Gessofibra: un'alternativa biocompatibile al cartongesso | Architetto.info

Gessofibra: un’alternativa biocompatibile al cartongesso

Il gessofibra è un prodotto “low-emission” dalle alte prestazioni fisico-termiche. La nostra scheda tecnica

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I panelli in gessofibra si prestano ai più vari utilizzi: dai pareti divisori ai sottopavimenti e ai rivestimenti dei tetti con prestazioni decisamente superiore al consueto cartongesso per quanto riguarda le caratteristiche ignifughe, capacità di carico e isolamento termo-acustico. Inoltre è utilizzato sovente per lavori di ristrutturazione e di riqualificazione energetica.

 

 Generalità e processo produttivo

Per gesso si intendono vari materiali costruttivi ottenuti dalla cottura della pietra da gesso (solfato di calcio biidrato) a temperatura tra i 200÷250 °C. Durante questo processo, la pietra si riscalda e perde l’acqua di cristallizzazione diventando un materiale da costruzione (solfato di calcio emiidrato) che, miscelato con inerti, come sabbie silicee o calcaree, ha una buona lavorabilità. Si utilizza per la composizione di intonaci, cornici e stucchi; unito a granuli di materiale inerte leggero come sughero, la vermiculite, la perlite, la fibra di cellulosa diviene un conglomerato leggero in forma di pannello.
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La fibra di cellulosa allo stato puro si presenta come un materiale fibroso di colore bianco, insolubile nell’acqua e nei comuni solventi organici. È una materia prima molto diffusa presente in tutti i tessuti vegetali come componente della membrana intercellulare ed è la sostanza di sostegno delle piante. Allo stato secco possiede buone capacità igroscopiche e all’aria è in grado di assorbire grandi quantità di acqua fino a più del 10% del proprio peso.
Si considerano cellulose “nobili” quelle con peso molecolare più elevato, per esempio il cotone e il lino, il cui valore corrisponde ai 3.000÷5.000 residui di glucosio per macromolecola.  Invece le cellulose più comuni, per esempio le piante di alto fusto, sono derivati da processi chimici complessi e costosi del legno e le macromolecole sono più brevi con meno di 1.000 residui di glucosio.
La cellulosa da legno viene essenzialmente utilizzata per la preparazione di fibre artificiali e per la produzione della carta. In alternativa, ma poco sfruttata, è la cellulosa proveniente da piante erbacee quali lo sparto, la paglia di grano e di riso.
In campo edile la produzione di fibre di cellulosa deriva essenzialmente dalla carta straccia in particolare da giornali, fornita da aziende specializzate nel campo del riciclaggio e del recupero. Attraverso processi di strappo e macinatura a più stadi la carta straccia viene scomposta in fibre nella forma di fiocchi. Questi a loro volta si mescolano con dei sali borati, ottenendo così una protezione al fuoco, ai parassiti e ai topi.
I fiocchi così ottenuti o per insufflaggio o a spruzzo fungono come isolante termoacustico nelle intercapedini di pareti, nei solai e nei sottotetti.
Nel caso in cui con la carta straccia vengano anche macinati sacchi di juta in percentuale di 10÷15%, le fibre di cellulosa si prestano a essere utilizzate per la produzione di pannelli.
Le lastre di gessofibra si ottengono da una miscela omogenea di gesso e cellulosa con aggiunta di acqua e senza leganti. Il gesso reagisce con l’acqua in un processo chimico detto calcinazione e avvolge le fibre di cellulosa penetrandole. Tale mescolanza viene poi compressa ad alta pressione per formare lastre stabili e inodori. Una volta asciugati i pannelli vengono impregnati con un prodotto (amido idrofobizzante a base naturale) che non lascia passare l’acqua e, quindi, tagliati ad alta precisione nei formati voluti.

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Utilizzi e applicazioni

La lastra in gessofibra è un materiale ideale per costruzioni in interni a “secco”. È adatto per costruzioni di qualsiasi tipo e trova applicazione nella messa in opera di:

  • pareti divisorie non portanti con sottostruttura in acciaio o legno;
  • pareti divisorie portanti con sottostruttura in legno;
  • pareti tagliafuoco portanti o non portanti;
  • pareti delimitanti di edifici portanti con sottostruttura in legno;
  • pareti esterne portanti con sottostruttura in legno;
  • contropareti autoportanti/rivestimento canali/finte travi o pilastri;
  • controsoffitti sospesi;
  • rivestimenti di soffitti, di falde inclinate del tetto e di abbaini;
  • sottopavimenti a secco.
Il gessofibra viene prodotto e commercializzato in formato di lastre da 150÷300 cm x 100÷125 cm e con spessori da 1 a 2 cm. Considerata l’elevata stabilità delle lastre, maggiore rispetto a quella dei pannelli di cartongesso tradizionale, è possibile sospendere carichi isolati leggeri su pareti e soffitti fino a 60 kg per ogni singolo tassello (carico testato conformemente a norma DIN 4103, fattore di sicurezza 2).
Un’ulteriore caratteristica di questo tipo di lastre è che sono pronte per supportare diversi tipi di finitura senza dover aggiungere trattamenti preliminari: tinteggiatura, tappezzeria e rivestimento in piastrelle. La struttura omogenea della lastra consente di poter applicare e rimuovere più volte le finiture.

Posa in opera

La posa in opera delle lastre in gessofibra avviene a secco con viti autofilettanti o graffe che, in entrambi i casi, fissano le lastre alla sottostruttura in legno o metallo. Nel caso di più pannelli sovrapposti, l’avvitatura o graffatura avviene senza curarsi della sottostruttura. Di fondamentale importanza nella posa del gessofibra è la finitura della stuccatura dei giunti tra le varie lastre, operazione che può essere eseguita con tecniche differenti e ha l’obiettivo di rendere liscia e omogenea la superficie della parete o del soffitto.

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Incidenza energetica ed ecologia

Tra le materie prime da cui sono generate le lastre di gessofibra si riconosce la fibra di cellulosa come risorsa rinnovabile e riciclabile, mentre il gesso è unicamente riciclabile. Infatti l’utilizzo di manufatti in gesso provoca sull’ambiente un possibile depauperamento indotto dall’attività estrattiva. Gli effetti più evidenti riguardano le modificazioni delle caratteristiche di fertilità dei suoli superficiali.
Nel complesso si può parlare di un prodotto biocompatibile ottenuto attraverso processi ecologici nel caso in cui non vi sia l’aggiunta di leganti sintetici e gessi di altoforno che possono rilasciare metalli tossici come impurità o altrimenti gas radon.
L’incidenza energetica del ciclo di vita di questo prodotto risulta essere relativamente ridotta, in particolare se raffrontata a quella relativa agli analoghi componenti in laterizio, per i quali la temperatura necessaria alla produzione è superiore.
Si tratta di un prodotto naturale che non contiene sostanze dannose per la salute.
Il riutilizzo delle lastre di gessofibra è possibile considerata anche la possibilità di ridefinire la finitura più volte.
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