo le restituzioni degli sviluppatori del piano, l’Empire State Building ha migliorato le previsioni di risparmio energetico del 15,9%, portando i risparmi rispetto ai costi pre-intervento a 2,8 milioni di dollari nel solo 2014 e a complessivi a 7,5 milioni in tre anni.

L’efficientamento sembra avere avuto effetti positivi anche sull’attrattività (e sul valore) dei suoi nuovi spazi, che hanno attratto locatari importanti come LinkedIn, Skanska e Federal Deposit Insurance Corporation, che fanno dell’attenzione alla sostenibilità uno fra i valori più importanti della loro policy aziendale. In questo 2017 l’edificio è stato scelto, per la quarta volta consecutiva, come simbolo della Climate Week NYC, per la quale ha “colorato” di verde le luci a LED sulla sua punta.

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