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Edifici multipiano in legno: il Wood Innovation Design Centre

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Costato 23 milioni di dollari, il Wood Innovation Design Centre (WIDC), di “soli” 6 piani fuori terra che la faranno diventare la struttura in legno più alta d’America, ospiterà il Centro studio di ingegneria del legno della University of Northern British Columbia (Canada) e dovrebbe diventare una sorta di vetrina delle capacità costruttive in legno del paese.

Dalla forma semplice e contenuta, è uno degli ultimi edifici alti realizzati nel mondo e sarà inaugurato a ottobre, basato sull’assemblaggio di elementi in legno, lasciati a vista, usando essenze della regione, come Douglas, abete rosso e pino.

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Il WIDC utilizza un sistema di costruzione a secco che ha limitato l’impiego di calcestruzzo fuori terra e consentirà all’edificio di essere smontato al termine della sua vita utile e al legno di essere riutilizzato. Mentre gli impianti integrati al sistema strutturale consentono un’ampia flessibilità per riconfigurare lo spazio per usi futuri.

Tre sono i sistemi di costruzione in legno utilizzati: Xlam, Glulam e microlamellare.

I serramenti del curtain wall di facciata sono realizzati in legno LVL (microlamellare) anziché in
alluminio, con un impiego senza precedenti a questa scala. La maggior parte del rivestimento di facciata è invece costituito da doghe di cedro carbonizzato (per ridurre la propagazione della fiamma). La struttura portante invece è costituita da una combinazione innovativa di sistema travi/pilastro in Glulam e pannelli Xlam. Le travi sono inserite nelle colonne con speciali connettori a coda di rondine in alluminio. In questo modo le colonne possono svilupparsi continuamente dalle fondamenta al tetto,
consentendo di diminuire l’effetto del ritiro.

La resistenza ai carichi laterali è assicurata dai gruppi scale e dal nucleo degli impianti di risalita, realizzati in legno lamellare XLam (strisce di abete rosso incollate sotto pressione in lamelle perpendicolari) collegati tra loro verticalmente da viti autofilettanti. Le pareti di taglio sono ancorate alle fondazioni mediante una combinazione di staffe di taglio connesse ai pannelli con viti autofilettanti e tasselli hold-down (elementi metallici a L, fondamentali per la stabilità strutturale e per la resistenza antisismica della costruzione utilizzati nelle giunzioni solaio parete) e sistema di bloccaggio HSK.

I solai sono realizzati invece con un innovativo sistema a pannelli costituito dalla sovrapposizione di diversi strati di pannelli Xlam (3 sul lato superiore e 5 o 7 su quello inferiore) uniti con adesivi e connettori a rete, che forniscono una sezione strutturale ondulata completamente composita. Cavità all’interno dei solai ospitano gli impianti sopra e sotto la struttura del pavimento. Un sottofondo di isolante acustico con pannelli asportabili per consentire l’accesso è posato sopra i cavedi. Il pavimento finito è posato sul lato superiore dei pannelli, mentre su quello inferiore doghe in legno rimovibili consentono l’accesso agli impianti.

Per superare l’altezza degli edifici commerciali in legno consentita – 4 piani -, il gruppo di progettazione e costruzione ha ricevuto una deroga speciale da parte del governo provinciale a seguito di un processo di peer-review. Il sistema utilizzato per il WIDC potrebbe così funzionare per edifici di almeno 20 piani. Anche se, per arrivare a quell’altezza, sarebbero necessari ulteriori test di resistenza al fuoco e ai carichi laterali.

Guarda il video delle fasi costruttive

L’autore


Cristiana Chiorino

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica (Politecnico di Torino), Chiorino è dal 2005 è vicecaporedattore del mensile “ll Giornale dell’Architettura”, per cui è responsabile della sezione notizie (Italia e Mondo). Dal 2007 ha curato gli allegati “Il magazine dell’architettura” (selezione di articoli dalla stampa internazionale) e il “Rapporto annuale restauro”. 

Ha partecipato all’organizzazione scientifica di importanti mostre dedicate ad architetti italiani moderni, tra cui “Carlo Mollino Architetto”(Torino, 2006) e la mostra internazionale “Pier Luigi Nervi: Architettura come sfida” (Bruxelles, Biennale di Architettura di Venezia e MAXXI Roma 2010, Torino e Copenhagen 2011, Mantova e Salerno 2012, Losanna e Zurigo 2013, Nord America 2014). 

Collabora con l’associazione Pln – Pier Luigi Nervi Project, costituita dagli eredi del celebre protagonista dell’ingegneria italiana con una consulenza sulla tutela della sua eredità culturale e del patrimonio delle sue opere. Ha scritto articoli e partecipato a diversi convegni sulla sensibilizzazione alla tutela dell’architettura del Novecento, tema che ha sviluppato e approfondito con il master “Sauvegarde du patrimoine bâti moderne et contemporain” presso l’Institut d’Architecture dell’Università di Ginevra nel 2003. Dal 2011 è membro del consiglio direttivo di Docomomo Italia, sezione italiana dell’istituzione internazionale dedita alla documentazione e conservazione dell’architettura del Movimento moderno.

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