Come realizzare e coltivare un orto in facciata | Architetto.info

Come realizzare e coltivare un orto in facciata

Il verde verticale ha affinità anche con la realizzazione di sistemi per facciate “ad orto”. Da uno dei massimi esperti della materia, indicazioni sulla scelta delle colture e sugli impianti tecnici da realizzare

Esempio di orto verticale autocostruito. Il sistema generale per coltivare in verticale è tutto sommato semplice. Mediante l’impiego di alcune lamiere adeguatamente sagomate, in opera con pochi tasselli, è stato ricavato uno spazio di coltivazione sulla parete verticale di un cortile urbano privato. Nell’immagine è visibile il tubo verticale per l’irrigazione: l’acqua viene irrorata dall’alto e discende sfruttando le pendenze delle lamiere, così da raggiungere in successione tutte le piante © Blaine O’Neill
Esempio di orto verticale autocostruito. Il sistema generale per coltivare in verticale è tutto sommato semplice. Mediante l’impiego di alcune lamiere adeguatamente sagomate, in opera con pochi tasselli, è stato ricavato uno spazio di coltivazione sulla parete verticale di un cortile urbano privato. Nell’immagine è visibile il tubo verticale per l’irrigazione: l’acqua viene irrorata dall’alto e discende sfruttando le pendenze delle lamiere, così da raggiungere in successione tutte le piante © Blaine O’Neill
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Come nel caso dei più convenzionali sistemi a verde verticale, anche le superfici verticali destinate ad orto saranno sostanzialmente realizzate tramite un sistema tecnologico composto da diversi sub-sistemi o componenti, schematizzabili nei due macrogruppi di apparato vegetale (composto da vegetazione e substrato) e sottostrutture tecnologiche che ne rendano possibile sia il posizionamento in verticale che l’integrazione a facciate edilizie.

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La componente vegetale
Coltivare un orto in verticale significa non solo dover sottostare a delle delimitazioni nell’uso dello spazio, ma anche essere consci di quelle che sono le restrizioni risultanti da tale attività produttiva, poiché si potrà coltivare solo un numero limitato di vegetali.

I fattori che influenzano la selezione delle piante per una coltivazione in verticale sono:
• portamento vegetale;
• necessità di substrato (composizione e spessore in favore degli organi radicali);
• dimensione massima raggiungibile sia dalla pianta che dai suoi prodotti;
• clima, microclima, esposizione solare (ma tenendo conto anche dell’eventuale incognita rappresentata dall’inquinamento atmosferico del luogo).

Molte varietà ortive presentano un portamento rampicante, volubile o a intreccio (fagioli, pomodori, cetrioli, peperoni, uva, lamponi ecc); altre avranno una struttura erbacea o tappezzante, oppure tenderanno a ricadere verso il basso (basilico, rosmarino, spinaci, menta, lattuga); altre ancora svilupperanno la porzione commestibile al di sotto della superficie del terreno (ravanelli, carote, cipolla ecc.).

Più precisamente ciò significa che, nel caso di portamenti vegetali rampicanti, volubili o a intreccio, i sistemi di supporto andranno realizzati come nel caso dei rivestimenti a verde, quindi mediante tutori, cavi tesati, reti metalliche o altre sottostrutture di mediazione che consentano un adeguato sviluppo alla pianta.

Qualora le specie prescelte abbiano un portamento vegetale erbaceo o piccolo-arbustivo, le tecnologie da impiegare saranno invece quelle appartenenti alla categoria delle chiusure verticali vegetate. Tali tipologie di flora sviluppano infatti una struttura epigea più contenuta delle precedenti, accompagnata da apparati radicali maggiormente ridotti: ciò significa che il punto d’impianto e quello dello sviluppo dei prodotti commestibili risulteranno vicini, motivo per cui la tipologia sistemica della chiusura vegetata risulta in questo caso maggiormente appropriata (sia essa soilless che comprensiva di substrato).

L’ultima casistica è quella in cui la parte commestibile della pianta si sviluppi sotto la superficie del terreno, per cui l’unica opzione possibile sarà quella di prevedere del substrato in quota. Bisognerà dunque impiegare delle tecnologie che integrino sulla propria superficie esterna degli spessori di substrato idonei in funzione delle specie che si è optato per coltivare: alcune specie necessitano di cospicui spessori (ad esempio carota, bietola da orto) mentre altre prolificano anche con spessori più ridotti (ad esempio cipolla).

Se nel caso di installazioni di grandi dimensioni – come sono solitamente quelle per l’inverdimento a verde verticale di facciate architettoniche – risulterà sempre obbligato l’impiego di metodologie irriganti o fertirriganti automatizzate, nel caso di orti in facciata di modeste estensioni si potrà eventualmente anche evitare l’utilizzo di un sistema automatizzato di questo tipo: questione tutto sommato poco difficoltosa, ma che obbligherà periodicamente ad annaffiature e/o concimazioni manuali dei terreni.

L’insistenza delle piante sul terreno tende ad esaurirne i nutrienti presenti, quindi si renderà necessario intervenire periodicamente sui substrati per ripristinarvi le sostanze sottratte dai vegetali. Tale opzione potrà essere eseguita mediante due modalità: si potrà decidere di reintegrare il terreno tramite concimazioni sistematiche, oppure previa una sua sostituzione a cadenza periodica. Opzione sicuramente più laboriosa quest’ultima, che obbligherà allo smontaggio annuale (o biennale) della parete, finalizzato alla sostituzione del terreno esausto.

La dimensione a stato maturo delle piante rappresenta un limite nella selezione dei vegetali, e conoscere la dimensione dei frutti prodotti è importante perché quando si coltivano in facciata degli ortaggi di un certo volume o peso (ad esempio pomodori, zucchine, melanzane ecc.) andrà attentamente valutata la possibilità che questi cadano o colpiscano oggetti o persone, provocando, di conseguenza, danni fisici o materiali.

In linea di principio è possibile fornire un elenco delle specie maggiormente adatte alla sistemazione in verticale anche se, ovviamente, le piante impiegabili varieranno in funzione sia della latitudine geografica – anche in questo caso risulteranno sempre consigliabili le specie autoctone o naturalizzate – sia delle caratteristiche microclimatiche del contesto d’impianto. Tali specie potranno essere orticole (lattuga, basilico, spinaci, cicorie, pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, cetrioli, fagiolini, ravanelli, bietola da orto, piselli, legumi, carote, cipolle, rape, erba cipollina, salvia, rosmarino, prezzemolo, alloro, maggiorana, origano, timo, rucola, peperoncino, capperi, menta, lavanda ecc.) o frutticole di piccole dimensioni (fragole, lampone, more). Allo stesso modo risulterà opportuno essere a conoscenza delle proprietà consociative di tutti i vegetali presenti.

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Le necessità e cure che un orto verticale richiede dipendono direttamente dal tipo di piante impiegate, dal numero di raccolti annuali che si intende ottenere e dalle varietà utilizzate. Si tenga anche conto che le attività da dedicare mediamente a un tale impianto sono molteplici, da suddividersi fra preparazione dei terreni (autunno/primavera), semine o trapianti (primavera/estate), gestione vegetale (potature, cure, eventuali azioni correttive ecc.) e raccolto (estate/autunno, anche più volte nella stessa stagione in funzione sia della durata dei cicli vegetali che di una razionalizzazione di impianti e trapianti più o meno efficiente).

A livello puramente gestionale le attenzioni maggiori saranno da dedicare all’annaffiatura (molto frequente soprattutto d’estate e in funzione di esposizione o microclima, come anche delle specie utilizzate) e al raccolto. Qualora siano state scelte piante a ciclo breve, tali attività gestionali saranno da ripetersi più volte durante l’anno o in funzione delle differenziazioni colturali, in modo da ottenere una produzione che va dall’estate all’autunno.

L’apparato tecnologico di supporto
Orti verticali e chiusure vegetate non si differenziano soltanto in funzione degli impianti che rendono possibili, ma anche per motivazioni prettamente funzionali. Se le chiusure vegetate, in funzione delle proprie caratteristiche, possono fornire un considerevole contributo a livello formale, non si può affermare altrettanto per gli orti verticali. Infatti, benché le specie ortofrutticole possano presentare delle apprezzabili doti di forma, sarà sempre da tenere in debita considerazione che quelle ortive sono piante per lo più a ciclo annuale: quindi ne deriva che per molti mesi l’anno non sarà presente alcun elemento vegetale sulla superficie della parete. Ne consegue che la chiusura stessa, per diversi mesi all’anno, lascerà a vista i propri sottosistemi tecnologici di impianto o di sostegno.

La pratica della coltivazione orticola verticale presenta delle interessanti potenzialità perché permette di sfruttare per l’autoproduzione anche delle superfici parietali (o dei ritagli di superficie) che altrimenti risulterebbero inutilizzabili. Diverrà quindi possibile coltivare sui tetti, sui cortili interni degli edifici, sugli spazi verticali di logge o terrazze con la sola necessità di disporre di una superficie da dedicare a tale funzione.

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Schema dei possibili contesti d’impiego per gli orti verticali in ambito urbano. Legenda: 1. applicazione su facciate edilizie in spazi pubblici o semi-pubblici, ai livelli facilmente accessibili; 2. in corti urbane o cortili privati; 3. Sulle superfici parietali di logge o terrazze; 4. in coperture o balconi; 5. modalità freestanding

Dal punto di vista prettamente tecnologico-esecutivo esiste una duplice possibilità nella messa in pratica di questo tipo di coltivazione. La prima opzione consiste nel realizzare autonomamente un supporto strutturale finalizzato alle coltivazioni che si desidera ottenere.

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Totem Vegetale, Cantieri Verdi. Orto verticale autocostruito: spaccato assonometrico. La struttura del totem è realizzata grazie al riuso di cassette di plastica impilate, e il substrato d’irrigazione è composto da feltro sintetico. In apposite tasche ricavate sulla superficie del substrato vengono alloggiate specie orticole con tanto di zolla di terra. Il sostentamento alle piante è fornito da un sistema di fertirrigazione, che potrà essere automatizzata o manuale a seconda delle preferenze © Cantieri Verdi, illustrazione di Christopher Patten

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Totem Vegetale, Cantieri Verdi: vista laterale del prototipo. Dall’immagine si notano sia le tasche per l’alloggio delle specie da orto, che le piante stesse. Alla base del totem e alla sua sommità, l’accidentale caduta del muschio lascia intravedere il feltro che funge da substrato: tale muschio ha valore solamente ornamentale, per mascherare la superficie del feltro, quindi il suo cedimento non preclude la funzionalità dell’insieme

Oppure si potrà affidarsi all’offerta dell’industria, adattando le tecnologie d’inverdimento parietale oggi esistenti a quelle che sono le necessità della produzione ortiva.

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Etagères Potagères, Germain Bourré, 2009: prototipo per la produzione orticola verticale. Anche la disciplina del disegno industriale offre numerosi spunti concreti per la coltivazione urbana verticale. Nell’immagine è rappresentato il contributo di un designer francese che ha immaginato dei moduli metallici composti da una serie di scaffalature sovrapposte, dove poter collocare il substrato di coltivo. I moduli possono essere giustapposti sia orizzontalmente che in verticale, e venire vincolati meccanicamente a chiusure edilizie verticali o autoportarsi in modalità freestanding © Germain Bourre

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Esempio di utilizzo finalizzato alla produzione orticola di tecnologie originariamente nate per l’inverdimento parietale. In una pizzeria di Los Angeles (USA) l’installazione del sistema brevettato VGM – Vertical Greening Module ha permesso l’uso di una parete cieca, interna al locale, come spazio per la produzione di ortaggi: le verdure ivi coltivate vengono adoperate nella preparazione delle portate destinate ai clienti. L’apparato vegetale non è stato in questo caso totalmente deputato alla produzione di verdura: soluzione strategica che permette di non lasciare mai la parete totalmente sprovvista di piante http://www.lushe.com.au/2010/03/09/edible-wall-in-a-pizzeria

Comunque, in entrambi i casi, si tratterà di realizzare un supporto tecnologico che possa rispondere alle esigenze fisiologiche e pedologiche delle specie vegetali prescelte, in modo da poter garantire un adeguato sviluppo biologico alla pianta.
La gestione del sistema strutturale si rivela un’attività relativamente semplice, soprattutto se rapportata alla dimensione contenuta che tali tipi d’impianto generalmente presentano. Le necessità di monitoraggio ed eventuale manutenzione del sistema si risolveranno perciò nel controllo di tutte le parti costitutive, nell’accertamento del corretto funzionamento degli automatismi ad esso eventualmente integrati e nella verifica della loro interazione non negativa con l’edificio ospitante

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Eathouse, De Stuurlui stedenbouw & Atelier GRAS!, 2010. In questa installazione l’involucro è completamente vegetato e le superfici esterne divengono spazi di produzione ortofrutticola. Seppur provocatoria, l’opera è sicuramente interessante in quanto, oltre a mostrare un modo di massimizzare la superficie edilizia potenzialmente coltivabile, anticipa alcuni argomenti relativi al Vertical Farming © De Stuurlui stedenbouw

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Eathouse, De Stuurlui stedenbouw & Atelier GRAS!, 2010. Il sistema d’inverdimento è molto semplice e realizzato in maniera artigianale. Ogni modulo è formato da una cassetta di plastica che alloggia un sacchetto polimerico contenente substrato granulare; in ogni sacco vengono poi eseguiti dei fori per la sistemazione delle piante. Sulle pareti verticali dell’installazione, per impedire il ribaltamento dei sacchetti di substrato, viene interposta una rete metallica elettrosaldata © De Stuurlui stedenbouw

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