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Fibra di mais: materiale isolante totalmente biodegradabile

Le lastre in fibre di mais hanno eccellenti proprietà termoacustiche: scopriamo di più

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Fibra di mais è un materiale biodegradabile al 100% e riutilizzabile. Viene prodotto in lastre per l’edilizia ed è di facile impiego. Trova applicazione nelle intercapedini di strutture lignee, cappotti e coperture ventilate, pareti divisorie, controsoffitti, sottopavimenti e solai.

Processo produttivo
La fibra di mais viene ricavata dai chicchi di mais e costituiscono la base di una famiglia di prodotti caratterizzati da un eco-bilancio molto positivo. Essa si ricava dall’estrusione e successiva filatura dell’acido polilattico (PLA, polimero dell’acido lattico), ottenuto dalla fermentazione controllata delle pannocchie per effetto del Sole direttamente in loco. In seguito la materia prima viene sottoposta a una seconda fase di lavorazione di cardatura, faldatura e termolegatura. Inviato ai caricatori delle carde i fiocchi vegono trasformati in veli sottili. Sovrapposti a più strati per formare lo spessore desiderato vengono posti in forni a 160 °C. La termolegatura permette la miscelazione di fibre normali (al 70%) con fibre costituite da un’anima di acido polilattico normale e un rivestimento esterno di acido polilattico modificato per formare dei pannelli di spessore e densità desiderate. In alcuni casi, poi, l’acido polilattico PLA derivato dal mais, viene utilizzato anche come legante nella produzione dei pannelli isolanti in lana di pecora.

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Caratteristiche tecniche
Si tratta di un materiale che presenta buone proprietà isolanti sia dal punto di vista termico sia acustico. Il PLA è un materiale naturale e nella sua composizione chimica non sono presenti sostanze pericolose. Il PLA, catena lineare semplice, ha un LOI (Limit Oxigen Index) di circa 26, che lo rende naturalmente autoestinguente, con bassa emissione di fumo durante la combustione. Il materiale non dà luogo a decomposizione spontanea e non esistono condizioni quali temperatura, pressione, luce, urti ecc. che possano provocare reazioni pericolose. La fibra di mais è resistente all’azione degli insetti, insolubile in acqua, ma è solubile al contatto con acidi forti, basi forti e sostanze ossidanti. Presenta un’idrofilia intermedia tra il cotone e il PET.
Allo stato attuale non esiste evidenza di effetti nocivi dovuti all’esposizione al preparato. L’esposizione alle polveri può provocare temporanee irritazioni alle vie respiratorie, così come il prolungato contatto con la pelle, su soggetti particolarmente sensibili, può provocare irritazione. Il prodotto è infiammabile in quanto brucia in presenza di fiamma ma non autoinfiammabile, non esplosivo, non comburente.

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Utilizzi e applicazioni
La fibra di mais si trova in lastre di dimensioni standard con spessori che vanno da 20 a 100 mm. Trova applicazione come isolante termico e acustico in intercapedini di strutture di legno o in pareti divisorie interne, nei cappotti interni ed esterni ventilati, nelle coperture ventilate, nei controsoffitti, nei sottopavimenti e nei solai.

Posa in opera

È un materiale facile e veloce da posare, che si può tagliare semplicemente e senza rischi per gli operatori. Per evitare ponti termici o scivolamento i pannelli vengono fissati alle pareti, al solaio o al tetto tramite graffe, chiodi, tasselli o a colla cercando di utilizzare solo collanti all’acqua atossici. La posa è semplice anche per il “fai da te”: nella manipolazione non richiede alcun accorgimento e il suo utilizzo è pulito e senza produzione di polvere.

 

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Incidenza energetica ed ecologia
Il consumo di energia primaria della fibra di mais è piuttosto ridotto. La fase con maggiore incidenza è legata all’approvvigionamento delle materie prime, mentre abbastanza ininfluente risulta essere quello legato al processo produttivo.
Si tratta di un prodotto naturale ed ecocompatibile per l’intero ciclo della sua vita, riutilizzabile se ben conservato e integro e riciclabile. L’eventuale smaltimento di questo isolante è lo stesso della frazione umida del rifiuto domestico, compostaggio.
È biodegradabile al 100% ed è stato dimostrato che sotto l’azione dei microrganismi naturalmente presenti in acqua di mare e nel terreno si trasforma in anidride carbonica e acqua in 3 mesi circa.

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